LONDRA. "First reaction: shock", come direbbe qualcuno. E anche qui, come per la Ue, il problema sembra essere AstraZeneca. Perché ora le dosi di vaccino anti Covid cominciano a scarseggiare decisamente pure nel Regno Unito, e non solo in Europa. Per questo, ieri, il Ministero della Salute britannico ha inviato una lettera ai centri vaccinali principali del Paese e ai medici di base: dal 29 marzo, si legge, ci sarà “una significativa riduzione della consegna e delle disponibilità delle dosi di vaccino anti Coronavirus”, il che nell’understatement britannico sta per un crollo, o giù di lì, rispetto alle aspettative e ai piani. “Quindi”, continua la missiva, “nel mese di aprile andranno somministrate preventivamente le seconde dosi di vaccino”.
La strategia Johnson
È un duro colpo alla strategia vaccinale del governo di Boris Johnson, che sinora è stata stellare in Europa, grazie al vantaggio ottenuto anche dalla Brexit e di conseguenza dalla maggiore libertà di azione che sinora ha avuto il primo ministro, oltre al proficuo connubio “casalingo” con l’università di Oxford e la multinazionale britannico-svedese di AstraZeneca. Proprio ieri, il ministro della Salute Matt Hancock ha annunciato il traguardo delle 25 milioni di inoculazioni sinora ai residenti britannici e questa settimana si raggiungerà il 50% della popolazione adulta già parzialmente immunizzata. Un successo enorme rispetto ai ritardi dell’Europa.
E ora che succede? Il governo Johnson riconosce la battuta di arresto, ma per adesso non ha rivisto gli obiettivi originari: ovvero, tutta la popolazione adulta vaccinata entro la fine di luglio e gli over 50 entro aprile. Successivamente, ieri lo stesso Hancock ha ammesso che, “come era previsto, ci possono essere sempre intoppi o ritardi, e stavolta è successo”. Più pragmaticamente, si scenderà, non si sa ancora quanto, dalle 500mila dosi di vaccino anti Covid somministrate ogni giorno (Pfizer 60% e AstraZeneca 40% circa sinora nel complesso).
Il problema è che il governo ha scelto la strategia, poi emulata da molti altri Paesi europei, di ritardare la seconda dose fino a 12 settimane. L’obiettivo originario, per i prossimi mesi, era quello di arrivare a un milione di inoculazioni al giorno, in modo da somministrare le seconde dosi previste e continuare con il ritmo attuale per le prime. Questo, con ogni probabilità, non sarà possibile nelle prossime settimane. Dunque, nel mese di aprile, si penserà solo a completare l’immunizzazione dei cittadini che hanno già ricevuto la prima dose e coprire tutti gli over 50. A questo punto, gli under 50 in Regno Unito dovranno aspettare come minimo fino a maggio per ricevere la loro prima dose. Questo potrebbe avere un impatto, tra le altre cose, anche sui loro piani estivi, perché è possibile che alcuni Paesi non accetteranno viaggiatori dall’estero con una sola somministrazione di vaccino anti Covid.
Le ragioni del ritardo
Ma che cosa ha causato questo ritardo sulla tabella di marcia di immunizzazione britannica, sinora fulminea? Il governo Johnson impone sempre la massima segretezza sulle fonti di fornitura di vaccino, tanto che non ha mai comunicato il numero di dosi a disposizione nel Paese. Ieri sera, si speculava molto sulle conseguenze oltremanica dello stop all’export di vaccini annunciato ancora una volta ieri dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, ieri accusata di “metodi dittatoriali” dal ministro degli Esteri britannico Dominic Raab e oggi sbertucciata dai tabloid ma anche da giornali conservatori più moderati come il Times per la sua “strategia protezionistica e pericolosa” sui vaccini. Del resto, al di là di Oxford-AstraZeneca, anche tutte le dosi inglesi del vaccino di Pfizer sono prodotte nella Ue.
In realtà, a quanto si apprende da Downing Street, il problema annunciato ieri sarebbe dovuto a un ritardo di fornitura di circa una decina di milioni di dosi di AstraZeneca che dovevano essere prodotte in India, dal Serum Institute, e spedite in Regno Unito. Dove, sempre secondo fonti di governo, la catena di produzione locale “procede invece regolarmente”.