Esteri

Bielorussia, i Paesi Ue: "Non riconosciamo i risultati delle elezioni"

Vertice straordinario del Consiglio Ue sulla situzione in Bielorussia (afp)
Riunione straordinaria del Consiglio europeo. Sassoli: "Profondamente preoccupati per la violazione dei diritti umani". Presto sanzioni contro i responsabili delle violenze. Il presidente Lukashenko: "Europa pensi ai suoi problemi". Il Cremlino ammette: elezioni non sono state "ideali". Ma "per ora" nessun intervento da Mosca 
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L'Unione europea pensa a sanzioni contro i responsabili delle violenze e dei brogli in Bielorussia e non riconosce il risultato delle elezioni presidenziali che hanno confermato alla guida del paese Aleksandr Lukashenko, in carica dal 1994. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine del vertice straordinario dell'Ue, ha sottolineato che le elezioni non sono state né libere, né eque e non hanno rispettato gli standard internazionali, per questo "l'Europa non ne riconosce l'esito". Michel ha annunciato che a breve verrà stilata una "folta" lista con i nomi delle persone ritenute responsabili della crisi, contro cui verranno indirizzate le sanzioni europee. Tra questi è possibile che compaia anche quello del presidente Lukashenko.

Gli occhi dei leader internazionali sono tutti puntati sulla Bielorussia, dove continuano le proteste scoppiate all'indomani delle contestate elezioni del 9 agosto. Che, ammette oggi anche Mosca "non sono state ideali". Anche se, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, intervistato sul canale televisivo Russia 1, "vorrei consigliare a tutti di non cercare di sfruttare questa situazione per minare il dialogo reciprocamente rispettoso tra le autorità e la società".

Ue: "Non riconosciamo i risultati delle elezioni". Presto sanzioni

"Non riconosciamo il risultato delle elezioni" in Bielorussia del 9 agosto scorso. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine del vertice straordinario Ue in videconferenza sulla Bielorussia. "Oggi mandiamo un messaggio chiaro e solidale con il popolo bielorusso e non tolleriamo impunità. Non riconosciamo il risultato delle elezioni diffuso dalle autorità bielorusse: il popolo bielorusso merita di meglio", ha continuato Michel. 

L'Ue "imporrà presto sanzioni contro un importante numero di persone responsabili delle violazioni contro i manifestanti e contro i responsabili delle frodi nel voto", ha anche annunciato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

"L'adozione di misure sanzionatorie è un importante strumento a disposizione dell'Unione Europea e il Parlamento invita il Consiglio a farvi ricorso al più presto per accertare e punire le gravi violazioni dei diritti umani, considerando anche l'opportunità di intervenire congelando il patrimonio di coloro che stanno abusando del loro potere e violando le libertà fondamentali dei cittadini", ha detto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo.

"C'è stato da parte degli Stati membri dell'Ue "un sostegno unanime alle sanzioni mirate contro i responsabili delle violazioni in Bielorussia senza colpire la popolazione". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. "Lavoriamo affinchè vengano adottate il prima possibile", ha aggiunto. Le sanzioni colpiranno "i responsabili di violenze, repressione e falsificazione dei risultati delle elezioni", ha precisato. "Siamo impressionati dal coraggio dei manifestanti", ha continuato von der Leyen

La posizione della Russia

Nonostante gli appelli arrivati da diverse nazioni europee, la Russia mantiene una posizione neutrale guarda alla Bielorussia come a una nazione "alleata e fraterna". Quanto sta accadendo, è "un affare interno" del Paese.


Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov punta al dialogo "tra autorità e opposizione" e ripete che "tutti dovrebbero creare le condizioni per mantenere la situazione all'interno del quadro della legge. Nessun intervento militare russo in difesa del presidente Aleksandr Lukashenko nel quadro dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, almeno non "per ora" ha detto Peskov senza commentare le informazioni apparse sui media secondo cui colonne di equipaggiamento militare russo sarebbero state inviate al confine con la Bielorussia.

Lukashenko: "L'Europa pensi ai suoi problemi"

Gli appelli e i disordini non smuovono invece Lukashenko secondo il quale è l'Occidente a finanziare le manifestazioni di piazza nel Paese. "I Paesi occidentali, direttamente, senza nasconderlo, annunciano apertamente la raccolta di fondi e il loro reindirizzamento verso la Bielorussia, lo vediamo", ha detto.
Naturalmente non possiamo rintracciare tutti i finanziamenti che vengono inviati qui perché molti sono in contanti. Ma noi lo sappiamo e ci concentreremo su questo problema
"Consiglierei semplicemente che prima di puntare il dito contro di noi, l'Europa mettesse nell'agenda delle loro riunioni i temi dei 'gilet gialli' in Francia, i terribili disordini negli Stati Uniti" o "le proteste che ci sono state contro il lockdown in Germania e in altri Paesi europei" ha aggiunto il presidente poche ore prima del vertice europeo straordinario dedicato alla Bielorussia.

"Scioglierò il Consiglio dell'opposizione"

Mentre l'opposizione chiede le sue dimissioni e nuove elezioni, Lukashenko promette di sciogliere il Consiglio di coordinamento dell'opposizione, istituito dalla rivale Svetlana Tikhanovskaja per condurre una transizione pacifica di potere.

"La creazione di un organo parallelo e alternativo per usurpare il potere è punibile dalla legge", ha tuonato aggiungendo che andrà avanti col lavoro per la riforma della Costituzione. Lo Stato in Bielorussia non è indebolito e ha "qualcuno" su cui appoggiarsi. "Voglio ribadire", ha continuato, "che se pensano che le autorità qui si sono incrinate e ora stanno traballando, si sbagliano: voglio sottolineare che abbiamo qualcuno su cui appoggiarci. Pertanto, non vacilleremo. Percorreremo la nostra strada, come dovremmo fare".

Bielorussia, una folla oceanica a Minsk contro il governo

Riprendono le proteste, terza vittima

Un uomo di 43 anni, Gennadij Shutov, è morto all'ospedale militare di Minsk. Secondo il portale Tut.by, è stato colpito alla testa l'11 agosto durante le proteste nei pressi dell'edificio dell'amministrazione del distretto di Brest Moskovskij. Il portale cita la famiglia di Shutov e i dati dello stesso ministero dell'Interno bielorusso, secondo cui in quell'area quel giorno sono stati sparati colpi di arma da fuoco. Sarebbe il terzo manifestante morto nel corso delle proteste.
(ansa)

Dopo tre giorni di calma nelle strade di Minsk è tornata la polizia anti-sommossa che ha disperso una manifestazione non autorizzata davanti alla fabbrica di trattori Mtz dove gli operai sono in agitazione contro il presidente. A quanto riferito dal ministero dell'Interno bielorusso, due manifestanti sono stati arrestati e gli agenti hanno messo in guardia gli altri partecipanti sul fatto che "violano la legge".