Esteri

Il premier ungherese Orbán e i fondi europei

La lettera dell'ambasciatore di Budapest in Italia, Adam Kovacs

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Dall'ambasciatore ungherese in Italia, Adam Kovacs, riceviamo e pubblichiamo.

Caro direttore,
nel suo pezzo di sabato scorso, il signor Tarquini riporta - erroneamente - che l'Ungheria riceve, come "aiuti" dall'Unione europea per la gestione dell'emergenza coronavirus, somme di denaro pro-capite addirittura superiori a quelle dell'Italia.

In realtà, i 37 miliardi di euro messi a disposizione da parte di Bruxelles per gli Stati membri non costituiscono fondi "nuovi". Questi fondi infatti sono stati già stanziati nell'ambito del quadro finanziario pluriannuale (2014-2020) dell'Ue. L'unica facilitazione è che parte di questi fondi possono ora essere utilizzati anche per fronteggiare la pandemia del coronavirus.

Si può ipotizzare che questa manovra sia utile per i Paesi (circa un terzo degli Stati membri) nei quali il tasso d'utilizzo dei fondi europei è molto basso, ma non è una strada percorribile per i Paesi virtuosi (come per esempio l'Ungheria, la Grecia, la Croazia, l'irlanda, Cipro, la Lituania, la Lettonia, il Lussemburgo, Malta, l'Olanda, la Polonia, il Portogallo, la Romania, la Slovenia etc.), i quali hanno già vincolato il 100% (o quasi) dei fondi destinati per il periodo 2014-2020. Nel caso dell'Ungheria non c'è, quindi, alcun fondo libero da ricollocare - altro che 570 euro per cittadino! -, nei fatti il nostro Paese non riceve neanche un centesimo in più da Bruxelles per contrastare la pandemia.

Vorrei peraltro rimarcare che un errore giornalistico come quello sopra evidenziato non basterebbe a dar luogo a reato in Ungheria. Come sottolineato dallo stesso governo ungherese, la nuova ipotesi di reato introdotta nel Codice penale (riguardante la distribuzione dolosa di notizie false) prevede sanzioni solo contro chi dissemina informazioni manifestamente false, con lo scopo di creare panico e solo se quest'attività ostacola o mette a rischio in modo concreto le misure di contenimento della pandemia. 

Infine, mi permetta di precisare che in Ungheria la misura approvata dal Parlamento ungherese non dà "poteri assoluti" al governo: la legge in questo senso è chiarissima nel ribadire che la Costituzione non può essere sospesa e il Parlamento - oltreché la Corte Costituzionale - continua ad esercitare pienamente il suo ruolo di supervisione sugli atti del governo.

È altrettanto fuorviante la valutazione che l'autorizzazione di emergenza al fine di proteggere efficacemente la salute dei cittadini ungheresi sia stata concessa a tempo indeterminato: infatti la legge approvata associa il termine di applicabilità delle misure di emergenza alla durata dell'epidemia del coronavirus. Inoltre il Parlamento avrà sempre la possibilità di ritirare l'autorizzazione anche prima della sua scadenza naturale (cioè la fine dell'emergenza epidemiologica), in qualsiasi momento. 

Spero con questa mia lettera di aver illustrato i punti controversi. 

 


La risposta di Andrea Tarquini

Gentile Ambasciatore, nel ringraziarla per le precisazioni, mi sento di ribadire quanto ho scritto. Primo punto: il 4 aprile l'ampio servizio del corrispondente da Bruxelles di Dansk Radio, Per Bang Thomsen, e del columnist economico Ole Ryborg cita dati e grafici della Commissione col preciso calcolo di quanti dei 37 miliardi anticoronavirus andranno pro capite a ogni paese membro. Secondo: il premier può sciogliere il Parlamento col solo dovere di informare di decisioni presidente del Parlamento e capigruppo. Non è precisato quando sarà dichiarata la fine dell'emergenza dunque manca limite temporale ai superpoteri. Terzo: Reporters sans frontières il 1 aprile e The Guardian il 3 hanno precisamente illustrato le norme anti-fake news come intimidazione poliziesca e minaccia alla residua libertà dei media. Quarto: Deutsche Welle, la radio pubblica tedesca, ha criticato i nuovi programmi scolastici con studio obbligatorio di autori antisemiti e filonazisti da Albert Wass al criminale di guerra József Nyiro e l'esclusione di grandi come il nobel Imre Kertész.