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Aung San Suu Kyi salta un'udienza per un malore: da otto mesi è isolata dal mondo

L'ex leader birmana Aung San Suu Kyi (afp)
Le preoccupazioni sullo stato di salute della leader birmana agli arresti hanno riportato l'attenzione internazionale sul golpe dei generali. E ora l'Onu è chiamata a scegliere il nuovo rappresentante del Paese al palazzo di vetro
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BANGKOK - La sua assenza per malattia all'ennesima udienza dei processi militari che la vedono imputata di numerosi reati aveva causato un certo allarme nel team legale di Aung San Suu Kyi, agli arresti dal giorno del golpe di febbraio. Al ritorno in aula, stamattina, la ex capo di fatto del precedente governo birmano "sembrava abbastanza sollevata - ha dichiarato l'avvocato Khin Maung Zaw - ma ha detto che si sentiva "ancora un po' stordita".

Era stato lo stesso difensore a rivelare lunedì che la sua assistita aveva avuto delle vertigini, starnuti e sonnolenza provocati dal mal d'auto, evidentemente dopo essere stata trasportata con una vettura militare dall'alloggio prigione al luogo altrettanto imprecisato nella capitale del Myanmar Naypydaw dove si tengono le udienze riprese da telecamere a circuito chiuso. La malattia è probabilmente l'effetto degli 8 lunghi mesi di immobilità senza più i suoi ritmi da tour de fo…

BANGKOK - La sua assenza per malattia all'ennesima udienza dei processi militari che la vedono imputata di numerosi reati aveva causato un certo allarme nel team legale di Aung San Suu Kyi, agli arresti dal giorno del golpe di febbraio. Al ritorno in aula, stamattina, la ex capo di fatto del precedente governo birmano "sembrava abbastanza sollevata - ha dichiarato l'avvocato Khin Maung Zaw - ma ha detto che si sentiva "ancora un po' stordita".

Era stato lo stesso difensore a rivelare lunedì che la sua assistita aveva avuto delle vertigini, starnuti e sonnolenza provocati dal mal d'auto, evidentemente dopo essere stata trasportata con una vettura militare dall'alloggio prigione al luogo altrettanto imprecisato nella capitale del Myanmar Naypydaw dove si tengono le udienze riprese da telecamere a circuito chiuso. La malattia è probabilmente l'effetto degli 8 lunghi mesi di immobilità senza più i suoi ritmi da tour de force in giro per il paese per campagne elettorali e viaggi di rappresentanza, ma anche un segnale di stanchezza per le estenuanti udienze di un procedimento penale che la vede imputata di numerosi reati. Tra questi il possesso di walkie talkie "contrabbandati", l'appropriazione indebita di contante e lingotti d'oro, la violazione delle norme anti-covid e tutti gli altri più politici, come "l'incitamento a causare allarme pubblico", la "rivelazione di segreti ufficiali" e soprattutto i presunti brogli elettorali commessi dalla Lega per la democrazia, scusa ufficiale per il golpe di 8 mesi fa.

Non sappiamo bene che cosa Suu Kyi sappia della situazione nel paese, dei 1.000 morti uccisi dalla repressione dell'esercito e della recente dichiarazione di "guerra di resistenza" del cosiddetto governo ombra o NUG che la vede solo virtualmente presidente onoraria. Le è infatti vietato di parlare con altri che non siano gli avvocati e solo durante le sedute video-registrate della corte speciale. Ma il suo malore ha risvegliato sulla stampa internazionale l'attenzione verso un paese che era stato pressappoco dimenticato sull'onda del conflitto afghano e della nuova emergenza per gli organismi umanitari. Un paese in piena crisi da Covid 19 variante Delta dove le Nazioni Unite non riescono nemmeno a spedire un rappresentante, figurarsi aiutare adeguatamente le numerose vittime dell'epidemia e di un conflitto civile che si espande ormai in diverse province e regioni danneggiando affari e vite di intere popolazioni.

Proprio il "caso Myanmar" (che è in sostanza simile al "caso Afghanistan" diplomaticamente e umanitariamente parlando) sarà uno degli argomenti più spinosi per i 193 rappresentanti  dell'Onu che si riuniranno questa settimana in Assemblea generale a New York. C'è da decidere a chi assegnare - e "se" - la poltrona di rappresentante del Paese nel palazzo di vetro, attualmente occupata all'ex ambasciatore Kyaw Moe Tun, già fedelissimo di Suu Kyi divenuto celebre per aver alzato le tre dita della rivolta anti-dittatura in un toccante discorso all'indomani del colpo di stato.

La giunta militare ha cercato - finora senza riuscirci - di sostituire il diplomatico accusandolo di alto tradimento. Il mese scorso l'Fbi rivelò perfino un complotto per assassinarlo a quanto pare manovrato da un mercante d'armi thailandese in combutta con i generali. Due birmani di New York vennero arrestati ma la giunta militare al governo nega ogni suo coinvolgimento e non ha nessuna intenzione di rinunciare a una posizione alle nazioni Unite che le permetterà di far uscire il Myanmar dalla condizione di stato parìa. La forza dei dittatori sta nei veti contro gli embargo già proposti e nell'aperto sostegno della Russia e della Cina che ha interessi vitali per le vie commerciali verso occidente attraverso il Myanmar e i suoi porti sull'oceano indiano, nella generale "non interferenza" dei paesi Asean suoi vicini pur consapevoli delle numerose violazioni statutarie in corso.

A rendere ancora più difficile e delicata la scelta dell'Onu che dovrà anche decidere a chi assegnare la poltrona destinata all'Afghanistan, pure questa occupata da un ambasciatore del precedente esecutivo civile oggi rimosso, è stata la recente decisione del governo ombra del Nug di invitare la popolazione a ribellarsi anche con le armi attraverso le Forze di difesa popolare (PDF), veri gruppi di guerriglia che stanno sorgendo in parecchie città e regioni del paese per respingere gli attacchi e abusi sistematici di soldati e poliziotti del regime militare. Diversi paesi membri importanti come gli Stati Uniti e l'Inghilterra hanno già incontrato recentemente i rappresentanti del governo esule per discutere tra l'altro l'eventualità di lasciare al suo posto l'attuale ambasciatore facente-funzione, ma la linea dura annunciata dai leader del Nug potrebbe creare ulteriori imbarazzi a un organismo mondiale già fragile e impotente di fronte a una crisi umanitaria totalmente ingestibile in caso di conflitto e che i soldi non basterebbero a risolvere. Come non basterà di certo il miliardo di dollari stanziato due giorni fa dalle Nazioni Unite per la crisi afghana.   

Diversi media locali che riescono ad aggirare le censure Internet hanno riferito intanto che nei due giorni successivi alla dichiarazione di "guerra" del governo ombra, i militanti volontari dei PDF hanno ucciso almeno 20 soldati a Magway e Yangon con una serie di bombardamenti contro veicoli militari. In risposta i soldati della giunta hanno ucciso tra le 15 e le 22 persone, compresi civili e adolescenti, nella città di Gangaw mentre a Myaung, nel Sagaing, in rappresaglia per un assalto alla locale stazione di polizia è stato l'incendio di un intero villaggio. I guerriglieri anti-regime tra i quali molti ex studenti fuggiti da Rangoon e all'arresto sicuro se non alle torture, stanno intensificando un po' ovunque gli attacchi contro le truppe del governo privilegiando tra gli obiettivi strutture vitali per il regime come le torri delle telecomunicazioni.

Se non è ancora uno stato di guerra civile diversi analisti invitano a osservare con attenzione cio' che sta evolvendo in queste ore nel paese dei generali indebolito dagli scioperi della disobbedienza civile e dai diversi fronti di fuoco aperti qua e là da Pdf e gruppi armati etnici anti-golpisti. "I guerriglieri hanno creato un livello di destabilizzazione che sta rendendo la guida dello stato quasi impossibile", ha detto al Financial Times Anthony Davis di IHS-Janes. "Stanno spingendo il paese in una situazione che se non è ancora una guerra civile, è certamente anarchia e un crollo della governance nelle aree rurali".

Alla vigilia della decisione per il seggio all'Onu, il Consiglio consultivo speciale per il Myanmar ha detto di "comprendere la frustrazione delle persone dopo sette mesi di brutalità da parte della giunta e di inerzia da parte della comunità internazionale". Ma "la chiamata alle armi è stata "sventurata"". "La violenza - ha precisato il consigliere Chris Sidoti - è la causa della sofferenza del popolo del Myanmar, non è la soluzione". "Temiamo per quello che accadrà a seguito di questa decisione".