Sei mesi dal golpe in Birmania: morti, miseria e l'esplosione del Covid
di Raimondo Bultrini , di Raimondo BultriniBANGKOK - La rivoluzione era cominciata da un pezzo quando a maggio la pacifica insegnante e rinomata poetessa birmana Myint Myint Zin pubblicò il suo ultimo verso: "Scendete nelle strade come cani pazzi". E' stato uno dei tanti slogan emotivi che altri poeti hanno pagato con la vita per incitare i giovani della disobbedienza civile a sfidare la repressione sanguinosa dei militari che dal golpe del primo febbraio avevano già ucciso centinaia di oppositori nelle strade e nelle case. "Sparano alla testa, ma non sanno che la rivoluzione è nel cuore", scrisse un altro poeta ucciso a maggio dopo torture e orrende mutilazioni in una cella di Shwebo, nel Sagaing.
Ripercorrendo i sei mesi trascorsi da quell'alba che segnò con l'arresto di Aung Suu Kyi la fine di un sogno democratico durato più o meno otto anni, è inevitabile constatare come la giunta golpista guidata dal comandante dell'esercito Min Aung Hlain…
BANGKOK - La rivoluzione era cominciata da un pezzo quando a maggio la pacifica insegnante e rinomata poetessa birmana Myint Myint Zin pubblicò il suo ultimo verso: "Scendete nelle strade come cani pazzi". E' stato uno dei tanti slogan emotivi che altri poeti hanno pagato con la vita per incitare i giovani della disobbedienza civile a sfidare la repressione sanguinosa dei militari che dal golpe del primo febbraio avevano già ucciso centinaia di oppositori nelle strade e nelle case. "Sparano alla testa, ma non sanno che la rivoluzione è nel cuore", scrisse un altro poeta ucciso a maggio dopo torture e orrende mutilazioni in una cella di Shwebo, nel Sagaing.
Ripercorrendo i sei mesi trascorsi da quell'alba che segnò con l'arresto di Aung Suu Kyi la fine di un sogno democratico durato più o meno otto anni, è inevitabile constatare come la giunta golpista guidata dal comandante dell'esercito Min Aung Hlaing sia riuscita nell'intento di mortificare lo spirito combattente delle grandi masse di studenti e dissidenti che hanno sfidato la morte ogni giorno per mesi. Le mille morti della repressione, le migliaia di arresti e torture, hanno ridotto il vasto movimento ad agguerriti ma sparuti nuclei di irriducibili, molti dei quali arruolati nei gruppi armati etnici.
Questo non vuol dire che il movimento pacifico sia morto, però nessuno è disposto a scendere più in strada "come un cane pazzo", e si applicano metodi di resistenza sempre più organizzati e meno suicidi. Ma il prezzo è altissimo. Gli attacchi agli impianti elettrici e alle fabbriche cinesi condotti dalle neocostituite "Forze di Difesa cittadine", come lo sciopero delle bollette pagate solo da una minoranza di utenti, sono un colpo auto-inferto alle stesse economie familiari e alla prospettiva di una ripresa del Paese, che secondo la Banca mondiale si avvia a raddoppiare quest'anno il tasso di povertà.
Ma è la sfida al sistema sanitario pubblico lanciata da migliaia di medici e infermieri a richiedere il sacrificio più alto. Gli scioperi stanno già avendo effetti pesanti sulla già catastrofica situazione di cliniche e ospedali. In questa ultima settimana, il tasso di mortalità è stato di 6,29 decessi per milione di persone, più del doppio di quello indiano al culmine della crisi di maggio.
Ma a preoccupare sono le previsioni delle Nazioni Unite secondo le quali entro un paio di settimane "la metà della popolazione sarà contagiata". A conti fatti, oltre 22 milioni di persone. "Questa regione è suscettibile di sofferenze ancora maggiori a causa del fatto che il Myanmar è diventato uno stato super-diffusore", ha detto al Guardian l'inviato per i Diritti umani Tom Andrews. E' un fatto che con poco più del 3 per cento di vaccinati, il Myanmar costituisce già una seria minaccia per gli stessi Paesi vicini.
Da nord a sud del Myanmar gli ospedali sono completamente pieni e molti malati gravi non hanno altra scelta che curarsi o morire a casa, come dimostra l'impennata delle cremazioni e delle sepolture da un mese a questa parte, nonché delle richieste di cilindri di ossigeno spesso introvabili. Min Aung Hlaing ha negato ogni carenza incolpando i familiari di acquistare più bombole del necessario e i ribelli di danneggiare il sistema sanitario.
Nella storia del golpe resteranno molti aspetti oscuri anche se è ormai evidente che Aung San Suu Kyi era di fatto ostaggio dei militari già prima che venisse arrestata e deposta con la scusa che il suo partito, la Lega per la democrazia, aveva commesso vasti e indimostrati brogli elettorali. Di certo su può dire che in questi mesi il controllo su telefoni e Internet è stato un altro dei punti di forza dei militari, che hanno acquistato sofisticate tecnologie da diversi Paesi compresa l'Italia e costretto le compagnie di telefonia a rivelare l'identità dei propri utenti.
La debolezza della comunità internazionale è stata esposta dall'inefficacia delle sanzioni americane e in parte europee contro le quali i generali hanno usato lo scudo finanziario e politico della Cina, sempre più coinvolta nello sfruttamento delle risorse e nelle vie di comunicazione tra lo Yunnan e l'Oceano indiano per posizionarsi strategicamente a Ovest.
Con queste premesse geopolitiche l'esercito non teme di continuare a perdere la faccia a livello internazionale. Dall'inizio delle proteste a quel 24 marzo sono stati almeno 20 i minorenni uccisi, un segnale della crudeltà dei militari che sono giunti a impedire l'assistenza delle ambulanze ai manifestanti feriti e ora tolgono le bombole di ossigeno alla popolazione per deviarli sui soldati e le loro famiglie. L'opposizione dispone solo di uno strumento internazionale finora poco efficace, come il Governo di Unità nazionale, organismo virtuale creato da ex deputati della Lnd esuli e formato per la prima volta anche da partiti etnici, oltre ad alcune formazioni armate indipendentiste come quelle dei Kachin, Karen e Chin.
La situazione dal punto di vista umanitario è così delicata che nessuno scommette su una fine prossima. Nelle città ogni notte da sei mesi le famiglie dei militanti della disobbedienza civile dormono con l'orecchio alla porta e un occhio alla finestra nel timore di un raid della polizia. Anche i più coraggiosi che alle 8 di sera continuano a battere con le pentole per mostrare il proprio dissenso, si azzardano sempre meno a farsi notare.
Molte strade sono controllate da informatori civili che segnalano i focolai di resistenza, e la paura avvolge intere famiglie, caseggiati, quartieri e città, dove per chiedere aiuto e cibo molti hanno iniziato a issare delle bandierine gialle o bianche fuori dalle finestre, sperando in qualche buon samaritano coraggioso. Una immagine su tutte resterà a memoria dei tanti tentativi fatti di far comprendere ai soldati il valore di ogni vita umana. Ann Rosa Nu Tawng, monaca cattolica, un mese dopo il golpe s'inginocchiò nella capitale dello Stato etnico Kachin di Myitkyina di fronte a un drappello di tadmadaw implorandoli di non uccidere altri innocenti. Ma la pietà è da tempo morta nel cuore dei militari che vedono ogni dissenso come una minaccia letale per l'unità della nazione.