Esteri

Laggiù nel Far West

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QUANDO esplodono nella cronaca casi tragici come quello di Lodi e del ladro ucciso dal proprietario, spunta inevitabilmente nel discorso collettivo la metafora del “Far West” invocato come pericolo di giustizia sommaria da pistoleri della Frontiera Selvaggia o da coraggiosi pionieri decisi a difendere le loro proprietà da ogni intruso, con la Colt a sei colpi fumante in mano.

Ma il Far West è davvero Far West? Negli USA è lecito portare la legittima difesa all’estremo di uccidere non soltanto chi porti una
minaccia, ma chi semplicementi entri nella mia proprietà senza essere autorizzato? La risposta non è affatto semplice e varia da Stato a Stato. Nei caso più permissivi e più letali ci sono Stati come la Florida e il Nevada che applicano leggi chiamate “Stand your ground”, difendi il tuo territorio. Un qualsiasi cittadino ha il diritto di rispondere con forza letale – con un’ arma da fuoco – se sente minacciata la propria incolumità e la decisione spetta soltanto a lui o a lei. Ma quando i casi di uccisioni o ferimento vanno di fronte ai giudici, la sentenza non è così automatica come sembra. Il giudice e la giuria devono essere convinti che colui o colei che ha sparato non aveva alcuna alternativa – fuggire, chiamare la polizia, chiedere aiuto a vicini o passanti - e che la sua percezione di pericolo imminente era fondata.

In questi giorni, un giudice della Florida, lo stato più tollerante in materia di legittima difesa, ha incriminato per omicidio colposo un
ex poliziotto di 71 anni che aveva litigato con un altro spettatore al cinema che lo aveva infastidio usando lo smartphone durante la
proiezione. L’ex poliziotto lo aveva bruscamente invitato a spegnerlo e l’altro, dopo avere scambiato alcuni insulti, gli lanciò addosso i popcorn. Per tutta risposta, estrasse la rivoltella che legalmente portava nei giubbotto e lo fece secco.

Ancora più complicato è il diritto a far fuoco su un “trespasser”, su qualcuno che oltrepassa i confini di una proprietà privata, compreso il “curtilage”, dice la legge, il terreno di fronte o nel retro della casa. In Texas, il proprietario è quasi sempre autorizzato a rispondere con forza letale – le armi – se qualcuno si aggira sul proprio terreno, nel porticato o nel cortile. Un “via libera” che in passato ha condotto a due ben pubblicizzate tragedie: l’omicidio di uno studenta universitario giapponese che tentava di entrare in una casa identica a quella dove era ospitato e fu ucciso a fucilate dal padrone di casa. E il caso di un figlio adolescente che era uscito di nascosto per una serata con gli amici e cercava di rientrare senza essere visto dai genitori a tarda ore. Il padre lo freddò,
scambiandolo per un “trespasser”, per un intruso.

Altri Stati impongono che l’intruso entri oltre le porta di casa forzandola o aprendola. Ordinano che il proprietario, se è una villa unifamiliare, esponga chiaramente cartelli con l’intimazione a non entrare, “No trespassing”, perchè sia chiaro che l’estraneo sta “intenzionalmente e deliberatamente” violando il divieto, prima di sparare.

Gli avvocati, anche nei molti siti online di consulenze e di informazione generale, invitano tutti a ricorrere ad alternative meno drastiche dell’aprire il fuoco se possibile. “Sparare a un intruso” avverte il sito “Findlaw”, trova la legge, comporta possibili,
gravissime conseguenza non soltanto penali, ma civili, con danni pecuniari alla vittima, se sopravvive, o ai suoi eredi, se ci resta.

E’ vero che le giurie popolari tendono a essere comprensive con chi ha ecceduto nell’autodifesa e i tribunali americani, a  differenza di quelli italiani, concendo a giudici e giurie un’ampia discrezionalità nel giudicare. Ma se si va oltre la leggenda e il mito, si vede che anche il Far West non è poi tanto Far West come si crede.