"Dieci anni dopo la morte di Bin Laden l'America convive ancora con il fantasma dell'Afghanistan"
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - "L'operazione Neptun's Spear che 10 anni fa portò alla morte di Osama Bin Laden fu una missione audace e di enorme successo. Incredibilmente ben gestita, tenuta segreta per settimane. La tensione di quel giorno è immortalata per sempre dal celebre scatto di Pete Souza nella Situation Room della Casa Bianca. Ma chi avrebbe potuto immaginare, solo il giorno prima, che Barack Obama aveva appena dato un ordine così grave, guardandolo raccontare barzellette ai reporter durante la tradizionale cena dei corrispondenti?" Ian Bremmer, celebre analista politico e fondatore del think-tank Eurasia Group, ricorda così il blitz condotto nella notte fra il 1 e il 2 maggio dal "Team6", l'unità d'élite dei Navy Seals, nel compound dove si nascondeva lo "sceicco del terrore" Osama Bin Laden, fondatore dell'organizzazione terroristica Al Qaeda e mente degli attacchi all'America dell'11 settembr…
NEW YORK - "L'operazione Neptun's Spear che 10 anni fa portò alla morte di Osama Bin Laden fu una missione audace e di enorme successo. Incredibilmente ben gestita, tenuta segreta per settimane. La tensione di quel giorno è immortalata per sempre dal celebre scatto di Pete Souza nella Situation Room della Casa Bianca. Ma chi avrebbe potuto immaginare, solo il giorno prima, che Barack Obama aveva appena dato un ordine così grave, guardandolo raccontare barzellette ai reporter durante la tradizionale cena dei corrispondenti?" Ian Bremmer, celebre analista politico e fondatore del think-tank Eurasia Group, ricorda così il blitz condotto nella notte fra il 1 e il 2 maggio dal "Team6", l'unità d'élite dei Navy Seals, nel compound dove si nascondeva lo "sceicco del terrore" Osama Bin Laden, fondatore dell'organizzazione terroristica Al Qaeda e mente degli attacchi all'America dell'11 settembre 2001. "Fino a quella notte nessuno aveva mai sentito parlare di Abbottabad, polverosa cittadina del Pakistan. Lo sforzo di rintracciare Bin Laden fu davvero una delle operazioni segrete meglio gestite della storia moderna: una missione rischiosa che comportava, fra l'altro la violazione del territorio sovrano di un alleato".
Cosa significò quell'operazione per gli Stati Uniti?
"Bin Laden era il responsabile del peggior attacco terroristico mai condotto su suolo americano. L'America non avrebbe potuto trovar pace se, in un modo o nell'altro, non fosse stata fatta giustizia. Fu una grande vittoria per l'amministrazione di Barack Obama. E anche per i militari americani, per la coalizione tutta. L'uccisione di Bin Laden, d'altronde, indebolì davvero Al Qaeda anche se non portò la sua fine".
Venerdì, alla vigilia di quell'anniversario e in coincidenza con l'inizio del ritiro delle truppe dall'Afghanistan confermato dal presidente Joe Biden, Al Qaeda è tornata a minacciare gli Stati Uniti: "La guerra non è finita, continuerà fino a quando non sarete stati del tutto espulsi dal mondo islamico..."
"Già, l'intervista rilasciata a Cnn di due fonti anonime e condotta attraverso intermediari. Non dico che non si tratti di affiliati all'organizzazione, ma non mi sembra una minaccia particolarmente preoccupante. Detto questo è vero che la guerra in Afghanistan non è finita. E continuerà pure quando usciremo dal Paese dove pure siamo rimasti 20 anni e dove abbiamo speso più di 1000 miliardi di dollari, impelagati in una guerra dove più di 2000 americani sono morti insieme a 40 mila civili afgani. Purtroppo, con l'uscita degli Stati Uniti è quasi certo che l'attuale governo crollerà e i talebani riprenderanno il controllo di parte del Paese. Con implicazioni, in termini di diritti umani, terribili. Una situazione che darà senz'altro la possibilità di rialzare la testa ai gruppi islamici radicali. E di cui, in futuro, ci dovremo preoccupare ancora".
Sta dicendo che ritirarsi dall'Afghanistan non è una buona idea?
"La situazione è complessa. La permanenza militare in Afghanistan è molto impopolare qui negli Stati Uniti: il 70 per cento degli americani vuole il ritiro. Anche perché in due decenni poco è cambiato. E, soprattutto, c'è il concreto rischio che il governo locale cada anche se restiamo: e non potrebbe esserci prospettiva peggiore per l'amministrazione Biden. L'errore, semmai, è stato decidere di uscire senza consultarci con i partner della coalizione. Che infatti non l'hanno presa bene: la considerano una mossa all'insegna di "America First". Non hanno torto, ma parliamoci chiaro: oggi il pericolo determinato dal terrorismo islamico riguarda più l'Europa che gli Stati Uniti".
L'Afghanistan, insomma, rischia di tornare a essere la culla del terrorismo...
"Non c'è dubbio. Appena gli americani se ne saranno andati, le organizzazioni terroristiche torneranno a colonizzare quello che per loro è sempre stato un Eden. Uno dei Paesi più poveri al mondo, dove non c'è lavoro, non c'è istruzione. Devastato da decenni di guerre, anche interne. La giusta decisione, per gli americani, sarebbe stata quella di restare sul campo quanto meno come consiglieri degli alleati. Una soluzione di compromesso, che per il momento, però, non è sul tavolo".
C'è un nuovo Bin Laden all'orizzonte?
"Per ora no. Nessuno dei leader terroristi in questo momento ha il suo carisma, la sua capacità di fare adepti, la sua malvagia visionarietà".
Fra pochi mesi sarà il ventesimo anniversario dell'11 settembre. Biden ha scelto proprio quella data per ultimare il ritiro dall'Afghanistan.
"Una scelta simbolica che non condivido. È un regalo ai talebani, un'opportunità di propaganda. Qui in America quel giorno ha segnato un'epoca, un'intera generazione. Io stesso ricordo ancora il fumo, l'odore della morte. Chiunque l'ha vissuto, tanto più qui a New York, non può prescindere dal ricordare l'orrore di quella giornata. Indimenticabile. Forse se fossimo usciti dall'Afghanistan l'11 settembre di dieci anni fa, dopo la morte di Bin Laden avrei capito. Ma oggi, con i talebani a rialzare la testa, lo trovo un clamoroso errore".