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Francia, la campagna del governo per la laicità nelle scuole bollata come “razzista” e “neocolonialista”

I manifesti della campagna governativa francese per la laicità nelle scuole 
I manifesti che accompagnano il ritorno in classe non hanno riferimenti alle religioni, ma i protagonisti hanno nomi e volti "stranieri". Critiche da parte dei sindacati e dalle opposizioni
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PARIGI - La laicità francese? Se la ricordavano tutti un po' diversa. Diversa da come l'ha dipinta il governo di Emmanuel Macron nella campagna nazionale lanciata dal ministero dell'Istruzione per promuoverla nelle scuole. Sindacati e politici denunciano: è razzista. E sui social il dibattito è acceso.


La campagna è stata annunciata su internet e consiste in otto manifesti che verranno affissi appunto negli istituti scolastici, che qui riaprono giovedì. "Permettere a Sacha e Neissa di fare il bagno insieme. Questa è la laicità" recita un volantino, e mostra un bambino dai tratti slavi che sorride in piscina insieme a una coetanea di origine araba. Su un altro è…

PARIGI - La laicità francese? Se la ricordavano tutti un po' diversa. Diversa da come l'ha dipinta il governo di Emmanuel Macron nella campagna nazionale lanciata dal ministero dell'Istruzione per promuoverla nelle scuole. Sindacati e politici denunciano: è razzista. E sui social il dibattito è acceso.


La campagna è stata annunciata su internet e consiste in otto manifesti che verranno affissi appunto negli istituti scolastici, che qui riaprono giovedì. "Permettere a Sacha e Neissa di fare il bagno insieme. Questa è la laicità" recita un volantino, e mostra un bambino dai tratti slavi che sorride in piscina insieme a una coetanea di origine araba. Su un altro è scritto "Permettere a Milhan e Aliyah di ridere per le stesse storie. Questa è la laicità", con i volti allegri ancora di un bimbo slavo e di una piccola araba. E poi ecco i nomi e i volti - tutti di alunni reali, ha spiegato il Ministero - di Imrane, Ismail, Kellijah... quasi tutti di minoranze di origini straniere. Non c'è nessun riferimento ad alcuna religione - eppure di questo parla la laicità, di religione - ma c'è un'allusione, tramite i nomi e i colori della pelle, alle minoranze etniche e religiose, come se il problema della mancanza di laicità toccasse solo loro, e non per esempio dei bianchi cattolici o protestanti.

Destra e sinistra unite

In prima linea, nel contestare la campagna, ci sono i sindacati. "Nel mescolare religione, colore della pelle e supposta origine geografica percorre una china pericolosa, quella di uno sviamento razzista e xenofobo della laicità, sostenuto da un immaginario coloniale", ha denunciato Sud Education. E se per la Cgt, il sindacato più importante, si tratta di "una campagna scandalosa che mischia luoghi comuni e strumentalizzazione di un concetto apparentemente mal digerito", per Snes-Fsu i manifesti "vanno ancora una volta di più a turbare il lavoro dei docenti che si sforzano di far comprendere e applicare questo principio della Repubblica nella sua definizione più precisa, storica e giuridica".


Le critiche politiche sono state trasversali. Non solo da parte del Partito socialista, con il consigliere regionale dell'Ile-de-France Jérôme Guedj a ironizzare sulla "impresa di presentare la laicità senza parlare di religioni, separazione di Stato e Chiesa o protezione giuridica di credenti e non". Ma perfino dall'estrema destra, con Florian Philippot dei Patrioti a constatare che i manifesti non "hanno strettamente alcun rapporto con la laicità". Mentre la deputata di La France Insoumise Danièle Obono parla di "razzializzazione dell'identità".

La gaffe del ministro

La prima reazione del ministro Jean-Michel Blanquer di fronte alle critiche non ha fatto che confermare l'impressione di un Ministero incapace di rendersi conto della gaffe: "Non andiamo a cercare nuove polemiche", è sbottato su Rtl, "questa campagna è fatta per unire". A freddo, tramite un comunicato, ha poi argomentato che il merito dei manifesti è di "mettere in evidenza ciascuno un beneficio della laicità" e di portare il racconto di quest'ultima "nel quotidiano degli alunni, concentrandosi sugli effetti concreti così come sono vissuti tutti i giorni nelle scuole".


Gli alunni. Proprio a loro pensa un altro deputato, Aurélien Taché, ex macroniano: "A rendersi conto del fatto che questa sia una ipocrisia indecente saranno anzitutto i bambini, ancor più dopo che saranno stigmatizzati a causa di questi manifesti", ha commentato. "Così è stato fatto del male alla laicità, e si è fatto ben poco per la scuola".