Etiopia, accuse di atrocità e violenze ai combattenti del Tigray
ADDIS ABEBA. Non si fermano le violenze in Etiopia. Dopo la sanguinosa offensiva condotta dai soldati governativi con l'aiuto di forze eritree nell Tigray, i combattenti tigrini sono passati al contrattacco fuori dai confini della regione. E vengono accusati di compiere sanguinose vendette per gli abusi subiti.
In interviste raccolte dall'Associated Press, decine di testimoni hanno raccontato che i ribelli del Tigray da due mesi colpiscono comunità e siti religiosi con l'artiglieria, uccidendo civili, depredando centri sanitari e scuole e costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire. Nella città di Nefas Mewucha nella regione di Amhara, attrezzatura sanitaria è stata ridotta in pezzi, i ribelli hanno rubato medicine a strumenti, lasciando morire più di una dozzina di pazienti. "E' una bugia dire che non colpiscono i civili e le unfrastrutture", ha detto il manager dell'ospedale Birhanu Mulu …
ADDIS ABEBA. Non si fermano le violenze in Etiopia. Dopo la sanguinosa offensiva condotta dai soldati governativi con l'aiuto di forze eritree nell Tigray, i combattenti tigrini sono passati al contrattacco fuori dai confini della regione. E vengono accusati di compiere sanguinose vendette per gli abusi subiti.
In interviste raccolte dall'Associated Press, decine di testimoni hanno raccontato che i ribelli del Tigray da due mesi colpiscono comunità e siti religiosi con l'artiglieria, uccidendo civili, depredando centri sanitari e scuole e costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire. Nella città di Nefas Mewucha nella regione di Amhara, attrezzatura sanitaria è stata ridotta in pezzi, i ribelli hanno rubato medicine a strumenti, lasciando morire più di una dozzina di pazienti. "E' una bugia dire che non colpiscono i civili e le unfrastrutture", ha detto il manager dell'ospedale Birhanu Mulu ad AP.
La guerra iniziata a novembre, in un primo tempo era confinata nella regione del Tigray, di fatto sigillata dalle forze governative. Racconti di atrocità si moltiplicavano: stupri di gruppo usati come arma di guerra, massacri, la fame utilizzata dai governativi e dai loro alleati eritrei senza pietà per rompere la resistenza di cittadine e villaggi. Migliaia di persone erano morte nel Tigray, anche se nessuno sa esattamente quante, visto che Addis Abeba aveva tagliato gli accessi al Tigray.
A giugno l'inversione di posizioni di forza, con i tigrini all'offensiva anche in Amhara.
Stati Uniti e Nazioni Unite hanno fatto appello a tutte le parti per la fine dei combattimenti e per l'apertura di un negoziato. Ma sul terreno in pochi credono alla pace e molti giovani si stanno arruolando per combattere.
Il portavoce delle forze tigrine ha assicurato parlando con Ap che i tigrini stano cercando di evitare vittime civili: "Dovunque andiao in Amhara, la gente ci riserva una calorosa accoglienza".