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Cop26, intervista a Luca Bergamaschi: “Si sono create le condizioni per un accordo con Cina e India”

Corteo non autorizzato di attivisti climatici a Milano (fotogramma)
Parla l'esperto 34enne che ha guidato i negoziati sul clima al G7 del 2017 e che è tra i fondatori del think thank Ecco, sui temi dell'energia e dell'emergenza climatica
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"No, questa volta non è stato un bla, bla, bla. Ma il merito è anche di Greta, Vanessa e di tutti gli altri giovani che si sono mobilitati nelle giornate milanesi, facendo pressing sui governi". Luca Bergamaschi è giovane, pur non essendo un ragazzino, ha 34 anni, e ha già conosciuto dall'interno il mondo della politica e delle trattative internazionali: nel 2017 era responsabile dei negoziati clima-energia, durante la presidenza italiana del G7, con Gentiloni premier. Oggi è tra i fondatori del think thank Ecco, che si cimenta con i temi dell'energia e dei cambiamenti climatici. Dunque un punto di osservazione intermedio tra i movimenti in strada e i ministri riuniti nelle stanze dove si prendono le decisioni.

Cominciamo da questi ultimi: soddisfatto del loro operato?
"Tutti i Paesi si sono impegnati esplicitamente perché la Cop26 di Glasgow sia un successo. Ci aspettiamo che nelle prossime settimane l'India comuni…

"No, questa volta non è stato un bla, bla, bla. Ma il merito è anche di Greta, Vanessa e di tutti gli altri giovani che si sono mobilitati nelle giornate milanesi, facendo pressing sui governi". Luca Bergamaschi è giovane, pur non essendo un ragazzino, ha 34 anni, e ha già conosciuto dall'interno il mondo della politica e delle trattative internazionali: nel 2017 era responsabile dei negoziati clima-energia, durante la presidenza italiana del G7, con Gentiloni premier. Oggi è tra i fondatori del think thank Ecco, che si cimenta con i temi dell'energia e dei cambiamenti climatici. Dunque un punto di osservazione intermedio tra i movimenti in strada e i ministri riuniti nelle stanze dove si prendono le decisioni.

Cominciamo da questi ultimi: soddisfatto del loro operato?
"Tutti i Paesi si sono impegnati esplicitamente perché la Cop26 di Glasgow sia un successo. Ci aspettiamo che nelle prossime settimane l'India comunichi i suoi obiettivi per il taglio alle emissioni al 2030. E soprattutto si sono create le condizioni perché anche la Cina faccia lo stesso. Insomma, è andata bene, soprattutto perché, dopo l'Assemblea generale dell'Onu la settimana scorsa, si stanno incastrando una serie di tasselli che vanno nella direzione giusta".

 

Eppure le giornate milanesi erano iniziate con il durissimo attacco di Greta alla politica: "Non ci aspettiamo niente, pronunceranno i soliti bla, bla, bla".
"È giusto criticare la politica quando dice parole vuote e fa promesse che non mantiene. Ma questa volta è andata diversamente, proprio grazie alla pressione costruttiva dei ragazzi, che sono simbolicamente entrati anche nelle stanze del potere, quando hanno incontrato Draghi e quando hanno consegnato le loro proposte ai ministri. Con il loro pressing hanno contribuito alla nascita di una volontà politica".

Quindi le critiche dei movimenti sono ingiustificate?
"Assolutamente no. Occorre fare molto di più, soprattutto nei prossimi dieci anni che saranno cruciali. I nodi sono soprattutto due: i fondi ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli nella transizione ecologica e le politiche di adattamento e di gestione delle perdite e dei danni. Nel primo caso non si tratta solo di mantenere la promessa di 100 miliardi l'anno fino al 2025, ma di andare oltre quella scadenza. Quanto all'adattamento, finora ci si è concentrati a investire nella riduzione delle emissioni, la cosiddetta mitigazione, mentre invece parte delle risorse andrebbero dedicate ad attrezzarsi per fronteggiare le inevitabili conseguenze del riscaldamento, oltre che le perdite e i danni che provocherà. Soprattutto in quei Paesi che non hanno contribuito a creare il problema: è la battaglia di Vanessa".

 

Insomma chi ha ragione tra i ragazzi che reclamano azioni immediate e i politici che sottolineano le difficoltà delle trattative?
"Entrambi. Perché la denuncia del bla, bla è sacrosanta. Ma i governi hanno il dovere di fare una sintesi. Su scala globale ci sono questioni geopolitiche tutt'altro che semplici. Però i ragazzi potrebbero essere utili anche in quel contesto: ormai sono fondamentali nelle Conferenze sul clima dell'Onu, perché non coinvolgerli anche nei G7 e nei G20?"