La resistenza di Ildar Dadin: "Non cedo alle torture per unire i russi onesti"
Rosalba Castelletti
L’attivista si trova in carcere da ieri. Dopo essere stato rilasciato nei giorni scorsi, è subito tornato a protestare e di nuovo preso in custodia dalla polizia: "Finalmente l’opposizione è nelle piazze"
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MOSCA - Ildar Dadin, 34 anni, crede nel potere dei piccoli gesti. Perciò nel 2012 ha iniziato a protestare. Contro l'abbattimento del bosco di Khimki, l'arresto degli oppositori di Putin, le elezioni falsate, la guerra in Ucraina. Spesso da solo, con un cartello in mano. In due anni è stato coinvolto in 30 violazioni amministrative finché nel gennaio 2015 non è diventato il primo russo condannato al carcere, trenta mesi, per aver violato l'articolo 212.1 che, introdotto nel 2014 nel codice penale russo, punisce le ripetute manifestazioni senza autorizzazione. Condanna annullata a sorpresa il 23 febbraio dalla Corte suprema. Scarcerato, Dadin ieri è tornato in piazza, ed è stato fermato, come aveva già fatto pochi giorni dopo il rilascio.
"Sono fatto così. Voglio esercitare i diritti garantiti dalla Costituzione", ci aveva detto pochi giorni fa accogliendoci nel suo bilocale nel quartiere occidentale Fili Davidkovo di Mosca, mentre Anastasia "Nastja" Zotova, la moglie 25enne, in cucina parlava al telefono con avvocati e ong. È stato grazie a lei che lo scorso novembre la lettera aperta in cui Dadin denunciava le torture subite nella colonia penale numero 7 della Carelia ha fatto il giro del mondo. "Non potrò mai cancellare dalla mia mente gli orrori che ho visto. Ora la mia missione è lottare contro le torture", ci ha detto Dadin durante la lunga chiacchierata, perdendo spesso il filo dei pensieri, chiudendo gli occhi e stringendo le tempie fra le mani per raccoglierlo. Alla fine ha confessato: "Cercavo di formulare dei concetti che mi si agitavano dentro. Parlando, sono giunto a conclusioni importanti anche per me".
Russia, l'attivista Ilvar Dadin: ''Manifestare è un diritto scritto nella Costituzione''
Nel 2012 ha iniziato a manifestare e non ha più smesso. Continua a farlo anche ora che sa quello che potrebbe accaderle se tornasse in prigione. Perché?
"All'inizio manifestavo per il mio diritto a un voto libero. Poi ho iniziato a pensare che, se non puoi rovesciare da subito lo stato delle cose, con un passo alla volta, puoi cambiare il mondo. Per questo ho continuato a scendere in piazza. Ora che ho visto con i miei occhi che ingiustizie avvengono nelle carceri, ho deciso che la mia missione è combattere le torture nelle prigioni".
Ha illustrato più volte con dovizia di particolari i soprusi che ha subito: è stato esposto al gelo, picchiato, forzato a infilare la testa in un water, etc. Qual è l'episodio che la tormenta di più?
"Mi hanno incaprettato, appeso a un soffitto e minacciato di violentarmi. Sono quasi svenuto dal dolore. Ma sin dal primo giorno hanno fatto di tutto per torturarmi psicologicamente. Appena arrivato mi hanno tenuto in isolamento e picchiato, poi mi hanno spostato in una cella comune e fatto picchiare dagli altri detenuti. Lo scopo delle torture è rompere il tuo spirito, la tua dignità, perché una persona dal carattere spezzato è più manovrabile. Io stesso avevo pensato che una volta scarcerato avrei lasciato il Paese. Ma quando ho sentito le urla delle persone torturate attorno a me ho capito che dovevo restare e lottare per loro se volevo essere in pace con la mia coscienza".
Come l'ha cambiata l'esperienza del carcere?
"Ci sono diverse categorie di individui: i "conformisti" che si adeguano alle circostanze per andare avanti e quelli che non rinunciano ai loro principi morali, ma li rafforzano. Il carcere mi ha reso più forte. A volte penso che fosse destino che dovessi finire in prigione. Mi ha fatto capire che è meglio morire da essere umano che vivere da vigliacco. E io voglio solo rimanere umano".
Lei è stato il primo incarcerato in base all'articolo 212.1 che vieta le manifestazioni non autorizzate. Anche i fermi di chi ha aderito alla marcia organizzata da Aleksej Navalnyj l'ultima domenica di marzo sono stati giustificati da questo articolo. Perché è così contestato?
"Sapevo che prima o poi, a causa delle mie ripetute forme di protesta non autorizzate, la pena sarebbe arrivata e sarebbe stata grave. Ma le mie proteste sono sempre state pacifiche e l'articolo 31 della Costituzione russa garantisce il diritto a manifestare purché lo si faccia pacificamente e senza armi. L'articolo 212.1 è incostituzionale. I diritti sanciti dalla Costituzione non possono essere limitati per legge. Un cittadino non dovrebbe concordare con un burocrate, che come tale dovrebbe essere a servizio del popolo, come e quando manifestare. Non si deve chiedere il permesso per esercitare un diritto costituzionale. È solo un pretesto inventato dagli occupanti del Cremlino per negare ai cittadini di esercitare i loro diritti".
Domenica 26 le autorità avevano negato l'autorizzazione a marciare in via Tsverskaja, ma avevano proposto uno spazio alternativo...
"Proporre luoghi diversi da quelli richiesti per le proteste non serve a garantire la sicurezza come dicono le autorità, ma solo a limitare il numero dei manifestanti".
Lei si era unito alla marcia?
"Devo dire la verità, anche se mia moglie si arrabbierà. Avevo deciso di non partecipare perché non condivido in pieno l'agenda di Aleksej Navalnyj. In Russia non c'è solo da combattere la corruzione, bisogna garantire anche la salute e la vita dei cittadini. Vorrei che, tra le altre cose, includesse anche la lotta agli abusi che ho visto in carcere. Domenica però avevo cambiato idea, ma Nastja mi ha fermato... un giorno spero di rovesciare questa dittatura familiare che a volte mi condiziona".
Perché l'ha fatto?
"Anche lei non condivide i metodi di Navalnyj. Non ha capito però che la cosa più importante è che la gente sia scesa in piazza. Ha dimostrato che non è manipolabile ed è libera di esprimere il suo parere. La maggior parte dei giovani è scesa in piazza per sé, non per Navalnyj. Ci sarei dovuto essere anch'io. E ora sono pieno di rimorsi di coscienza".
E a lei cosa non piace di Navalnyj?
"A volte mi sembra che voglia perseguire il suo scopo con qualsiasi mezzo. Mi riferisco in particolare al suo sostegno all'annessione della Crimea che io considero l'occupazione vergognosa di un territorio altrui. Ogni persona onesta dovrebbe ammettere che è stata uno scippo disonesto. Se lui non lo fa, si rivela un populista e in futuro potrebbe violare altri principi per me fondamentali. Se vuoi combattere il drago non puoi trasformarti in drago. E il suo modello al momento è autoritario. Ho fatto il volontario per la sua campagna elettorale quand'era candidato sindaco di Mosca. Ricevevo ordini dall'alto, ma non c'era un meccanismo che mi permettesse di fare arrivare le mie proposte in cima. Ma lo rispetto e l'ho sempre difeso. Navalnyj è carismatico, l'unico leader dell'opposizione capace di mobilitare l'elettorato. E soprattutto gli riconosco di essere riuscito a organizzare un'azione senza precedenti per cui gli sono grato. Posso solo applaudire queste manifestazioni non concordate con i banditi al potere perché giocare secondo le loro regole li legittimerebbe e sarebbe da schiavi".
Si unirebbe a Navalnyj se la invitasse a farlo?
"Sarò pronto a collaborare con lui finché vedrò rispettati i principi morali per cui mi batto. Altrimenti sarò il primo a denunciarlo. Un proverbio dice che il nemico del mio nemico è mio amico. In parte sono d'accordo: più persone si uniscono contro Putin, meglio è. Ma se il nemico del mio nemico viola i principi per me fondamentali, non potrà mai essere mio amico, neppure per giustificare lo scopo".
Lei ha mai pensato di correre in politica?
"Vorrei organizzare un gruppo di persone oneste. Devo ammetterlo, mi sento solo. Ho letto che a cambiare le cose non è mai la maggioranza, ma un'attiva minoranza. In Russia c'è, ma frammentata, una folla di singoli. Io vorrei tanto unirla. I corrotti al potere se ne andranno solo quando capiranno che non hanno altre vie d'uscita. Avverrà solo con la forza e, dato che io credo nella lotta non violenta, per me l'unica forza possibile è quella della gente che si unisce. Un giorno, come in Ucraina, ci sarà una Majdan russa. Io quel giorno lo chiamo "l'ora x" e il compito di tutti i cittadini russi è prepararsi. E l'unico modo di essere pronti è che ci sia un nucleo di persone oneste che possa prendere il posto dei corrotti altrimenti, come in Ucraina, sprecheremo un'opportunità".