Resta da chiarire dunque il rapporto tra l'Isis, che aveva rivendicato l'attentato, e la rete terroristica locale Jmb al cui comandante ora è stata attribuita la paternità dell'attentato. Non a caso, durante le trattative con le forze dell'ordine, il commando asserragliato nel locale aveva richiesto, tra l'altro, la liberazione di un leader di Jmb arrestato proprio quel venerdì, nelle prime ore del mattino, insieme ad alcune decine di ex combattenti. Va ricordato che è da più di dieci anni che la permeabilità del contesto politico bengalese alle istanze jihadiste ha indotto al Qaeda a pianificare il riposizionamento nel Paese di militanti provenienti dal Pakistan.
Manciulli: "Intrecci tra jihadismo e politiche nazionali". "In Bangladesh - spiega Andrea Manciulli, presidente della delegazione italiana della Nato e esperto di terrorismo - il caso di Jmb è emblematico: nato come opposizione jihadista al governo nazionale, ha poi cercato parentele fuori dal proprio Paese con il jihadismo internazionale. Lo stesso è successo al contrario, al punto che tempo fa al Zarqawi aveva annunciato con grande enfasi una espansione di al Qaeda in India e nel sub continente indiano. Ma negli ultimi anni anche Isis si è particolarmente attivato per cercare legami diretti o indiretti con le organizzazioni interne al Paese Al Qaeda e Isis sono in contrapposizione ma su alcuni punti i loro interessi si intrecciano".
Giovani, borghesi e 'occidentali': le foto dei terroristi di Dacca sui social
Vestiti normali, a scuola o in giro con gli amici. Poi, alcuni mesi fa, sono svaniti nel nulla, probabilmente per votarsi alla jihad. Sono Rohan Ibni Imtiaz, Meer Saameh Mubasheer e Nibras Islam, tre degli attentatori che a Dacca hanno ucciso 20 persone, tra le quali nove italiani. Tutti giovani bengalesi di buona famiglia, che frequentavano le scuole migliori del Paese e in alcuni casi avevano studiato all'estero. Le foto sono state raccolte da Site e dal The Daily Star, e messe a confronto con quelle diffuse dallo Stato islamico dei 'martiri' in tenuta da combattimento. Rohan Ibni Imtiaz era figlio di un uomo politico del partito di governo. Di lui non si avevano notizie da gennaio. La zia ha raccontato che a un certo punto "aveva cominciato a pregare" e che "spesso riceveva telefonate dalla Malesia", dove aveva studiato. Dagli agenti del commissariato in cui fu denunciata la sua scomparsa Raimondo Bultrini di Repubblica ha appreso che la famiglia aveva cercato di coprire il ragazzo e di portare gli inquirenti "verso la pista del sequestro di persona". "Noi non credemmo ai genitori - ha detto l'agente speciale Biplob Kumar - perché Rohan prima di andarsene ha preso con sé il passaporto, e potrebbe essere andato anche in Siria ad addestrarsi per quanto ne sappiamo, o in Indonesia"
L'attentato del 1 luglio. La sera del primo luglio 2016 un commando armato assaltò il ristorante nel cuore del quartiere diplomatico di Gulshen, aprendo il fuoco e prendendo degli ostaggi. Nove le vittime italiane: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. Il bilancio complessivo fu di 28 morti: due poliziotti uccisi nello scontro a fuoco scoppiato con i primi agenti intervenuti sul posto, sei gli assalitori uccisi nel blitz della notte nel corso del quale tredici ostaggi furono liberati.