Esteri

Svezia, stop a segregazione sociale nelle scuole. Il ministro: "Riforma fondamentale"

Lo Stato interverrà nella scelta delle famiglie in modo da non creare disparità. Il sistema attualmente in vigore della lista d'attesa, consente ai ceti più ricchi di individuare gli istituti scolastici di miglior qualità. Famiglie meno abbienti accettano quelli assegnati dalle autorità

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LA SVEZIA, paese-guida del nord, si prepara alla sua piú importante riforma della scuola da lunghi decenni. Cardine della riforma sarà cercare di ridurre la tendenza alla segregazione di fatto tra classi e scuole formate soprattutto da figli di benestanti, quindi più colti in partenza, e altre dove predominano figli dei ceti meno abbienti.

Insomma lo Stato dovrà intervenire nella libertà di scelta delle scuole dove mandare i figli, finora affidata in gran parte alle famiglie. E imporre un mix, al limite decidendo chi va in quale scuola per armonizzare la composizione sociale delle classi.

Solo in questo modo potranno essere stimolate al meglio capacità apprenditive e talenti di ogni giovane, ha spiegato Jan-Eric Gustafsson, capo della Commissione nazionale per la scuola. Gruppo di esperti, in parte docenti in parte espertti indipendenti, incaricato dal governo rossoverde di affrontare la situazione. E ha ricevuto il plauso del ministro della Pubblica istruzione dell'secutivo di sinistra, il verde Gustav Fridolin. "Sarà il piú importante pacchetto di riforme scolastiche da decine di anni", ha detto a Radio Sweden.

Qual è il problema? Secondo la Commissione di esperti, ha detto il ministro, "il sistema attualmente in vigore in Svezia, cioè il sistema della lista d'attesa che consente ai genitori di candidare i figli all'ingresso nelle scuole che preferiscono, consente di fatto solo ai ceti più abbienti e meglio informati (inclusi molti migranti da generazioni) di individuare le scuole di miglior qualità e ranking. Famiglie meno abbienti e nuovi migranti accettano la scuola assegnata dalle autorità. Secondo Johanna Jaara-Astrand, presidente dell'Associazione degli insegnanti, "l'attuale sistema di scelta della scuola di fatto è libero solo i più abbienti e informati: iscrivono i figli in lista d'attesa già nel periodo di maternità conquistando precedenza assoluta nell'ammissione dei figli alle scuole migliori".

Risultato, segregazione di fatto o quasi tra le classi delle medie e licei di miglior qualità dove i figli dei ricchi sono messi in lista d'attesa magari prima di nascere, e le altre scuole dove i figli dei meno abbienti restano svantaggiati non contattando il resto della società. Ghettizzazione sui banchi. Paradossale, eppure il problema esiste in uno dei paesi più avanzati e competitivi del mondo. Incoraggiato però dalla Ocse a migliorare il sistema scolastico, ritenuto non allo stesso livello di quello di altri paesi nordici.

Dunque, anche controllando il reddito (le autorità tributarie svedesi e di tutta la Scandinavia sono onnipotenti) si potrà limitare una libertà di scelta delle scuole per i figli che secondo esperti e governo di fatto è privilegio nascosto dei più facoltosi e informati.

Anche nel veloce mondo globale col suo flusso continuo d'informazioni online, tv e altre, nessuno o quasi lo sapeva, eppure è così. La Svezia che dai decenni gloriosi della trasformazione della socialdemocrazia in forza di governo (coi leggendari premier di statura mondiale Tage Erlander e poi Olof Palme) ha puntato a far coesistere egalitarismo e solidarietà sociale con un'economia di mercato tra le più competitive al mondo, ha mancato l'obiettivo proprio nella scuola, cioè per quanto riguarda i giovani. "Dovete rivedere il sistema", ha raccomandato l'Ocse a Stoccolma.

Altri rapporti della Commissione nazionale indicano ulteriori problemi: pochi studenti s'identificano con la scuola, molti vi si sentono soli. Tra l'altro a causa degli insufficienti sforzi pubblici per lottare contro il bullismo.