Esteri

La ritorsione di Mosca: espulsi due diplomatici tedeschi

(afp)
La Russia ha annunciato l'espulsione in risposta alla recente cacciata di due diplomatici russi da parte della Germania. Berlino la settimana scorsa ha accusato Mosca di non collaborare nelle indagini sull'omicidio di un ex miliziano ceceno nella città tedesca, crimine dietro il quale gli inquirenti tedeschi sospettano che ci sia il Cremlino
 
2 minuti di lettura
BERLINO - Si aggrava la crisi diplomatica tra Russia e Germania scoppiata a causa dell’omicidio a Berlino del separatista ceceno, Zelimkhan Khangoshvili. Stamane Mosca ha convocato l’ambasciatore tedesco per comunicargli l’espulsione di due suoi diplomatici dalla Russia. Il ministero degli Esteri tedesco ha reagito sostenendo si tratti “di un segnale sbagliato” e “ingiustificato”. Il Cremlino ha anche insistito - smentendo Berlino - di aver richiesto l’estradizione di quello che Vladimir Putin ha definito giorni fa “un bandito” e un terrorista antirusso.

Intanto gli inquirenti tedeschi continuano a indagare sulla spy story dell’anno. E molti media insistono che l’assassinio del ceceno con passaporto georgiano nel cuore di Berlino, a fine agosto, sarebbe la conferma dell’esistenza di un vero e proprio squadrone della morte che Putin avrebbe sguinzagliato in giro per il mondo per assassinare dissidenti in fuga, uomini d’affari caduti in disgrazia, testimoni scomodi. Si tratterebbe, secondo Spiegel, di un reparto speciale dei servizi segreti russi GRU, specializzato in omicidi con trama da romanzo di Le Carrè, l’”Unità 29155”.

La Procura generale tedesca sta cercando di stabilire in particolare se c’è un nesso tra il ‘caso Skripal’, l’ex spia russa avvelenata a Londra a marzo dell’anno scorso, e l’assassinio di Khangoshvili. Il ceceno è stato freddato con due colpi di pistola in un parco di Berlino, e il suo killer catturato su segnalazione di due passanti che lo avevano visto buttare una parrucca e l’arma da fuoco in un fiume. Si tratterebbe del sicario russo cinquantaquattrenne Vadim Krasikov. E la dinamica dell’assassinio - l’approccio in bicicletta e i due colpi sparati a bruciapelo - ricorderebbero un altro assassinio, quello dell’uomo d’affari russo Albert Nazranov, ucciso in pieno centro a Mosca quattro anni fa.

Nel frattempo Vladimir Putin non sembra affatto infastidito che gli indizi di questi spettacolari omicidi portino a Mosca. Anzi. Il fatto che qualcuno trovi il nesso, a Berlino o Londra, tra spettacolari avvelenamenti con tossine chimiche o tè radioattivi, sparatorie in parrucca e impiccagioni con sciarpe di cashemire e il Cremlino, sembra un deterrente voluto.

Dopo aver incontrato Angela Merkel a margine del vertice in formato Normandia di Parigi, Putin ha definito giorni fa Khangoshvili “un bandito”, un “guerrigliero”, un separatista ceceno, “assetato di sangue”, un fanatico antirusso che avrebbe addirittura fatto parte del commando che progettò l’attentato alla metro di Mosca. Il capo del Cremlino ha negato di sapere qualcosa dell'omicidio ma lo ha sostanzialmente giustificato in mondovisione.
 
E la scia di sangue di esecuzioni a sangue freddo che sembrano portare dritte dritte a Mosca è ormai lunga: si pensi all’avvelenamento a Londra dell’ex spia russa Skripal, a quella, tre anni prima, del produttore di armi bulgaro Emilian Gebrev o all’imprenditore russo Boris Berezovski, trovato impiccato alla sua sciarpa di cashemire a Londra, dov’era scappato anni prima. Sarebbero una quindicina ormai i delitti sospetti che potrebbero essere stati commissionati dai russi, negli ultimi anni.