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Aisha Sultana, la modella e regista che prova a salvare l'ultimo paradiso indiano minacciato dal turismo

La spiaggia di una delle isole Lakshadweep (agf)
La donna guida la battaglia di ambientalisti e comunità tribali contro il commissario governativo Praful Khoda Patel, l’uomo che ha messo in subbuglio con progetti faraonici di sviluppo un piccolo e pacifico arcipelago di pescatori musulmani al largo delle coste tra Karnataka e Kerala: le isole Lakshadweep. Ma associa il suo nome anche all'espandersi del Covid tra gli indigeni dell'arcipelago Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima cliccate qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica cliccate qui
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BANGKOK. Certo non deve fare piacere a nessuno sentirsi chiamare “un’arma biologica”. Ma ognuno potrà giudicare dai fatti se la modella, attrice e regista indiana Aisha Sultana ha avuto ragione o meno a usare questa esatta espressione verso il “commissario” governativo Praful Khoda Patel. E’ l’uomo che ha messo in subbuglio con progetti faraonici di sviluppo un piccolo e pacifico arcipelago di pescatori musulmani al largo delle coste tra Karnataka e Kerala. Ma ultimamente associa il suo nome anche all’inedito espandersi della seconda ondata di Covid nelle isole degli indigeni.

E’ inconfutabile che prima dell’arrivo di Patel non c’era stato …

BANGKOK. Certo non deve fare piacere a nessuno sentirsi chiamare “un’arma biologica”. Ma ognuno potrà giudicare dai fatti se la modella, attrice e regista indiana Aisha Sultana ha avuto ragione o meno a usare questa esatta espressione verso il “commissario” governativo Praful Khoda Patel. E’ l’uomo che ha messo in subbuglio con progetti faraonici di sviluppo un piccolo e pacifico arcipelago di pescatori musulmani al largo delle coste tra Karnataka e Kerala. Ma ultimamente associa il suo nome anche all’inedito espandersi della seconda ondata di Covid nelle isole degli indigeni.

E’ inconfutabile che prima dell’arrivo di Patel non c’era stato un singolo caso di contagio tra i 65mila residenti delle dieci isolette del Mare arabico ad alta densità demografica chiamate Lakshadweep. Le rigide norme imposte dai capi dei vecchi Panchayat per chiudere l’arcipelago abitato a ogni ingesso dalla terraferma, avevano fino a qualche mese fa impedito un’epidemia letale per genti che non hanno accesso a buoni ospedali se non attraversando il mare. Ma c’è molto più nella sferzante battuta che è già costata alla popolare Aisha Sultana addirittura una denuncia penale per sedizione, reato punito con pene pesanti e per il quale decine di attivisti e dissidenti in  tutta l’India sono ancora in carcere o in attesa di processo.

Sultana è nata 37 anni fa su uno dei 10 atolli chiamato Chetlath e largo appena 1 km e 174 metri quadri, ma nella biografia artistica viene dal Bangladesh, anche se nelle isole ha vissuto lunghissimo tempo e si considera figlia di questi mari. L’insieme delle Lakshadweep emerse non supera i 32 km, però la superfice marittima occupata è di ben 4200 km, dislocati lungo rotte commerciali e petrolifere tra il Golfo Persico e l’Asia orientale. C’è qui una striscia chiamata per la sua latitudine Canale dei 9 Gradi, dove l’intenso traffico navale è attentamente monitorato dalla Marina indiana della vicina Kochi. A non troppa distanza  c’è dagli anni ’60 anche la base americana di Diego Garcia.

Nei villaggi di capanne dei pescatori musulmani la vita ha continuato a scorrere con i ritmi di sempre e prima del ciclone Patel, non c’erano troppi dissapori con l’élite del 10 per cento di impiegati governativi. Ma come aveva già fatto in passato altrove, “Il commissario” ha licenziato molti dei precedenti amministratori e creato malumore e rabbia in tutta la comunità. 

Ambientalisti e giornalisti indipendenti hanno sollevato il caso Patel-Lakshadweep a livello nazionale, però nessuno con l’effetto sollevato da Aisha anche coi suoi documentari, dedicati a una causa che la vede nel ruolo di paladina pubblica degli altri isolani senza voce. Popolarissima come attrice di successo e regista, da quando è arrivato “il commissario” si è dedicata sempre più spesso a denunciare la minaccia non solo della nuova mutazione Delta o “indiana” del Covid, ma del vecchio ceppo di un virus chiamato ormai anche dai ribelli dell’Isola ’”Variante Patel”. Non solo attacca – spiega l’attrice - il sistema immunitario degli uomini, ma di un intero ambiente che senza difese legali dalle speculazioni non ha speranze di sopravvivere. 

Di legalità il Commissario si è preoccupato poco quando pochi mesi fa ha comunicato senza chiedere il parere a nessuno una pesante invasione di cemento con il “Progetto di sviluppo per Lakshadweep”che sconvolgerà il fragile ecosistema di isole coralline già minacciate dall’innalzamento degli oceani per i cambi climatici. Amministratore dell’apposito organismo è lo stesso Patel, reso titolare del diritto di autorizzare qualunque opera, edilizia, stradale, di servizi “ritenuta necessaria per lo sviluppo economico”. Uno dei piani più significativi tra quelli annunciati per il suo prevedibile impatto ecologico è la costruzione di oltre 1000 stanze per ospitare i turisti che metteranno a dura prova le risorse d’acqua (ne occorrono 700 litri al giorno contro i 200 dei locali) e il futuro di un fragilissimo paradiso non più elevato di due metri dal livello del mare. 

Nella sua scheda artistica, alla domanda su casta e religione, Aisha Sultana risponde semplicemente “indiana”. Ma la sua gente e il suo spirito musulmano hanno avuto un sussulto quando “il commissario” ha imposto il giorno stesso del suo arrivo una regola che impedisce di fare più di due figli se si intende ottenere un posto pubblico tra il 10 per cento dei privilegiati “babu” dei servizi governativi. Chiaramente provocatoria per la comunità islamica è stata anche la seconda mossa: togliere dai menù delle scuole ogni tipo di carne come avviene negli altri stati induisti. E poi la terza: ri-autorizzare la vendita di alcool.

La sua fama aveva anticipato l’arrivo nel dicembre 2000 del commissario Patel definito “agente e rullo compressore” del governo nazionale nelle sacche di resistenza contrarie alle “aree di sviluppo” pianificate a Delhi. Tutti vennero a sapere ciò che nello stesso ruolo di Amministratore aveva fatto per conto del partito religioso di Narendra Modi a Daman e Diu, altra delicata oasi di biodiversità più a nord vicino a Goa, la ex capitale degli hippy. A Diu in particolare sono state demolite su suo ordine per nuovi insediamenti turistici e commerciali capanne di pescatori, nonché vecchie case ed edifici di epoca portoghese. Con un piccolo “golpe” il Commissario licenziò in una sola notte dal dipartimento dei lavori pubblici 560 membri delle comunità tribali.

A rendere particolarmente rilevante la battaglia di Aisha e della sua gente contro “il commissario” ritenuto un perfetto alieno, è il parallelo con le tante Diu e Lakshadweep disseminate nell’India del progresso che si battono per l’ambiente e i diritti dei popoli indigeni o più deboli. Ad ammirare Aisha e a schierarsi con lei in blocco contro le pesanti accuse rivolte da un esponente del Bjp regionale non sono stati solo i suoi parenti e compagni attivisti, ma gli stessi membri del partito delle isole. In 15 si sono dimessi in blocco con questa lettera all’autore della denuncia per sedizione, il loro presidente regionale Abdul Khader Haji: “Quando i militanti del BJP, incluso tu stesso – scrivono - hanno protestato con la gente contro le azioni antidemocratiche (il piano di sviluppo non ammette contestazioni), hai presentato una denuncia falsa e ingiustificata contro la sorella di Chetlath (Aisha) e stai rovinando la sua famiglia e il suo futuro. Hai la nostra forte obiezione e rinunciamo all'appartenenza al BJP”.

Che si tratti di una genuina lotta popolare per l’ambiente lo dimostra la vastità dello schieramento protezionista a difesa di Lakshadweep. Tutti considerano una discussione sulla sorte dell’arcipelago l’esempio di ciò che i progettisti del turismo futuro dovrebbero apprendere dalla crisi del Covid, ovvero come preservare la natura dei luoghi e lasciare che le comunità locali seguano le loro abitudini e professioni ancestrali, senza dipendere da chi gli chiede pagare un prezzo troppo alto per l’inevitabile progresso.  

Se il regista Cameron pensasse a un altro seguito del film Avatar potrebbe benissimo essere ambientarlo qui, tra le sue rinomate barriere coralline da poco rivitalizzate, le sabbie colorate, il mare blu attorno, verde smeraldo e turchese nella moltitudine di spiagge e lagune formate dai millenni. Nelle dieci isole e altrove in tutte le oasi pristine del Continente indiano che seguono la loro sorte, si combatte una guerra contro i predatori della razza umana qui identificata con l’ "arma biochimica" Patel. Gli indigenti dicono che, una volta risvegliato, sarà difficile contenere lo spirito ancestrale di questa Pandora del Mare arabico, dove gli aborigeni animisti si islamizzarono 14 secoli fa.

Resta da sapere fin dove si spingerà con i suoi piani il Commissario. Infatti per lui e il suo partito le isole sono, prima che un patrimonio da preservare, un feudo di potere troppo legato attualmente al governo progressista-comunista del Kerala. Incarico di Patel è quello di passarlo sotto il controllo dello stato del Karnataka dove il Bjp ha una solida maggioranza da ben tre legislature.