NEW YORK - LeBron James tornerà a giocare a casa di Topolino e Donald Trump ripartirà con i comizi elettorali da Tulsa, Oklahoma. Nonostante le apparenze, li lega un terreno comune: il voto afroamericano.
La stella Nba ha annunciato la nascita di un'organizzazione, More Than a Vote, più di un voto, da lui finanziata, con l'obiettivo di spingere i neri a iscriversi nelle liste elettorali. "Vogliamo che andiate a votare - ha spiegato - ma anche dare un tutorial, perché sappiate cosa stanno cercando di fare, dall'altra parte, per evitare che votiate". LeBron ha promesso di mettere in campo la sua potente macchina social, con 136 milioni di followers, per contrastare l'attesa invasione di troll già protagonisti nel 2016 con gli inviti a non votare l'allora candidata dem Hillary Clinton.
I tre mesi intensi di basket fino a ottobre, in cui The King, nell'arena di Disneyland, a Orlando, Florida, proverà…
La stella Nba ha annunciato la nascita di un'organizzazione, More Than a Vote, più di un voto, da lui finanziata, con l'obiettivo di spingere i neri a iscriversi nelle liste elettorali. "Vogliamo che andiate a votare - ha spiegato - ma anche dare un tutorial, perché sappiate cosa stanno cercando di fare, dall'altra parte, per evitare che votiate". LeBron ha promesso di mettere in campo la sua potente macchina social, con 136 milioni di followers, per contrastare l'attesa invasione di troll già protagonisti nel 2016 con gli inviti a non votare l'allora candidata dem Hillary Clinton.
I tre mesi intensi di basket fino a ottobre, in cui The King, nell'arena di Disneyland, a Orlando, Florida, proverà…
NEW YORK - LeBron James tornerà a giocare a casa di Topolino e Donald Trump ripartirà con i comizi elettorali da Tulsa, Oklahoma. Nonostante le apparenze, li lega un terreno comune: il voto afroamericano.
La stella Nba ha annunciato la nascita di un'organizzazione, More Than a Vote, più di un voto, da lui finanziata, con l'obiettivo di spingere i neri a iscriversi nelle liste elettorali. "Vogliamo che andiate a votare - ha spiegato - ma anche dare un tutorial, perché sappiate cosa stanno cercando di fare, dall'altra parte, per evitare che votiate". LeBron ha promesso di mettere in campo la sua potente macchina social, con 136 milioni di followers, per contrastare l'attesa invasione di troll già protagonisti nel 2016 con gli inviti a non votare l'allora candidata dem Hillary Clinton.
I tre mesi intensi di basket fino a ottobre, in cui The King, nell'arena di Disneyland, a Orlando, Florida, proverà a vincere il titolo con i Lakers, porteranno giornalmente il suo volto nelle case degli americani e, dunque, la sua battaglia per i diritti civili. Del gruppo fanno parte altri giocatori, da Eric Bledsoe a Draymond Green e Trae Young di Atlanta, e altri si stanno aggiungendo.
Se More Than a Vote richiama il mantra lebroniano del more than an athlete, più di un atleta, in risposta alla conduttrice della Fox che gli aveva chiesto di "pensare solo a giocare", il messaggio si salda a quello lanciato il 14 maggio su Twitter da Barack Obama.
Agli attacchi di Trump, l'ex presidente aveva risposto con una parola di quattro lettere: "Vote". E per promuovere il voto, Michelle Obama ha fondato When We All Vote, a cui hanno aderito personaggi famosi anche bianchi, da Tom Hanks al cantante country Tim McGraw.
Il voto afroamericano è diventato il grande tema politico dopo la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio, ma si era già rivelato decisivo alle primarie democratiche di febbraio, rilanciando Joe Biden, dopo l'inizio deludente. Nonostante rappresenti solo il 12 per cento dell'elettorato, il voto black può essere decisivo in tre stati cruciali come Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Qui nel 2016, secondo il Pew Research Center, si era registrata l'affluenza più bassa degli ultimi vent'anni, dato risultato decisivo al punto che lo stesso Trump aveva ringraziato gli afroamericani per non essere andati a votare.
Ma la situazione è cambiata: se LeBron e gli Obama convinceranno gli afroamericani ad andare in massa, Trump non potrà più contare sull'astensione, ma dovrà conquistare più dell'8 per cento ottenuto quattro anni fa. Non è casuale la decisione di fare il primo comizio il 19 giugno, giorno in cui si celebra la fine della schiavitù. E non lo è farlo a Tulsa. Questa è la città dove si consumò il massacro di neri più grave e meno conosciuto della storia americana: nelle diciotto ore tra il 31 maggio e l'1 giugno del 1921, la criminalità bianca attaccò gli afroamericani, soprattutto i benestanti della cosiddetta Wall Street nera, uccidendo fino a trecento persone secondo gli storici, persino con bombe sganciate dagli aerei. Trump ribadirà di aver riportato il lavoro tra gli afroamericani, ricordando il minimo storici dell'indice di disoccupazione raggiunto prima della pandemia.
Con Obama la disoccupazione tra i neri scese dal 16,8 al 7,5 per cento, con Trump era calata di altri due punti. Oklahoma è la fortezza repubblicana, dove Trump nel 2016 diede a Hillary Clinton 36 punti, ma l'ombra di LeBron lo seguirà anche qui seppure sotto vesti nuove, come un personaggio mutaforme della Disney.
The King ha prodotto una docuserie dal titolo Terrore a Tulsa, per raccontare la storia della strage. Dovrebbe andare in onda nella primavera 2021 per i cento anni del massacro, ma qualcosa potrebbe uscire alla vigilia del voto. A conferma che Trump con il suo metro e novantadue, ha trovato per la prima volta un avversario più alto di lui, con più followers, ma soprattutto con più carisma su quel 12 per cento dell'elettorato che ha in mano le sorti del prossimo presidente.
La stella Nba ha annunciato la nascita di un'organizzazione, More Than a Vote, più di un voto, da lui finanziata, con l'obiettivo di spingere i neri a iscriversi nelle liste elettorali. "Vogliamo che andiate a votare - ha spiegato - ma anche dare un tutorial, perché sappiate cosa stanno cercando di fare, dall'altra parte, per evitare che votiate". LeBron ha promesso di mettere in campo la sua potente macchina social, con 136 milioni di followers, per contrastare l'attesa invasione di troll già protagonisti nel 2016 con gli inviti a non votare l'allora candidata dem Hillary Clinton.
I tre mesi intensi di basket fino a ottobre, in cui The King, nell'arena di Disneyland, a Orlando, Florida, proverà a vincere il titolo con i Lakers, porteranno giornalmente il suo volto nelle case degli americani e, dunque, la sua battaglia per i diritti civili. Del gruppo fanno parte altri giocatori, da Eric Bledsoe a Draymond Green e Trae Young di Atlanta, e altri si stanno aggiungendo.
Se More Than a Vote richiama il mantra lebroniano del more than an athlete, più di un atleta, in risposta alla conduttrice della Fox che gli aveva chiesto di "pensare solo a giocare", il messaggio si salda a quello lanciato il 14 maggio su Twitter da Barack Obama.
Agli attacchi di Trump, l'ex presidente aveva risposto con una parola di quattro lettere: "Vote". E per promuovere il voto, Michelle Obama ha fondato When We All Vote, a cui hanno aderito personaggi famosi anche bianchi, da Tom Hanks al cantante country Tim McGraw.
Il voto afroamericano è diventato il grande tema politico dopo la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio, ma si era già rivelato decisivo alle primarie democratiche di febbraio, rilanciando Joe Biden, dopo l'inizio deludente. Nonostante rappresenti solo il 12 per cento dell'elettorato, il voto black può essere decisivo in tre stati cruciali come Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Qui nel 2016, secondo il Pew Research Center, si era registrata l'affluenza più bassa degli ultimi vent'anni, dato risultato decisivo al punto che lo stesso Trump aveva ringraziato gli afroamericani per non essere andati a votare.
Ma la situazione è cambiata: se LeBron e gli Obama convinceranno gli afroamericani ad andare in massa, Trump non potrà più contare sull'astensione, ma dovrà conquistare più dell'8 per cento ottenuto quattro anni fa. Non è casuale la decisione di fare il primo comizio il 19 giugno, giorno in cui si celebra la fine della schiavitù. E non lo è farlo a Tulsa. Questa è la città dove si consumò il massacro di neri più grave e meno conosciuto della storia americana: nelle diciotto ore tra il 31 maggio e l'1 giugno del 1921, la criminalità bianca attaccò gli afroamericani, soprattutto i benestanti della cosiddetta Wall Street nera, uccidendo fino a trecento persone secondo gli storici, persino con bombe sganciate dagli aerei. Trump ribadirà di aver riportato il lavoro tra gli afroamericani, ricordando il minimo storici dell'indice di disoccupazione raggiunto prima della pandemia.
Con Obama la disoccupazione tra i neri scese dal 16,8 al 7,5 per cento, con Trump era calata di altri due punti. Oklahoma è la fortezza repubblicana, dove Trump nel 2016 diede a Hillary Clinton 36 punti, ma l'ombra di LeBron lo seguirà anche qui seppure sotto vesti nuove, come un personaggio mutaforme della Disney.
The King ha prodotto una docuserie dal titolo Terrore a Tulsa, per raccontare la storia della strage. Dovrebbe andare in onda nella primavera 2021 per i cento anni del massacro, ma qualcosa potrebbe uscire alla vigilia del voto. A conferma che Trump con il suo metro e novantadue, ha trovato per la prima volta un avversario più alto di lui, con più followers, ma soprattutto con più carisma su quel 12 per cento dell'elettorato che ha in mano le sorti del prossimo presidente.