Zimbabwe, finisce l'era Mugabe: 37 anni da eroe a tiranno. "Solo Dio può destituirmi"
Robert Mugabe (reuters)
Dal 1980 controlla con violenza e oppressione quello che una volta era uno dei Paesi più ricchi dell'Africa. Non è stato sempre così. Aveva iniziato la sua battaglia per l'indipendenza politica da insegnante impegnato, in difesa dei diritti della sua terra. Poi la metamorfosi in un dittatore sanguinario
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HARARE - A novantatre anni, Robert Mugabe fino alle dimissioni di oggi, è stato il più anziano e longevo capo di Stato del mondo. E dal 1980 anche il solo leader che lo Zimbabwe abbia conosciuto dalla sua indipendenza. Troppo tempo perché potesse essere sopportabile. La storia di Robert Mugabe è quella, quasi tipica per il Continente africano, di capi rivoluzionari che dopo aver fronteggiato il colonialismo si sono trasformati in oppressori.
Per 37 anni Mugabe ha controllato con la violenza quello che una volta era uno dei Paesi più ricchi dell'Africa, nonostante abbia avviato la sua battaglia per l'indipendenza politica da insegnante impegnato per il riconoscimento dei diritti della sua terra.
Zimbabwe, 37 anni di 'regno': finisce l'era Mugabe
Dopo giorni di pressioni e appelli a lasciare il potere, l'anziano leader ha compiuto l'atteso passo indietro, lasciando l'incarico che aveva assunto nel 1980. LEGGI L'ARTICOLO
È stato un eroe della lotta contro il regime bianco segregazionista di Ian Smith succeduto al colonialismo britannico, per poi progressivamente mutare in un tiranno, persona non grata anche per Stati Uniti ed Unione Europea, ma in grado di trascinare il Paese in una catastrofica crisi economica e nell'isolamento internazionale.
Nasce il 21 febbraio 1924 nella missione gesuita di Kutama (distretto di Zvimba) a nord-ovest di Salisbury (l'attuale Harare), nell'allora Rhodesia Meridionale, Robert è terzo di sei figli di un carpentiere di etnia shona, che lo abbandona a dieci anni. Educazione cattolica, si diploma oresto, a 17 anni e lascia Kutama. È intelligente, forte, ambizioso. Vince una borsa di studio e arriva all'università sudafricana di Fort-Hare, si laurea in scienze politiche. Diventa marxista e legge, fino a esserne profondamente influenzato dalle azioni del Mahatma Gandhi durante il movimento d'indipendenza indiano.
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Si sposta a Driefontein (1952), a Salisbury (1953), Gwelo (l'attuale Gweru) (1954) e in Tanzania (1955-1957) e poi si laurea una seconda volta all'Università di Londra. Insegna, ma non si ferma. Nel 1984 gli conferiscono la laurea honoris causa dall'Università di Edimburgo, Nel 1994 è nominato Knight Commander dell'Order of the British Empire (KBE). Questo titolo, come l'ammirazione del suo popolo, gli è successivamente revocato.
Mugabe conosce la prima moglie Sally Hafron, morta precocemente nel '92, mentre insegna in Ghana. Nel 1960 ritorna nella Rhodesia coloniale, diventando uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza e i diritti della maggioranza nera. Nel 1964 viene arrestato insieme ad altri membri del partito e condannato a 10 anni di prigione. Durante la prigionia consegue due lauree per corrispondenza in economia e giurisprudenza, continua a leggere i testi marxisti. Nel 1966 subisce un torto che segna a vita: il regime rodhesiano gli nega il permesso di andare al funerale dell'unico figlio, Michael Nhamodzenyika Mugabe, morto di malaria in Ghana all'età di tre anni.
Zimbabwe, il parlamento esplode di gioia per le dimissioni di Mugabe
Rilasciato, ripara in Mozambico dove diventa il capo dell'ala paramilitare del partito Zanu (Unione del Popolo Africano dello Zimbabwe) e poi capo dell'intera formazione politica.
Nel 1980, Mugabe vince le prime elezioni dopo la fine del regime bianco di Smith e diventa primo ministro. Da allora ha sempre guidato il paese, di cui è diventato presidente nel 1987. Nei suoi primi anni di governo mette in campo politiche che migliorano le condizioni di vita della popolazione, puntando sulla realizzazione di infrastrutture, in particolare scuole e ospedali. Ma presto l'eroe avvia la propria metamorfosi divenendo un dittatore sanguinario, che pur di non mettere in discussione il proprio potere si macchia del sangue di 20mila morti ordinando una dura repressione nella provincia "dissidente" di Matabeleland (sud-ovest), terra dell'etnia minoritaria Ndebele e del suo ex alleato durante la guerra, Joshua Nkomo.
Fra i suoi successi vi è la creazione d'un sistema d'istruzione che ha ridotto l'analfabetismo al 10%, ma il suo governo sempre più dittatoriale e corrotto ha progressivamente portato il paese, ricco di risorse minerarie, alla rovina economica. L'ossessione per il potere cresce con il passare degli anni: nel 1987 assume la presidenza e abolisce il ruolo di primo ministro così come porta le due principali fazioni del partito a unirsi sotto il stesso vessillo. Viene riconfermato presidente nel 1990 e nel 1996.
"Solo Dio può destituirmi", dice. E, citato dal Washington Post: "Se non dovessimo trovare i soldi per i progetti, ebbene, li stamperemo".
Zimbabwe, Mugabe non si dimette: lo stupore dei cittadini
A sorpresa il presidente non si è dimesso dalla carica. Nell'atteso discorso alla Nazione Mugabe ha dichiarato di restare il capo dell'esercito e che guiderà il prossimo congresso del suo partito, lo Zanu Pf - che oggi lo ha espulso insieme alla moglie Grace - a dicembre. Tutti prevedevano che lasciasse il suo posto. Domani scade l'ultimatum che gli ha posto il partito. LEGGI L'ARTICOLO
A distruggere l'economia hanno contributo il costoso intervento nella guerra civile nella Repubblica democratica del Congo (1998-2002) e la disastrosa riforma agraria varata nel 2000. Quell'anno, Mugabe viene sconfitto nel referendum sulla nuova Costituzione da lui voluta, grazie all'azione di un nuovo partito d'opposizione guidato da Morgan Tsvangirai.
Il presidente dello Zimbabwe reagisce intensificando la persecuzione degli avversari politici, tramite la sua milizia di veterani della guerra di liberazione, e perseguendo l'esproprio delle piantagioni dei quattromila farmer bianchi rimasti nel paese, che detenevano il 70% delle terre migliori. Ma l'esproprio non è andato a beneficio dei contadini poveri come promesso, quanto ai membri del partito Zanu, spesso incapaci di portare avanti una fattoria. E la produzione agricola che un tempo era la principale risorsa del paese precipita ai minimi storici, complici una serie di annate di siccità.
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Fra il 2008 e il 2009, mentre la zecca continua a stampare moneta, lo Zimbabwe precipita in una spirale di iper inflazione con il pane che costa milioni di dollari. La crisi è stata tamponata usando il dollaro americano come valuta. Ma il paese non si è mai risollevato e in tanti sono emigrati nei paesi vicini. Il tasso di disoccupazione è attorno al 90%, l'80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La speranza di vita, a causa anche della diffusa piaga dell'Aids, è di 54 anni per gli uomini e 53 per le donne.
Isolato in Occidente, dove può recarsi solo in Vaticano e nelle sedi dell'Onu, Mugabe diventa tuttavia presidente dell'Unione Africana nel 2015. Di recente, l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), costretta da una valanga di critiche e proteste, ritira la sua nomina ad ambasciatore di buona volontà.
Sempre più paranoico, Mugabe addebita la crisi ad un complotto dell'Occidente e considera i suoi critici, all'interno come all'esterno del suo partito Zanu, come "sabotatori e traditori". Negli ultimi anni le sue lussuose feste di compleanno, con migliaia di invitati e portate a base di animali in via di estinzione, dove non mancano trofei di leoni uccisi, sono lo scandalo di un paese al limite del sussistenza. E peggiorano l'antipatia generale per la seconda moglie Grace, sua ex segretaria di 41 anni più giovane, che Mugabe avrebbe voluto come suo successore con la quale ha tre figli: Bona Mugabe (1988), Robert Peter Mugabe jr. (1993) e Chatunga Bellarmine Mugabe (1997). Negli anni, Grace ha assunto un ruolo politico sempre più importante.
La First lady dello Zimbabwe non si è mai guadagnata la simpatia del popolo del paese africano, in particolare a causa dei suoi eccessi nelle spese, tra immobili da decine di milioni di dollari in Sudafrica e Rolls Royce sfoggiate in più occasioni, tanto da alimentare l'ironia contenuta nei nomignoli di "Gucci Grace" e "DisGrace", sale all'onore del gossip nell'agosto scorso, quando distrugge un hotel di lusso a Johannesburg e ferisce gravemente la modella ventenne Gabriella Engels maneggiando un cavo elettrico.
"Anche da morto sarà sulla scheda elettorale e vedrete che la gente voterà anche per il cadavere di Mugabe": dichiara Grace, la sua seconda moglie, lo scorso febbraio, qualche giorno del 93esimo compleanno. Fino a poco tempo fa: "Dovresti proprio lasciarmi il tuo posto", gli dice di fronte a migliaia di fedeli in una locale chiesa. E accusa Mnangagwa di avere un passato oscuro di trame clandestine, tra cui la pianificazione di un colpo di stato durante il periodo dell'indipendenza dello Zimbabwe nel 1980. Secondo fonti di stampa, la First Lady avrebbe dovuto ufficialmente essere designata vice del capo di Stato durante il prossimo congresso dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, in agenda a dicembre.
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Perché Mugabe non avrebbe voluto dimettersi. Voleva continuare a governare a suo modo, a esserci nonostante tutto, nonostante tutti. Sorvolando nuvole e paesi per seguire ciò in cui credeva. Come quando da "persona non grata" partecipò ai funerali e alla cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, l'8 aprile 2005 e il primo maggio 2011. O quando, allo stesso modo, il 18 marzo 2013 arrivò all'aeroporto romano di Fiumicino con un volo speciale dell'Air Zimbabwe per presenziare alla messa di inaugurazione del pontificato di Papa Francesco il 19 marzo 2013. O il 27 aprile 2014, per la canonizzazione di papa Roncalli e papa Wojtyla, quando tornò di nuovo a piazza San Pietro nonostante le polemiche. Che nel tempo sono diventate malessere, e infine, ingiunzione. Lo Zimbabwe non lo voleva più, ma sono stati necessari giorni e incontri e discorsi, prima che lui capisse di non avere più scelta, di non essere più il volto di un paese pronto a lasciarsi il passato alle spalle.