Esteri

Egitto, allerta massima dopo l'attentato: uccisi alcuni membri del commando

(ansa)
Operazioni in corso da parte dei jet dell'esercito. Innalzate tutte le misure di sicurezza. I terroristi sventolavano bandiere dell'Isis. Ieri sono state uccise 305 persone, tra cui 27 bambini
1 minuti di lettura
IL CAIRO - Alcuni membri del commando che ha ucciso più di 305 persone nella moschea di Bir al-Abed, a ovest della città di Arishdi, sono stati colpiti a morte dai jet dell'esercito egiziano.

A confermarlo un portavoce delle truppe del Cairo: "Alcuni veicoli coinvolti nell'attacco terroristico sono stati distrutti e le persone che erano a bordo sono state uccise. Inoltre sono stati colpiti alcuni luoghi ritenuti dei siti terroristici del Sinai, regione a nord del Paese". Le operazioni sono ancora in corso.

Nel Paese il livello d'allerta è stato portato al massimo livello in tutti i governatorati da parte del ministero dell'Interno egiziano. Osservati speciali i luoghi di culto, i commissariati di polizia, i dipartimenti di sicurezza e gli spazi pubblici come cinema, teatri, ministeri, ambasciate e autostrade.

Egitto, raid aerei contro i jihadisti dopo la strage alla moschea


Secondo gli inquirenti molti dei membri del commando, composto da 25-30 uomini, sventolavano le bandiere nere dell'Isis. I terroristi avevano piazzato delle bombe dentro la moschea e poi hanno sparato ai superstiti che fuggivano dal luogo di culto. Il bilancio, ancora provvisorio, è di 305 vittime, tra cui 27 bambini.

L'ANALISI Sinai, il nuovo Afghanistan alle porte d'Europa

L'obiettivo scelto dai terroristi non è un luogo qualunque: la moschea del villaggio a 20 chilometri da Al Arish, abitato da meno di tremila persone, è considerata un luogo di rifugio per i fedeli sufi, il ramo più spirituale dell'islam, considerato eretico dagli estremisti islamici.

L'attentato è avvenuto nel venerdì della settimana di nascita del profeta Maometto. Giovedì si celebrerà l'anniversario, una ricorrenza molto sentita dai sufi e respinta dai radicali perchè considerata un'innovazione deleteria e non una festa islamica tradizionale.


Non è la prima volta che i gruppi armati mettono nel mirino i sufi, soprattutto nel Sinai egiziano. L'Isis, nel 2013, rivendicò gli attacchi ai santuari del Sheikh Abu Jarir, nel villaggio Al Mazar, e del Sheikh Hamid, nel centro del Sinai.

Nell'ottobre del 2016 il Califfato aveva inserito gli appartenenti alla scuola sufi nella lista delle persone da uccidere perchè non seguivano i suoi dettami, tra cui il divieto di festeggiare la ricorrenza della nascita del profeta.

Dopo il tweet di cordoglio di ieri, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha parlato da Tunisi, dove è in visita dal primo ministro del Paese africano. "Siamo colpiti dalla strage
di ieri nel nord del Sinai. Abbiamo espresso solidarietà all'Egitto e vicinanza alle vittime. Questo orribile attacco è uno dei segni del rischio che le forze terroristiche che hanno combattuto per Daesh, insieme a gruppi di Al Qaeda e altre forze jihadiste, possono essere una minaccia grave e dobbiamo contrastarle insieme".