Esteri

Chiesto l'ergastolo per Rusesabagina, l'eroe di "Hotel Rwanda". Parla la figlia: "Una mossa di Kagame, processo politico"

Era già stato condannato a 25 anni. Dal Belgio Carine dice di sperare in un'azione del G20 per il padre, di cui un film ha raccontato l'impegno per salvare nell'albergo di cui era direttore più di mille persone durante il genocidio del '94. Ma ora Kigali lo ritiene responsabile di sostegno al terrorismo
1 minuti di lettura

Il procuratore del Ruanda, Aimable Havugiyaremy, è ricorso in appello e chiede l'ergastolo per Paul Rusesabagina, 67 anni, già condannato a 25 anni di prigione per terrorismo. "L'ultima mossa di Paul Kagame è la dimostrazione che questo è un caso politico". Carine è la figlia di Rusesabagina, l'uomo che ha ispirato il racconto di gesta eroiche del film "Hotel Rwanda" e che ora è rinchiuso nelle carceri di Kigali.

"Era già una sentenza a vita", ci dice Carine dal Belgio, a capo della campagna di sensibilizzazione per ottenere il rilascio del papà. Sessantasette più 25: Rusesabagina, se ce la fa, date le precarie condizioni di salute a cui il sistema carcerario ruandese sembra non prestare attenzione, dovrebbe uscire a 93 anni. Oggi la procura del Ruanda ha impugnato la sentenza di primo grado e ha presentato ricorso contro tutte le decisioni emesse il 20 settembre.

Famoso grazie al grande schermo che ne ha raccontato la storia, Rusesabagina ha salvato più di mille persone durante il genocidio del 1994. Nascose nell'Hôtel des Mille Collines, di cui era direttore, sia tutsi che hutu. Usò il suo lavoro e la sua rete di contatti con la minoranza etnica hutu, di cui fa parte, per proteggere le persone dal massacro. Subito dopo il genocidio lasciò il Paese e prese la cittadinanza belga.

E' stato arrestato nell'agosto 2020 con diversi capi di accusa, tra cui terrorismo, finanziamento del terrorismo, incendio doloso, rapimento e omicidio. Il governo belga ha negato di aver mai dato l'autorizzazione all'estradizione. Kigali lo ritiene responsabile di presunti attacchi da parte dei ribelli del Fronte di liberazione nazionale (Fln) nel sud del Ruanda, lungo il confine con il Burundi.  Rusesabagina in passato ha espresso non poche critiche nei confronti del governo di Kagame, che lui ritiene responsabile di una politica cruenta e implacabile di vendetta verso detrattori e figure dell'opposizione.

"Mio padre da anni soffre di ipertensione  - racconta Carine - Gli abbiamo inviato le medicine attraverso i canali diplomatici belgi. Non gliele hanno date. Non gli consentono di vedere gli avvocati e lo hanno privato di tutti i diritti che un essere umano dovrebbe avere. Siamo molto preoccupati per la sua salute".

I figli di Rusesabagina confidano che al G20 si riesca a ottenere qualcosa di concreto. L'Europa e gli Usa hanno già fatto sentire la loro voce sulla presunta irregolarità del processo, insieme a Human Rights Watch che ha definito il procedimento "in aperta violazione del diritto internazionale".