Il politologo tedesco informatore dei servizi e spia per la Cina
di Tonia Mastrobuoni , di Tonia MastrobuoniBERLINO. Il suo taxi è già arrivato sotto al portone per portarlo all’aeroporto, dove deve intraprendere l’ennesima missione segreta, quando un paio di volanti con le sirene spiegate gli inchiodano davanti. Gli agenti scendono dalle auto e gli sventolano sotto al naso un mandato di perquisizione. È l’alba del 23 novembre del 2019. E per Klaus Lange si chiude una lunga carriera da servitore di due padroni, da agente segreto per la Germania e la Cina. Ieri, dopo lunghe indagini, Lange è stato arrestato su ordine della Procura federale, mentre tornava da un soggiorno in Italia. Ed è lì, segnatamente in Alto Adige, che la spia ha allungato i suoi tentacoli, secondo la ricostruzione della tv tedesca Ard. Per dieci anni ha spiato per conto delle barbe finte cinesi e tedesche anche in Italia, senza che nessuno se ne accorgesse.
BERLINO. Il suo taxi è già arrivato sotto al portone per portarlo all’aeroporto, dove deve intraprendere l’ennesima missione segreta, quando un paio di volanti con le sirene spiegate gli inchiodano davanti. Gli agenti scendono dalle auto e gli sventolano sotto al naso un mandato di perquisizione. È l’alba del 23 novembre del 2019. E per Klaus Lange si chiude una lunga carriera da servitore di due padroni, da agente segreto per la Germania e la Cina. Ieri, dopo lunghe indagini, Lange è stato arrestato su ordine della Procura federale, mentre tornava da un soggiorno in Italia. Ed è lì, segnatamente in Alto Adige, che la spia ha allungato i suoi tentacoli, secondo la ricostruzione della tv tedesca Ard. Per dieci anni ha spiato per conto delle barbe finte cinesi e tedesche anche in Italia, senza che nessuno se ne accorgesse.
Nei computer e negli hard disk sequestrati due inverni fa gli inquirenti tedeschi hanno trovato molte prove della sua lunga attività di spionaggio per Pechino. E non è un caso che l’abbiano fermato quella mattina di novembre del 2019: con sua moglie, Lange stava partendo per Macao, dove avrebbe dovuto incontrare alcuni funzionari cinesi. I suoi referenti.
Dietro una carriera insospettabile, da autorevole politologo e funzionario della prestigiosa Hanns-Seidel-Stiftung, la fondazione della Csu (gli alleati bavaresi del partito di Merkel), la spia settantacinquenne ha nascosto per decenni una fervida attività da spia. Da oltre mezzo secolo, secondo l’Ard, l’agente segreto avrebbe lavorato per i servizi interni federali come «collegamento informativo»: non come dipendente, ma come informatore pagato. Ieri Lange è apparso davanti ai giudici di Monaco. La Fondazione Hanns-Seidel ha fatto sapere ieri di non avere «alcuna idea» delle attività segrete del suo ex dipendente.
Sin dagli anni Ottanta, grazie ai suoi viaggi legati all’attività di rappresentante della Hanns-Seidel e di docente, Lange avrebbe raccolto informazioni preziose nell’ex Unione sovietica e poi in Russia, nei Balcani, in Sudafrica e in Asia. E nel Bnd, l’agenzia di intelligence “esterna”, il politologo bavarese si sarebbe fatto notare. Avrebbe avuto rapporti con i vertici: «Andava e veniva dal quartier generale» a Pullach, vicino a Monaco, racconta l’Ard citando fonti dei servizi.
Quando va in pensione, la sua attività non si ferma. Anzi. Fonda l’Institut für transnationale Studien e intensifica la sua attività di relazioni e di spionaggio, sdoppiandola tra la sede in Baviera e quella a Gais, un paesino delle Dolomiti. Nella sede italiana, Lange attira nomi di prestigio, secondo la ricostruzione della Süddeutsche Zeitung: un presidente del think tank americano Issa, un direttore dell’Accademia delle Scienze russa, un ambasciatore pachistano.
Del board della sede italiana dell’istituto hanno fatto parte tra gli altri Martha Stocker, ex esponente di spicco della Südtiroler Volkspartei ed ex vicepresidente del consiglio provinciale di Bolzano, e il parlamentare serbo Zoran Dragisic. Il sito web dell’istituto è attualmente inaccessibile. Secondo Formiche, avrebbe organizzato negli anni conferenze sull’Iran, sul Myanmar, sulle “dinamiche del Sud Asia”, persino sulla “pirateria somala” nel Mar meridionale cinese. Nella sede delle Dolomiti, Lange continua a spremere per quasi dieci anni i suoi ospiti per conto del Bnd. E forse, non solo. Perché nel frattempo c’è un colpo di scena.
Nel 2010, mentre è a Shanghai per una conferenza all’Università Tongji, Lange viene avvicinato da funzionari cinesi dell’intelligence. Vogliono reclutarlo. Lui, almeno così ha sostenuto davanti ai magistrati, informa subito il Bnd tedesco. Ma negli anni i dettagli che Lange trasmette all’intelligence tedesca sui suoi contatti cinesi diventano sempre più rarefatti. Eppure, da Pechino gli hanno fornito mezzi tecnologici sofisticati per trasmettere informazioni in Cina.
Quello che la Procura federale ha reso noto ieri è che dal 2010 al 2019 «l’accusato ha fornito regolarmente informazioni ai servizi segreti cinesi, prima e dopo visite di Stato o conferenze multinazionali ma anche su determinati input. Informazioni che si procurava principalmente dalle sue numerose, importanti fonti politiche conquistate grazie all’attività dell’Istituto. Per i suoi servizi l’accusato riceveva un rimborso dei viaggi e un compenso economico».
Non è chiaro se i cinesi sapessero che il politologo fosse già un agente tedesco. Secondo Ard «non ha tradito colleghi dei servizi tedeschi». E quando i cinesi gli hanno chiesto di raccogliere informazioni al Congresso mondiale degli Uiguri, che ha sede a Monaco, Lange si sarebbe rifiutato.