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Topi e cocco: così tre cubani hanno resistito 33 giorni su un'isola sperduta delle Bahamas

Topi e cocco: così tre cubani hanno resistito 33 giorni su un'isola sperduta delle Bahamas
Sono stati trovati grazie a bandiere di fortuna costruite con plastiche portate dal mare. La loro barca si era rovesciata non lontana dall'isolotto
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Come Cast Away, il film di Robert Zemeckis dove Tom Hanks sopravvive su un’isola deserta rischiando di impazzire. Con una differenza: questa volta i naufraghi erano in tre. E’ accaduto a tre cubani, due uomini e una donna, salvati dalla Guardia Costiera Usa che si è accorta per caso dei loro segnali di aiuto.

Hanno vissuto per 33 giorni su un piccolo atollo, spoglio e disabitato, delle Bahamas, il Cayo Anguilla, estremo sudest di Cayo Sal Bank. Si sono nutriti con topi, molluschi e noci di cocco.

Non si conoscono ancora i loro nomi e dove volessero andare. Si sa, sulla base dei loro racconti, che erano partiti da Cuba a bordo di una barca che durante la traversata è affondata, colpita dalle onde che si erano alzate nelle ultime settimane per una burrasca. Per fortuna si trovavano vicini all’isolotto e nuotando sono riusciti a raggiungere la riva. Ma qui sono sorti i primi problemi. Non avevano nulla. Per coprirsi ma soprattutto per dissetarsi e nutrirsi.Il Cayo non ha acqua potabile né animali selvatici. I tre non si sono persi d’animo.

Topi, cocco e molluschi, l'unico cibo sull'isola

Hanno girato in lungo e in largo e hanno scoperto che c’erano delle palme da cocco. Noci buone da mangiare e con il liquido che poteva dissetarli. Hanno iniziato a pescare qualcosa ma riuscivano solo a raccogliere piccoli crostacei e molluschi che tiravano fuori dalle conchiglie. Ma il piatto più consistente erano i ratti. Vivevano anche loro sull’isola. Sono riusciti a catturarli e a mangiarli. Una vera prova di sopravvivenza.

Solo l’abilità e una grande forza d’animo hanno consentito loro di mantenersi in vita. Raccattando resti di altri naufragi o rifiuti portati sugli scogli dal mare hanno attrezzato una sorta di copertura fatta di plastica e assi di legno incrociati e si sono protetti dal sole del giorno e dall’umidità della notte. Li ha avvistati un aereo del servizio di sorveglianza statunitense che sorvolava quell’area remota.

Il tenente che li ha trovati: "Non ricordo un altro caso del genere"

Ha notato strani segnali che arrivavano dall’isolotto. “Come delle bandiere”, ha raccontato il tenente Justin Dougherty, della Guardia Costiera. “Ho deciso di fare un altro giro e ho scoperto che erano tre persone che agitavano dei drappi fatti con stoffa e plastica”. Un vero miracolo. “Direi straordinario, incredibile”, ammetterà ai media lo stesso Dougherty. “Non so come abbiano fatto a sopravvivere. Mi sorprende che fossero in così buone condizioni”.

L’unità ha avvertito una pattuglia che incrociava in zona e ha chiesto di dirigersi verso Cayo Anguilla con cibo e acqua. Una volta soccorsi, i due uomini e la donna hanno spiegato la loro avventura, con la barca che si cappottava a poche decine di metri dall’isola, la nuotata fino a riva e la lunga sopravvivenza. Sono stati ricoverati al Lower Keys Medical Center di Key West, in Florida. Presto si capirà se si tratta di migranti o pescatori naufragati. Resta l’eccezionalità della loro sopravvivenza. “Non ricordo un solo caso di soccorso di naufraghi rimasti su degli scogli per oltre un mese”, ha detto il tenente Dougherty al Sun Sentinel.