PARIGI - Negli ultimi anni della sua presidenza lo chiamavano "le Roi Fainéant", il re pigro, ironia del destino per colui che in gioventù era soprannominato "bulldozer".
Jacques Chirac aveva un'energia fisica e comunicativa così diversa dai presidenti della Quinta repubblica che l'avevano preceduto, assomigliava più a un radicale della Terza repubblica. Nella lunga carriera, cominciata a trent'anni nel gabinetto di Georges Pompidou, e continuata in un crescendo - sottosegretario, ministro, premier, sindaco della capitale - è stato capace di contraddirsi molte volte.
Fedele e traditore, ultraliberale e difensore del Welfare, filo-atlantico ma con la tentazione di contrastare la superpotenza americana. Al di là della sua aria da Zelig, sarà ricordato per un'ammissione di colpa e per un gran rifiuto.
Nel 2003 fu Chirac a schierare la Francia contro la guerra in Iraq voluta dall'amministrazione Bush. Una posizione coraggiosa per l'epoca, che provocò una delle più gravi crisi diplomatiche con gli Stati Uniti, simile a quella che seguì la decisione di De Gaulle di uscire dalla Nato nel 1966. "L'intervento in Iraq era sbagliato e ingiustificato" ha rivendicato Chirac qualche anno dopo, evocando le disastrose conseguenze geopolitiche nel mondo arabo e la fabbricazione di false accuse contro il regime di Saddam Hussein. La Storia gli ha dato ragione.
L'ammissione di colpa risale invece al luglio 1995, qualche mese dopo l'elezione a capo dello Stato. Durante la commemorazione del rastrellamento nel Vélodrome d'Hiver, Chirac riconosce pubblicamente la complicità della Francia nella persecuzioni degli ebrei durante l'Occupazione. Lo stato francese, dice, ha commesso allora "l'irreparabile". È la prima volta che un Presidente riconosce la responsabilità delle autorità francesi.
Tutti gli altri, da De Gaulle a Mitterrand, si erano sempre nascosti dietro all'idea che il regime di Vichy non era lo Stato francese. "Riconoscere gli errori del passato, gli errori commessi dallo Stato, non occultare le zone oscure della nostra Storia - spiega invece Chirac - significa solo difendere un'idea dell'Uomo, di libertà e dignità. È lottare contro le forze oscure sempre in azione".
Nonostante questi due gesti storici, Chirac ha lasciato l'Eliseo nel 2007 con un record di impopolarità, salvo poi essere rivalutato qualche anno dopo: prova dell'umore cangiante dei francesi.
Chirac, nato il 29 novembre 1932 in una clinica privata del Quartiere latino, si vantava spesso di avere nonni contadini, anche se ha studiato nella scuola dell'élite, l'Ena, dopo aver partecipato alla guerra d'Algeria come ufficiale. Negli anni Cinquanta milita fugacemente a fianco dei comunisti, e poi incontra Bernadette Chodron de Courcelles, che diventerà sua moglie. Un'unione che ha resistito fino alla fine, nonostante le tante relazioni extraconiugali attribuite a Chirac.
Il tradimento è una costante anche in politica. Dopo la morte di Georges Pompidou, i gollisti candidano all'Eliseo Jacques Chaban-Delmas, figura storica della Resistenza. Chirac guida un gruppo di 43 deputati ribelli e sostiene la candidatura del giovane Valéry Giscard d'Estaing. Chirac prende il controllo del partito gollista e Giscard lo nomina primo ministro. L'intesa non dura molto. All'inizio del '76, Chirac si dimette e comincia la sua battaglia senza esclusione di colpi contro Giscard per conquistare la leadership del centro-destra. E la sua prima tappa è battere il candidato giscardiano per la guida del comune di Parigi.
Chirac diventa così il primo sindaco di una maggioranza eletta a suffragio universale (fino al 1977 Parigi era governata dal prefetto). L'Hotel de Ville è il suo regno incontrastato per oltre 18 anni, nei quali però si ritrova anche al centro di numerosi scandali. Nel 2007, un mese dopo aver lasciato l'Eliseo e aver perduto la sua immunità presidenziale, è convocato in tribunale. Indagato per appropriazione indebita, abuso di fiducia e falso in atto pubblico, viene condannato nel 2011.
Ma all'epoca i fasti dell'Hotel de Ville servono a Chirac per prendere il controllo della destra e lanciarsi alla conquista dell'Eliseo. Nel 1981 si candida alle presidenziali, contro il rivale Giscard, senza riuscire ad arrivare al ballottaggio. Come ha raccontato Giscard nelle sue memorie, Chirac si allea segretamente con Mitterrand: "Dobbiamo liberarci di Giscard", gli dice durante un incontro riservato.
Il leader socialista la spunta grazie all'aiuto dei neogollisti. Nel 1986, dopo la sconfitta dei socialisti alle politiche, Mitterrand e Chirac si ritrovano nella prima coabitazione tra un presidente e un primo ministro provenienti da schieramenti politici opposti. I due si contendono l'Eliseo nel 1988, ma Chirac perde al ballottaggio. È solo nel 1995 che "bulldozer" riesce infine a conquistare l'Eliseo malgrado la concorrenza del suo ex amico e compagno di partito, Edouard Balladur.
Con grande furbizia Chirac ha fatto una campagna elettorale su temi sociali, il suo slogan è la "frattura sociale". Solleva un grande entusiasmo, seguito da una grande delusione. Una volta eletto, cambia casacca, applica il rigore in nome dell'Europa. Il suo primo ministro e delfino Alain Juppé deve affrontare quasi un mese di rivolta nelle strade con la paralisi dei trasporti contro la riforma delle pensioni.
Due anni dopo, il Presidente scioglie incomprensibilmente l'Assemblea nazionale e i francesi danno la maggioranza ai socialisti di Lionel Jospin. Per cinque lunghi anni, il capo dello Stato dovrà fare i conti con un primo ministro socialista, abile, testardo e capace. Che però non riuscirà a batterlo nel 2002. Anzi: Chirac si ritrova al secondo turno di fronte a Jean-Marie Le Pen e viene trionfalmente rieletto con l'82 per cento dei voti. Ma dimenticherà subito di essere stato riconfermato grazie all'elettorato di sinistra.
L'inizio della fine sarà il referendum sulla costituzione europea del 2005, convocato proprio da Chirac, e con una clamorosa vittoria dei no. Dopo la simbolica sconfitta, Chirac cambia primo ministro e nomina alla guida del governo Dominique de Villepin, colui che pronunciò il fatidico discorso contro la guerra in Iraq nel 2003. Ma al ministero dell'Interno c'è il rivale e scalpitante Nicolas Sarkozy che comincia la sua personale campagna per la presa del potere.
Nel 2005 Chirac è vittima di un leggero ictus, viene travolto da contestazioni, dalla rivolta nelle banlieue a quella degli studenti contro la riforma del mercato del lavoro. Prima di lasciare l'Eliseo inaugura il museo parigini del Quai Branly, dedicato alle arti primitive, che dieci anni dopo è stato ribattezzato con il suo nome. Sul piano privato, Chirac è stato tormentato per decenni dalla malattia della primogenita Laurence, che ha sofferto di depressione, tentato più volte di suicidarsi, ed è morta di crisi cardiaca a 58 anni. "È il dramma della mia vita" aveva confidato Chirac ai biografi. L'altra figlia, Claude, è stata invece la sua ombra, lavorando con lui all'Eliseo.
Jacques Chirac aveva un'energia fisica e comunicativa così diversa dai presidenti della Quinta repubblica che l'avevano preceduto, assomigliava più a un radicale della Terza repubblica. Nella lunga carriera, cominciata a trent'anni nel gabinetto di Georges Pompidou, e continuata in un crescendo - sottosegretario, ministro, premier, sindaco della capitale - è stato capace di contraddirsi molte volte.
Fedele e traditore, ultraliberale e difensore del Welfare, filo-atlantico ma con la tentazione di contrastare la superpotenza americana. Al di là della sua aria da Zelig, sarà ricordato per un'ammissione di colpa e per un gran rifiuto.
Nel 2003 fu Chirac a schierare la Francia contro la guerra in Iraq voluta dall'amministrazione Bush. Una posizione coraggiosa per l'epoca, che provocò una delle più gravi crisi diplomatiche con gli Stati Uniti, simile a quella che seguì la decisione di De Gaulle di uscire dalla Nato nel 1966. "L'intervento in Iraq era sbagliato e ingiustificato" ha rivendicato Chirac qualche anno dopo, evocando le disastrose conseguenze geopolitiche nel mondo arabo e la fabbricazione di false accuse contro il regime di Saddam Hussein. La Storia gli ha dato ragione.
L'ammissione di colpa risale invece al luglio 1995, qualche mese dopo l'elezione a capo dello Stato. Durante la commemorazione del rastrellamento nel Vélodrome d'Hiver, Chirac riconosce pubblicamente la complicità della Francia nella persecuzioni degli ebrei durante l'Occupazione. Lo stato francese, dice, ha commesso allora "l'irreparabile". È la prima volta che un Presidente riconosce la responsabilità delle autorità francesi.
Tutti gli altri, da De Gaulle a Mitterrand, si erano sempre nascosti dietro all'idea che il regime di Vichy non era lo Stato francese. "Riconoscere gli errori del passato, gli errori commessi dallo Stato, non occultare le zone oscure della nostra Storia - spiega invece Chirac - significa solo difendere un'idea dell'Uomo, di libertà e dignità. È lottare contro le forze oscure sempre in azione".
Nonostante questi due gesti storici, Chirac ha lasciato l'Eliseo nel 2007 con un record di impopolarità, salvo poi essere rivalutato qualche anno dopo: prova dell'umore cangiante dei francesi.
Chirac, nato il 29 novembre 1932 in una clinica privata del Quartiere latino, si vantava spesso di avere nonni contadini, anche se ha studiato nella scuola dell'élite, l'Ena, dopo aver partecipato alla guerra d'Algeria come ufficiale. Negli anni Cinquanta milita fugacemente a fianco dei comunisti, e poi incontra Bernadette Chodron de Courcelles, che diventerà sua moglie. Un'unione che ha resistito fino alla fine, nonostante le tante relazioni extraconiugali attribuite a Chirac.
Il tradimento è una costante anche in politica. Dopo la morte di Georges Pompidou, i gollisti candidano all'Eliseo Jacques Chaban-Delmas, figura storica della Resistenza. Chirac guida un gruppo di 43 deputati ribelli e sostiene la candidatura del giovane Valéry Giscard d'Estaing. Chirac prende il controllo del partito gollista e Giscard lo nomina primo ministro. L'intesa non dura molto. All'inizio del '76, Chirac si dimette e comincia la sua battaglia senza esclusione di colpi contro Giscard per conquistare la leadership del centro-destra. E la sua prima tappa è battere il candidato giscardiano per la guida del comune di Parigi.
Chirac diventa così il primo sindaco di una maggioranza eletta a suffragio universale (fino al 1977 Parigi era governata dal prefetto). L'Hotel de Ville è il suo regno incontrastato per oltre 18 anni, nei quali però si ritrova anche al centro di numerosi scandali. Nel 2007, un mese dopo aver lasciato l'Eliseo e aver perduto la sua immunità presidenziale, è convocato in tribunale. Indagato per appropriazione indebita, abuso di fiducia e falso in atto pubblico, viene condannato nel 2011.
Ma all'epoca i fasti dell'Hotel de Ville servono a Chirac per prendere il controllo della destra e lanciarsi alla conquista dell'Eliseo. Nel 1981 si candida alle presidenziali, contro il rivale Giscard, senza riuscire ad arrivare al ballottaggio. Come ha raccontato Giscard nelle sue memorie, Chirac si allea segretamente con Mitterrand: "Dobbiamo liberarci di Giscard", gli dice durante un incontro riservato.
Il leader socialista la spunta grazie all'aiuto dei neogollisti. Nel 1986, dopo la sconfitta dei socialisti alle politiche, Mitterrand e Chirac si ritrovano nella prima coabitazione tra un presidente e un primo ministro provenienti da schieramenti politici opposti. I due si contendono l'Eliseo nel 1988, ma Chirac perde al ballottaggio. È solo nel 1995 che "bulldozer" riesce infine a conquistare l'Eliseo malgrado la concorrenza del suo ex amico e compagno di partito, Edouard Balladur.
Con grande furbizia Chirac ha fatto una campagna elettorale su temi sociali, il suo slogan è la "frattura sociale". Solleva un grande entusiasmo, seguito da una grande delusione. Una volta eletto, cambia casacca, applica il rigore in nome dell'Europa. Il suo primo ministro e delfino Alain Juppé deve affrontare quasi un mese di rivolta nelle strade con la paralisi dei trasporti contro la riforma delle pensioni.
Due anni dopo, il Presidente scioglie incomprensibilmente l'Assemblea nazionale e i francesi danno la maggioranza ai socialisti di Lionel Jospin. Per cinque lunghi anni, il capo dello Stato dovrà fare i conti con un primo ministro socialista, abile, testardo e capace. Che però non riuscirà a batterlo nel 2002. Anzi: Chirac si ritrova al secondo turno di fronte a Jean-Marie Le Pen e viene trionfalmente rieletto con l'82 per cento dei voti. Ma dimenticherà subito di essere stato riconfermato grazie all'elettorato di sinistra.
L'inizio della fine sarà il referendum sulla costituzione europea del 2005, convocato proprio da Chirac, e con una clamorosa vittoria dei no. Dopo la simbolica sconfitta, Chirac cambia primo ministro e nomina alla guida del governo Dominique de Villepin, colui che pronunciò il fatidico discorso contro la guerra in Iraq nel 2003. Ma al ministero dell'Interno c'è il rivale e scalpitante Nicolas Sarkozy che comincia la sua personale campagna per la presa del potere.
Nel 2005 Chirac è vittima di un leggero ictus, viene travolto da contestazioni, dalla rivolta nelle banlieue a quella degli studenti contro la riforma del mercato del lavoro. Prima di lasciare l'Eliseo inaugura il museo parigini del Quai Branly, dedicato alle arti primitive, che dieci anni dopo è stato ribattezzato con il suo nome. Sul piano privato, Chirac è stato tormentato per decenni dalla malattia della primogenita Laurence, che ha sofferto di depressione, tentato più volte di suicidarsi, ed è morta di crisi cardiaca a 58 anni. "È il dramma della mia vita" aveva confidato Chirac ai biografi. L'altra figlia, Claude, è stata invece la sua ombra, lavorando con lui all'Eliseo.