Viaggio in Italia, Carlo oscura Camilla: la duchessa non regge il confronto con Lady Diana
di LAURA LAURENZI
Si conclude l'Italian Journey della corona britannica, con la consorte reale tenuta fuori dagli appuntamenti più intensi, riservati al principe. Una visita ufficiale diversa da quella che nel 1985 il principe fece con Diana, acclamata dalla gente come una star
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CAMILLA E DIANA: due donne che non sono paragonabili. Così come non si possono paragonare i due viaggi ufficiali che Carlo, 32 anni or sono con la prima moglie, in questi giorni con Camilla, ha compiuto nel Bel Paese. Nell'Italian Journey che si conclude oggi è come se Camilla, l'ex amante promossa a consorte reale, il rottweiler o Camilla-Gozilla come l'aveva soprannominata Diana, fosse stata accuratamente tenuta fuori dagli appuntamenti emotivamente e mediaticamente più intensi, riservati all'augusto consorte.
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La duchessa di Cornovaglia è stata di fatto confinata a impegni di secondaria importanza, pochi bagni di folla, qualche sopralluogo legato al volontariato, molto Slow Food , assaggi di vini toscani, un po' di shopping, qualche passeggiata romantica sui lungarni, una puntata turistica a Ercolano. Con una certa faccia tosta – vedi i corsi e ricorsi della storia - si è fatta fotografare davanti alla targa commemorativa di Alice Keppel, la sua trisnonna che fu l'amante storica di re Eduardo settimo, figlio della regina Vittoria, e che visse i suoi ultimi anni a Firenze, dove è sepolta nel Cimitero degli Allori.
Camilla fa shopping in centro
Poco glamour e molta sostanza hanno caratterizzano la campagna d'Italia di Carlo e Camilla. Una visita ufficiale che non avrebbe potuto essere più diversa da quella che nella primavera dell'85 il principe fece nel nostro Paese in compagnia della prima moglie Diana. Il viaggio coincise con l'apoteosi della principessa, acclamata dalla gente comune come una star, vera ipnotizzatrice di folle, mentre il marito veniva relegato in secondo piano. Con Camilla, che a luglio compirà 70 anni, è tutta un'altra storia.
Correva l'anno 1985, era la fine di aprile, quando i principi del Galles planarono in Italia per un lungo viaggio che segnò il massimo grado di popolarità per Diana, accolta da ali di folla entusiasta. Due lunghissime settimane con tappe articolate e programmi severi, decine di incontri, impegni in coppia e impegni separati, che giorno dopo giorno, man mano che le loro altezze reali scendevano lungo la Penisola, si rivelavano non equilibrate a sfavore del principe. Là dove metteva piede la delicata e carismatica Diana si affollavano sempre più numerosi giornalisti, operatori e cameramen. I programmi di Carlo andavano invece semideserti, annegando nel disinteresse e nella noia istituzionale.
Era sembrata a tutti noi una coppia romantica, ma le apparenze, come si sa, ingannano. Fu proprio durante quel primaverile Grand Tour in Italia che, a saperle cogliere, si avvertirono le prime avvisaglie di una crisi strisciante. In pratica fu l'inizio della fine. Sposati da neppure quattro anni e già genitori di due figli, sembravano (ma non erano) una coppia innamorata. Ben meno poetica la realtà dei fatti: lui non aveva mai lasciato Camilla e lei stava reagendo con episodi di autolesionsimo, somatizzando: era già caduta preda di gravi disturbi alimentari e si era consolata dell'infedeltà del marito tradendolo con il maggiore James Hewitt, suo insegnante d'equitazione, che avrebbe un giorno rivenduto a un tabloid i risvolti piccanti della loro love story.
Nessuno, durante il viaggio in Italia, sospettava, anche se forse qualche segnale avrebbe potuto trasparire dagli sguardi malinconici di lei, dall'aristocratica e gelida noncuranza di lui. All'opposto i rotocalchi favoleggiavano della "vacanza d'amore in Italia di Carlo & Diana" neanche fosse una seconda luna di miele, ipotizzando una probabile terza gravidanza favorita da piatti di non meglio identificati 'spaghetti afrodisiaci'.
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In realtà la missione in Italia della coppia più fotografata del pianeta fu un tour di force di impegni ufficiali che non aveva nulla di romantico. Incontri istituzionali, udienze dal Papa, visite agli ospedali e ai collegi per bambini sordomuti, pranzi di gala, ricevimenti ufficiali, cocktail in prefettura, serate alla Scala, picnic negli agrumeti, gite in gondola a favore dei fotografi di corte arrivati da Londra.
Una tabella di marcia decisamente serrata. Olbia, Milano, le Isole Borromee. Firenze ospiti di Lord Acton, poi Roma, l'udienza da papa Wojtyla, l’incontro al Quirinale con Pertini, quello non particolarmente cordiale con il premier Craxi, il galà al circolo della Caccia, la visita al cimitero militare di Anzio. Una Sicilia da cartolina: Catania, Siracusa, Taormina col suo Teatro Greco; e fu proprio al Sud, fra transenne abbattute, svenimenti, pianti e tafferugli, che esplose l'entusiasmo di massa per la principessa, acclamata come una star, vera ipnotizzatrice di folle, mentre Carlo veniva pressoché ignorato.
Di Lady D piaceva soprattutto il tocco umano. Era già 'la principessa del popolo', come l’avrebbe battezzata il giorno dopo la sua morte Tony Blair. Altrettanto successo in quel viaggio in Italia le fu decretato dalla gente comune a Bari, a Molfetta, a Trani, fino alla tappa finale della tournée: Venezia, dove i principi del Galles si imbarcarono sul royal yacht Britannia . L'erede al trono di Inghilterra definì il viaggio 'memorabile', ma sarebbe tornato in Italia sempre da solo, come lei del resto, che sette anni più tardi, nel febbraio del '92, piombò a Roma quasi in incognito per incontrare il suo mito: Madre Teresa di Calcutta.