BAGDAD - Il governo iracheno prende le distanze dalla repressione sulle manifestazioni e ammette che questa settimana alcuni dimostranti sono stati uccisi dagli agenti. Il ministro dell'Interno, Othman al-Ghanemi, ha sottolineato in una conferenza stampa di aver individuato e sospeso i poliziotti che hanno utilizzato fucili da caccia personali. "Secondo testimonianze oculari e dati forensi, due dimostranti sono stati uccisi con dei fucili da caccia," ha dichiarato. Il ministro ha fatto i nomi di tre responsabili e ha mostrato ai giornalisti le armi e le munizioni utilizzate contro i civili.
L'ammissione smentisce le prime indicazioni dei medici legali, che avevano attribuito l'uccisione ai candelotti lacrimogeni lanciati da distanza troppo ridotta. Da ottobre a oggi sono più di 550 le persone, manifestanti e attivisti, che hanno perso la vita per via della repressione delle proteste, sia a Bagdad che in altre città del centro-sud del Paese. Gran parte delle uccisioni, dice l'inchiesta voluta dal governo, sono state compiute dalle forze di sicurezza. Le famiglie delle vittime riceveranno risarcimenti pari a circa ottomila dollari.
L'ammissione smentisce le prime indicazioni dei medici legali, che avevano attribuito l'uccisione ai candelotti lacrimogeni lanciati da distanza troppo ridotta. Da ottobre a oggi sono più di 550 le persone, manifestanti e attivisti, che hanno perso la vita per via della repressione delle proteste, sia a Bagdad che in altre città del centro-sud del Paese. Gran parte delle uccisioni, dice l'inchiesta voluta dal governo, sono state compiute dalle forze di sicurezza. Le famiglie delle vittime riceveranno risarcimenti pari a circa ottomila dollari.