Alok Sharma, presidente di Cop26: “Questo decennio sarà cruciale per decidere il nostro futuro"
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - "Dopo la storica intesa del G7 sul clima, ora siamo di fronte a un altro bivio cruciale prima della Cop26 di novembre a Glasgow: il G20 ministeriale a Napoli ha il dovere e la responsabilità di agire. In gioco c'è la sopravvivenza del pianeta".
Alok Sharma, 53 anni, inglese, già pluri-ministro conservatore, parla con Repubblica prima di partire per l'Italia: è il presidente della Cop26, il vertice Onu sul clima co-organizzato da Regno Unito e Italia "che deciderà le nostre vite e soprattutto quelle dei nostri figli". Per questo vitale obiettivo, da mesi Sharma gira il mondo per coordinare gli sforzi e facilitare un'intesa globale sul clima: "È come fare il Dj", scherza, "devi mettere la musica giusta per far ballare più persone possibili".
LONDRA - "Dopo la storica intesa del G7 sul clima, ora siamo di fronte a un altro bivio cruciale prima della Cop26 di novembre a Glasgow: il G20 ministeriale a Napoli ha il dovere e la responsabilità di agire. In gioco c'è la sopravvivenza del pianeta".
Alok Sharma, 53 anni, inglese, già pluri-ministro conservatore, parla con Repubblica prima di partire per l'Italia: è il presidente della Cop26, il vertice Onu sul clima co-organizzato da Regno Unito e Italia "che deciderà le nostre vite e soprattutto quelle dei nostri figli". Per questo vitale obiettivo, da mesi Sharma gira il mondo per coordinare gli sforzi e facilitare un'intesa globale sul clima: "È come fare il Dj", scherza, "devi mettere la musica giusta per far ballare più persone possibili".
Prima però c'è il G20 sul clima di oggi a Napoli. Che cosa dobbiamo aspettarci?
"Il momento è favorevole. Al G7 per la prima volta i Grandi si sono accordati su "zero emissioni" entro il 2050, un taglio netto entro il 2030, la rinuncia ai combustibili fossili, 100 miliardi all'anno ai Paesi in via di sviluppo per investire in energia pulita, che dovranno essere migliaia di miliardi dal 2025 in poi. Ora però arriva la sfida vera, il G20, che rappresenta oltre l'80% delle emissioni nel mondo e dell'economia globale. A Napoli si deciderà molto anche per la Cop26 e il suo obiettivo numero uno: tenere l'innalzamento delle temperature sotto 1,5 gradi. Spero che questi 20 Paesi trovino una quadra. Di certo, l'Italia guidata da Mario Draghi può essere decisiva: la leadership e l'attitudine costruttiva del vostro premier sono molto positive".
Uno dei principali ostacoli sarà però la Cina.
"È vero, ci sono Paesi che ancora non si sono impegnati allo stesso modo. A Napoli non sarà di certo una passeggiata. Ma bisogna seguire la scienza, e pensare al di là del proprio steccato. Lo abbiamo visto con le ultime, devastanti alluvioni, anche in Cina. I leader devono reagire, adesso. Non possiamo più aspettare. L'impatto del "climate change" sta già influenzando la vita di milioni di persone. Questo decennio sarà cruciale per il nostro futuro".
Questo G20, e poi soprattutto la Cop26 di novembre, sono la nostra ultima speranza per salvare il mondo?
"Sì. Per un bambino che nasce ora, il futuro del suo pianeta sarà deciso prima che abbia completato le scuole elementari. Non possiamo fallire".
Lei è ottimista sulla Cop26 che presiede?
"Sì. Quando ci siamo presi questo impegno insieme all'Italia, allora meno del 30% dell'economia globale aveva come obiettivo "zero emissioni". Adesso oltre il 70%. Ma bisogna andare avanti e lo ripeterò al G20".
Taglio emissioni, più rinnovabili: i governi ancora lontani dagli impegni presi per salvare il clima
Quindi la Cop26 si farà? Causa Covid, ci sono stati molti dubbi.
"Sì. Serve una Cop26 in presenza, ci dobbiamo guardare negli occhi per fare il nostro meglio in questo momento storico. Tutti i Paesi sono d'accordo".
Lei ha iniziato la carriera nella finanza e nella City di Londra. Quanto sta davvero contribuendo il settore privato e finanziario per l'ambiente?
"Anni fa non sarebbe venuto nessuno di finanza e privati ad ascoltarci. Oggi, invece, per loro è un tema centrale. In questi mesi abbiamo parlato con banche, fondi, istituzioni finanziarie, l'inviato speciale dell'Onu Mark Carney ci ha aiutato parecchio. Risultato: ben 80mila miliardi di asset privati si sono impegnati per una crescita pulita. Molti privati e banche hanno capito che conviene: è la migliore chance per investire dopo la Rivoluzione industriale, preservando crescita e lavoro. Negli ultimi 30 anni, l'economia britannica è cresciuta dell'80% tagliando le emissioni del 40%. Ergo, è possibile".
Da presidente Cop26, lei sta girando il mondo per coordinare gli sforzi. Che cosa l'ha più preoccupata?
"Ad Antigua e Barbuda, dove c'è ancora devastazione per l'uragano del 2017, gli abitanti mi hanno consegnato un messaggio: per loro, non superare i 1,5 gradi di innalzamento di temperatura è la sopravvivenza. Un esempio che spiega quanto vitali siano questo G20 e la Cop26".
E la cosa che l'ha colpita di più positivamente?
"I giovani attivisti ambientali nel mondo. C'è un impegno straordinario, ovunque. Parlano al potere, mettono i leader di fronte allo specchio. La loro generazione sarebbe la più colpita dal cambiamento climatico. Dobbiamo ascoltarli".