PARIGI - Oradour-sur-Glane è un nome che ai francesi suona tragico così come in Italia quello di Sant'Anna di Stazzema. Paesi che difficilmente sarebbero noti se non fossero diventati i teatri di terribili stragi naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.
In questo borgo del dipartimento dell'Haute-Vienne, il 10 giugno del 1944 i reparti della seconda divisone della corazzata SS Das Reich trucidarono 642 persone, tra queste anche una donna italiana, Lucia Zoccarato, e sette dei suoi nove figli. Il paese fu poi incendiato e mai ricostruito perché lì, sulle macerie, è sorto nel 1996 il memoriale dei martiri della strage che ogni anno viene visitato da circa 300mila persone.
Ed è lì, all'ingresso del Centro della Memoria di Oradour-sur-Glane, che nella notte ignoti hanno vandalizzato la scritta che accoglie i visitatori cancellando la parola martyr, martire, e sostituendola con la parola menteur, bugiardo. Di lato è poi apparsa la scritta negazionista: "A quando la verità?", come riporta l'agenzia francese Afp. Un episodio che ha fortemente scosso il Paese e ha raccolto le immediate reazioni del mondo della politica e l'apertura di un'inchiesta. A partire da Emmanuel Macron che in un comunicato ha annunciato: "Faremo di tutto per trovare i colpevoli. Condanniamo con la più grande fermezza questo gesto inqualificabile".
Nella mattinata era arrivata la solidarietà del primo ministro Jean Castex che aveva informato con un tweet che "tutto sarà fatto affinché gli autori di questo gesto infame ne rispondano davanti alla giustizia". E aveva poi aggiunto: "Profanare questo luogo di raccoglimento è profanare la memoria dei nostri martiri". Anche il ministro dell'Interno Gèrald Darmanin ha condannato il gesto e dichiarato la disponibilità ad aiutare nelle ricerche dei responsabili.
Il sindaco di Oradour-sur-Glane, intervistato da FranceInfo, ha spiegato che è la prima volta che appaiono delle scritte legate al massacro ed esprimendo preoccupazione per il futuro ha ricordato quelle donne e quei bambini bruciati nella chiesa, quegli uomini fucilati ma anche le famiglie delle vittime. "Penso al mio amico Robert Hébras, ultimo sopravvissuto, bisognerà continuare a lavorare nel dovere della memoria", ha concluso.
In questo borgo del dipartimento dell'Haute-Vienne, il 10 giugno del 1944 i reparti della seconda divisone della corazzata SS Das Reich trucidarono 642 persone, tra queste anche una donna italiana, Lucia Zoccarato, e sette dei suoi nove figli. Il paese fu poi incendiato e mai ricostruito perché lì, sulle macerie, è sorto nel 1996 il memoriale dei martiri della strage che ogni anno viene visitato da circa 300mila persone.
Ed è lì, all'ingresso del Centro della Memoria di Oradour-sur-Glane, che nella notte ignoti hanno vandalizzato la scritta che accoglie i visitatori cancellando la parola martyr, martire, e sostituendola con la parola menteur, bugiardo. Di lato è poi apparsa la scritta negazionista: "A quando la verità?", come riporta l'agenzia francese Afp. Un episodio che ha fortemente scosso il Paese e ha raccolto le immediate reazioni del mondo della politica e l'apertura di un'inchiesta. A partire da Emmanuel Macron che in un comunicato ha annunciato: "Faremo di tutto per trovare i colpevoli. Condanniamo con la più grande fermezza questo gesto inqualificabile".
Nella mattinata era arrivata la solidarietà del primo ministro Jean Castex che aveva informato con un tweet che "tutto sarà fatto affinché gli autori di questo gesto infame ne rispondano davanti alla giustizia". E aveva poi aggiunto: "Profanare questo luogo di raccoglimento è profanare la memoria dei nostri martiri". Anche il ministro dell'Interno Gèrald Darmanin ha condannato il gesto e dichiarato la disponibilità ad aiutare nelle ricerche dei responsabili.
Il sindaco di Oradour-sur-Glane, intervistato da FranceInfo, ha spiegato che è la prima volta che appaiono delle scritte legate al massacro ed esprimendo preoccupazione per il futuro ha ricordato quelle donne e quei bambini bruciati nella chiesa, quegli uomini fucilati ma anche le famiglie delle vittime. "Penso al mio amico Robert Hébras, ultimo sopravvissuto, bisognerà continuare a lavorare nel dovere della memoria", ha concluso.