A Erbil, dopo l’attacco alla base degli italiani: colonne di fumo e paura

A Erbil, dopo l’attacco alla base degli italiani: colonne di fumo e paura
(reuters)

La città irachena è ancora sotto tiro: colpita con i droni l’area dell’aeroporto. Dopo il tramonto le strade si svuotano e cresce la tensione

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ERBIL - Dopo la notte di paura, con l’attacco alla base degli italiani, Erbil è sotto tiro anche nelle prime ore della mattina. Una colonna di fumo nero e fiamme si sprigiona dall’aeroporto internazionale, rallentando nuovamente il traffico attorno a un’area fortemente militarizzata che in questi giorni possiamo attraversare solo in macchina senza fermarci. A punteggiare il perimetro dello scalo ci sono le torrette presidiate dalle forze militari locali. Qui si può ancora circolare, ma vige il divieto assoluto di tirare fuori il telefono o filmare, e nessuna sosta ci è permessa. Il checkpoint che introduce alla zona aeroportuale, generalmente intasato da file di macchine e taxi per i viaggiatori in partenza, è inaccessibile. Dal quartiere cristiano di Ainkawa, punto di osservazione con ampia visibilità sull’area, si intravede il deserto. Guidando attraverso le strade della città, notoriamente immobilizzate dal traffico, si scorre veloci mentre le forze di polizia presidiano le intersezioni, in particolare nelle due aree colpite dagli attacchi di droni.

La vita scorre come sempre anche nel quartiere più esposto, in attesa del momento più critico della giornata, quello della cena. Nell’ultima settimana quando arriva il buio, però, le strade di Ainkawa diventano deserte, in attesa del sibilo dei missili, che inevitabilmente attraversa questo quartiere.

L’attacco avvenuto nella serata di mercoledì sulla base militare italiana di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, ribadisce la vulnerabilità dell’Iraq nel conflitto regionale in Medio Oriente. Il fortino che ospita il nostro contingente si chiama Camp Singara, come l'omonima fortezza legionaria dei tempi di Settimio Severo, ed ospita ancora decine di militari italiani che, da 14 anni ormai, coordinano l'addestramento dell'esercito peshmerga nel Kurdistan iracheno. A partire dal 28 febbraio è tornata a essere teatro degli attacchi diretti agli obiettivi militari statunitensi da parte del principale alleato di Teheran nel paese, le milizie filoiraniane e braccio armato delle forze parlamentari sciite a Baghdad. La chiamata alle armi di tali gruppi è avvenuta fin dal primo giorno di guerra, con attacchi missilistici e droni rivendicati dai vari gruppi della Resistenza Islamica Irachena, sigla che cela le diverse fazioni pro Iran.

L’agguato che ha coinvolto il contingente italiano si inserisce nella scia di azioni dirette quasi sempre a colpire la base militare statunitense, entro il perimetro dell’aeroporto internazionale. Un’ulteriore fortissima esplosione si è infatti verificata poco prima delle undici locali, quando un altro drone è stato intercettato ed è esploso su un’area residenziale, nelle vicinanze di uno dei principali hotel internazionali. Proprio quest’ultimo episodio ha innalzato il livello della tensione.

Negli ultimi giorni la caduta di frammenti di droni su abitazioni e zone civili è diventata più frequente, aumentando il senso di vulnerabilità della popolazione. Se finora il sistema di difesa Patriot che protegge la base militare Usa dagli attacchi si è dimostrato altamente funzionale nell’intercettare i missili in arrivo, non protegge tuttavia le aree circostanti. Ragione per cui i residenti, in particolare quelli delle zone più esposte come il quartiere cristiano della città, restano vulnerabili alla ricaduta accidentale dei frammenti.

Ulteriori esplosioni in direzione del consolato americano, appena fuori città, si sono poi avvertite verso l’una del mattino. Il bilancio di fine giornata parla di diciassette droni esplosi durante la notte, la maggior parte intercettati dal sistema di difesa. Il totale, per il momento, sale a circa 270 attacchi sulla sola regione curda dall’inizio della guerra. Secondo fonti del governo regionale del Kurdistan, la serie di raid delle ultime ventiquattro ore sarebbe stata lanciata dalle aree di Mosul e Kirkuk, zone del paese in cui le milizie hanno concentrato le proprie forze. Una prima risposta americana non si è fatta attendere, con una serie di attacchi aerei contro tali gruppi che avrebbero causato decine di morti tra i miliziani in diverse province irachene.

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