Hong Kong, la protesta non si ferma: in migliaia marciano con le mascherine nonostante il divieto
dal nostro inviato
(reuters)
Terzo giorno consecutivo di manifestazioni non autorizzate contro la legge sulle mascherine, che molti cittadini considerano un attentato alle loro libertà personali. Una giornata iniziata con varie marce pacifiche, non autorizzate, degenerata nel corso del pomeriggio in scontri con agenti e atti di vandalismo
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HONG KONG - "Hong Kong! Ribellati!". Sono scesi in strada a decine di migliaia, marciando in diversi quartieri della città e cantando il nuovo slogan della protesta, un invito esplicito alla rivolta. Tutti con l'ombrello, per ripararsi dalla pioggia a tratti torrenziale. E tutti a volto coperto, con maschere da infermiere o antigas, per sfidare la nuova legge che le bandisce.
Oggi Hong Kong ha vissuto l'ennesima domenica di manifestazioni, lacrimogeni, cariche della polizia e arresti, la 18esima dall'inizio della protesta. Una giornata iniziata con varie marce pacifiche, anche se non autorizzate, e come ormai succede con regolarità degenerata nel corso del pomeriggio in scontri con gli agenti e atti di vandalismo.
Se l'obiettivo della norma "anti mascherine", approvata venerdì dalla Chief executive Carrie Lam attraverso lo strumento delle leggi di emergenza, era scoraggiare la partecipazione della parte più moderata del movimento, per il momento non sembra riuscita. Di fatto, decine di migliaia di persone di tutte le età si sono rese protagoniste di un reato collettivo (fino a un anno di carcere), dimostrando che la legge non è di fatto applicabile. Allo stesso tempo le violenze dei manifestanti, specie verso le aziende considerate legate alla Cina, sono sempre più indiscriminate. E cominciano a provocare critiche anche all'interno del movimento.
L'operazione di sgombero della polizia è iniziata a metà pomeriggio, dopo che a Central, nel cuore degli affari ancora una volta deserto, i più duri tra i manifestanti hanno iniziato a creare barricate con spartitraffico e mattoni. Prima gli agenti hanno lanciato lacrimogeni, riuscendo a disperdere la parte più pacifica della marcia. Poi centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, tra cui i corpi speciali Raptor, hanno lanciato una serie di cariche contro il fronte più agguerrito, composto da giovani e giovanissimi.
Nella ritirata i ragazzi in nero hanno creato delle barricate, usando anche una piccola ruspa con martello pneumatico per cercare (senza successo) di distruggere l'asfalto, danneggiato stazioni della metro e uffici governativi, distrutto le vetrate e gli interni di diversi esercizi commerciali considerati filo-Pechino, dalle filiali di Bank of China o China Construction Bank alle caffetterie di Starbucks, gestite da un gruppo la cui ereditiera ha preso posizione contro la protesta. Durante le cariche la polizia ha arrestato alcune persone, anche se l'impressione è che siano state meno rispetto alle decine di fermi di domenica o martedì scorsi.
Verso sera sull'Isola di Hong Kong i manifestanti si sono dispersi, scoprendosi il volto. Dall'altra parte della baia però gli scontri e le operazioni di polizia sono continuati. A Sham Shui Po un tassista ha travolto con la sua macchina un gruppo di manifestanti, prima di essere picchiato dalla folla e lasciato a terra sanguinante. A Kowloon Tong un gruppetto di giovani in nero ha avvicinato e puntato dei laser contro una caserma dell'Esercito di liberazione (Pla), la forza militare cinese, che per tutta risposta ha sollevato dal tetto un cartello di avvertimento.
È la prima volta dall'inizio delle proteste che i militari di Pechino minacciano direttamente ai manifestanti, anche se difendere le caserme rientra tra le loro prerogative. Due giorni fa delle camionette del Pla con soldati a bordo erano state riprese mentre circolavano lungo le strade del centro, non distanti da una marcia in corso.
Oggi è il terzo giorno consecutivo di proteste non autorizzate contro la legge sulle mascherine, che molti cittadini considerano un attentato alle loro libertà personali. Dopo essere stata bloccata per tutta la giornata di ieri, questa mattina la metro aveva riaperto a servizio ridotto, circa metà delle stazioni, ma dopo i nuovi scontri ha annunciato una chiusura anticipata alle 21. Per il secondo giorno sono rimasti chiusi anche centri commerciali e varie catene di supermercati e negozi. Hong Kong proverà a ripartire domani, lunedì, con poche speranze di potercela fare.