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Giudicato colpevole Rusesabagina, l'uomo che ispirò il film "Hotel Rwanda": condannato a 25 anni

Paul Rusesabagina, l'eroe di "Hotel Rwanda" (ansa)
Celebrato per aver salvato migliaia di persone durante il genocidio ruandese nel 1994, è stato arrestato lo scorso anno con l'accusa di aver sostenuto "attività terroristiche" dall'esilio
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Secondo i giudici ruandesi, non c'è alcun dubbio. Paul Rusesabagina, considerato da molti un eroe per aver salvato più di mille persone durante il genocidio del 1994, è un criminale, anzi un terrorista."Ha fondato un'organizzazione terroristica, ha contribuito finanziariamente alle attività" del gruppo di ribelli del Movimento Ruandese per il Cambiamento Democratico (Mrcd), considerato colpevole di aver condotto attacchi mortali in Ruanda tra il 2018 e il 2019. E per queste ragioni è stato condannato a 25 anni di carcere in un processo che attivisti per i diritti umani e critici del governo ruandese hanno descritto come un atto di ritorsione.

La giudicie Beatrice Mukamurenzi ha annunciato la sentenza che tutti aspettavano nel tribunale di Kigali, capitale del Paese, e per cui i procuratori avevano chiesto l'ergastolo per nove accuse, tra cui terrorismo, incendio doloso, presa di ostaggi e formazione di un gruppo di ribelli arma…

Secondo i giudici ruandesi, non c'è alcun dubbio. Paul Rusesabagina, considerato da molti un eroe per aver salvato più di mille persone durante il genocidio del 1994, è un criminale, anzi un terrorista."Ha fondato un'organizzazione terroristica, ha contribuito finanziariamente alle attività" del gruppo di ribelli del Movimento Ruandese per il Cambiamento Democratico (Mrcd), considerato colpevole di aver condotto attacchi mortali in Ruanda tra il 2018 e il 2019. E per queste ragioni è stato condannato a 25 anni di carcere in un processo che attivisti per i diritti umani e critici del governo ruandese hanno descritto come un atto di ritorsione.

La giudicie Beatrice Mukamurenzi ha annunciato la sentenza che tutti aspettavano nel tribunale di Kigali, capitale del Paese, e per cui i procuratori avevano chiesto l'ergastolo per nove accuse, tra cui terrorismo, incendio doloso, presa di ostaggi e formazione di un gruppo di ribelli armati che ha diretto dall'estero. Secondo l'agenzia di stampa Afp, in aula non c'era nessuno ad ascoltare il verdetto, nemmeno l'imputato.

 

Il processo, iniziato a febbraio, ha catturato sin da subito l'attenzione mondiale. La famiglia dell'imputato e gli avvocati hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire denunciando l'assenza di un processo equo. "Non esiste un potere giudiziario indipendente e non ci sarà giustizia per nostro padre.Tutto ciò che possiamo fare ora è chiarire a tutti questo: un dittatore metterà in prigione un difensore dei dirtti umani", aveva detto la sua famiglia all'emittente americana Abc prima del processo. Rusesabagina è padre di sei figli, di cui due, Carine e Anaise, sono state adottate dopo che trovarono rifugio nell’Hôtel des Mille Collines che l'uomo dirigeva durante il genocidio ruandese e dove riuscì a salvare migliaia di persone.

Nel 1994, quando le divisioni tra i due principali gruppi etnici del Paese arrivarono al culmine, il governo ruandese controllato da esponenti estremisti della maggioranza etnica hutu lanciò una campagna sistematica per sterminare i tutsi, considerati "scarafaggi" da schiacciare. In soli 100 giorni massacrarono più di 800 mila persone, secondo le stime delle Nazioni Unite.

Il direttore dell'Hôtel des Mille Collines, di etnia mista hutu e tutsi, usò il suo lavoro e le sue conoscenze per proteggere 1.268 persone dal massacro. Una storia che, dieci anni dopo, ispirò il regista americano Terry George nel film Hotel Rwanda. La pellicola fu un successo, Don Cheadle ottenne la nomination all’Oscar 2005 come miglior attore protagonista, e Rusesabagina divenne un personaggio pubblico, l’eroe del Ruanda. E, insieme a questo, anche uno schietto critico del governo guidato da Paul Kagame.

 

“Mio padre è stato insignito della Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza degli Stati Uniti al valore civile. Ha sentito di dover utilizzare questa nuova visibilità per denunciare le violazioni dei diritti umani commesse in Ruanda e ha fondato il Partito per la democrazia. È stato allora che a Kigali è partita la campagna per screditarlo, perfino come 'negazionista' del genocidio, un'assurdità totale", ha denunciato Carine.

In poco tempo l'ex albergatore è passato da eroe a nemico della nazione. La trappola per catturarlo è scattata il 27 agosto 2020 quando Rusesabagina, che viveva negli Stati Uniti dal 1996, si è recato a Dubai su invito di un pastore per raggiungere la sua comunità di fedeli nel Burundi e parlare del genocidio ruandese. Ma l'uomo stava lavorando per il Rwanda Investigation Bureau e l'aveva indotto con l'inganno a imbarcarsi su un volo per Kigali.

Anche se le autorità del Paese sostengono che Rusesabagina si sia recato in Burundi per coordianrsi con i gruppi di ribelli della zona e nella Repubblcia de Congo, l'ong Human Rights Watch ha sin da subito accusato il Ruanda di "sparizione forzata" e di aver violato il diritto internazionale. La sua famiglia e i suoi sostenitori hanno ripetutamente denunciato "uno spettacolo messo su dal governo ruandese per mettere a tacere un critico e raffreddare il futuro dissenso".

 

In un'intervista all'inizio di settembre, il presidente ruandese Kagame ha risposto alle critiche, assicurando che Rusesabagina sarebbe stato "processato nel modo più equo possibile". Questo processo "non ha niente a che fare con il film, né con il suo status di celebrità", ha detto: "Si tratta delle vite dei ruandesi perse a causa delle sue azioni e a causa delle organizzazioni a cui apparteneva, o che guidava".