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Intesa tra Cina e India per il ritiro delle truppe dal confine conteso sull'Himalaya

In una immagine satellitare forze cinesi nella zona dell'Himalaya occidentale 
I soldati di entrambi gli schieramenti dovrebbero abbandonare le loro postazioni proprio nelle vicinanze della valle di Galwan, dove si verificarono gli scontri del giugno scorso, nel cuore dell’Aksai Chin, uno dei tre settori oggetto di contesa: segnali di distensione, ma le ferite non sono rimarginate
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PECHINO. Segnali di distensione tra Cina e India dal tetto del mondo? Dopo la rissa a pietre e bastoni del 15 giugno dello scorso anno - gli scontri più violenti tra le due superpotenze da 40 anni a questa parte in cui morirono 20 soldati indiani e quattro cinesi - e dopo i colpi di avvertimento sparati a settembre violando un accordo che durava da decenni, i comandi militari sono tornati a parlarsi, provando a fare un passo indietro e ad abbassare la tensione lungo i 3.448 chilometri della frontiera sino-indiana. 

Nel weekend, riporta l’agenzia Bloomberg che cita alcuni ufficiali indiani, Pechino e Delhi avrebbero concordato il ritiro delle truppe dal confine conteso sull’Himalaya. 

I soldati di entrambi gli schieramenti dovrebbero abbandonare le loro postazioni …

PECHINO. Segnali di distensione tra Cina e India dal tetto del mondo? Dopo la rissa a pietre e bastoni del 15 giugno dello scorso anno - gli scontri più violenti tra le due superpotenze da 40 anni a questa parte in cui morirono 20 soldati indiani e quattro cinesi - e dopo i colpi di avvertimento sparati a settembre violando un accordo che durava da decenni, i comandi militari sono tornati a parlarsi, provando a fare un passo indietro e ad abbassare la tensione lungo i 3.448 chilometri della frontiera sino-indiana. 

Nel weekend, riporta l’agenzia Bloomberg che cita alcuni ufficiali indiani, Pechino e Delhi avrebbero concordato il ritiro delle truppe dal confine conteso sull’Himalaya. 

I soldati di entrambi gli schieramenti dovrebbero abbandonare le loro postazioni proprio nelle vicinanze della valle di Galwan, dove si verificarono gli scontri del giugno scorso, nel cuore dell’Aksai Chin, uno dei tre settori oggetto di contesa. La decisione sarebbe arrivata dopo il dodicesimo round di colloqui tra Pechino e Delhi, definito “costruttivo” da entrambe le parti. 

Dopo il ritiro delle truppe, scrive l’agenzia, verrà istituita una zona demilitarizzata, una sorta di zona cuscinetto, e l’area non sarà più pattugliata per evitare futuri spiacevoli faccia a faccia tra soldati indiani e cinesi. Già a febbraio i soldati si erano accordati sul ritiro dall’area del lago di Pangong Tso.

Ma quanto reggerà questo accordo? Lunedì l’Esercito di liberazione popolare ha pubblicato sul proprio account Weibo - il Twitter cinese - un altro video degli scontri di giugno. Segno che la ferita è tutt’altro che rimarginata. E non più tardi di un mese fa Delhi ha inviato al suo confine settentrionale altri 50mila soldati. Come a dire: non si sa mai. I due eserciti, del resto, sono ancora a un tiro di fucile in molte zone lungo la Linea Attuale di Controllo (Lac), il confine conteso. 

Le schermaglie tra India e Cina risalgono ormai agli anni Cinquanta, cresciute soprattutto dopo che Delhi ha garantito asilo in territorio indiano al Dalai Lama a seguito degli scontri in Tibet del 1959. Il conflitto vero e proprio scoppiò tre anni più tardi, nel 1962, in una guerra (l’unica tra i due giganti asiatici) che ha favorito Pechino. Ora, almeno a parole, abbassare la tensione è l’imperativo delle due superpotenze.