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Rod Rosenstein (reuters)

Russiagate, Trump si blinda: Rod Rosenstein verso le dimissioni

Il viceministro della Giustizia, supervisore dell'inchiesta Mueller sulle interferenze di Mosca nella politica americana, non rimarrà al suo posto dopo l'insediamento del nuovo ministro Barr
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NEW YORK - Un'altra uscita dall'Amministrazione Trump rilancia l'attenzione sulla "inchiesta dimenticata", il Russiagate. È in partenza il viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, personaggio-chiave per il suo ruolo di garante dell'indipendenza dello Special Counsel, come viene definito l'inquirente Robert Mueller. Rosenstein ha fatto sapere che non intenderà rimanere al suo posto dopo che il Senato avrà confermato il nuovo ministro, cioè William Barr. Si concluderebbe così un biennio tempestoso per Rosenstein, più volte attaccato dal suo presidente. E Mueller, proprio mentre si appresta a consegnare il rapporto finale sul Russiagate, rischia di perdere un interlocutore garantista, rispettoso della sua indipendenza, più volte impegnato a proteggerlo dalle interferenze della Casa Bianca.

Rosenstein si era conquistato il rispetto dell'opposizione democratica, ma solo dopo un inizio difficile. Magist…
NEW YORK - Un'altra uscita dall'Amministrazione Trump rilancia l'attenzione sulla "inchiesta dimenticata", il Russiagate. È in partenza il viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, personaggio-chiave per il suo ruolo di garante dell'indipendenza dello Special Counsel, come viene definito l'inquirente Robert Mueller. Rosenstein ha fatto sapere che non intenderà rimanere al suo posto dopo che il Senato avrà confermato il nuovo ministro, cioè William Barr. Si concluderebbe così un biennio tempestoso per Rosenstein, più volte attaccato dal suo presidente. E Mueller, proprio mentre si appresta a consegnare il rapporto finale sul Russiagate, rischia di perdere un interlocutore garantista, rispettoso della sua indipendenza, più volte impegnato a proteggerlo dalle interferenze della Casa Bianca.

Rosenstein si era conquistato il rispetto dell'opposizione democratica, ma solo dopo un inizio difficile. Magistrato di carriera, già chiamato a ricoprire incarichi ministeriali sotto le Amministrazioni Bush e Obama, a due mesi dal suo debutto come numero due del Dipartimento di Giustizia nell'esecutivo Trump lui era finito sotto i riflettori per un controverso documento interno in cui giustificava il licenziamento dell'ultimo capo dell'Fbi, James Comey. Sembrava dunque perfettamente allineato col presidente. Poi però l'allora segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, fu costretto a ricusarsi dall'indagine sulla sospetta collusione fra Trump e il governo russo in campagna elettorale, essendo lui stesso tra gli inquisiti (aveva negato degli incontri con l'ambasciatore russo).

Fu Rosenstein, come vicario del Dipartimento di Giustizia, a selezionare un altro ex capo della Cia, Mueller, per l'inchiesta. Trump non glielo ha mai perdonato; la sua insofferenza verso Rosenstein è andata crescendo via via che quest'ultimo diventava uno scudo istituzionale per proteggere Mueller dai ripetuti attacchi presidenziali. Il nome di Rosenstein affiorò per altri dissapori seri col presidente: delle "gole profonde" gli attribuirono l'intenzione di registrare le conversazioni di Trump, e usarle forse per far scattare il 25esimo emendamento della Costituzione (destituzione del presidente per incapacità).

Più volte, sempre secondo voci interne alla Casa Bianca, Trump sarebbe stato sul punto di cacciarlo. Rosenstein alla fine ci scherzava sopra, presentandosi come "il viceministro preferito del presidente". Ma ora sarà lui stesso a farsi da parte. Ufficialmente le sue dimissioni erano nei suoi piani da tempo, non intendeva ricoprire l'incarico per più di un biennio. Di fatto però si situano nell'ambito di una normalizzazione del Dipartimento di Giustizia: Trump lo sta "blindando" con dei fedelissimi, tutti apertamente critici del Russiagate. Mentre Mueller moltiplica le incriminazioni (in diversi casi già seguite da condanne al carcere) tra gli ex collaboratori del presidente, quest'ultimo farà il possibile per depotenziare le conclusioni finali dell'inchiesta.