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Cina, la sfida dei blogger nazionalisti contro l'Occidente

Su Weibo, il "Twitter cinese", un esercito di giovani difende la patria contro le "corrotte" influenze straniere. Vengono chiamati "ziganwu", un richiamo all'esercito di troll pagato dal Partito per riportare l'opinione dei cittadini sulla retta via. A differenza di questi, però, i profili come quello di Guyanmuchan, 6,4 milioni di follower, lo fanno gratuitamente. Per amor di patria
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PECHINO - "L'Unione europea è al guinzaglio dell'America". L'aumento dei tassi di Covid nello stato del Texas è stato la prova della "guerra civile" in cui "gli americani si stanno attualmente uccidendo a vicenda con la guerra biologica". Nonostante l'immagine placida sul suo profilo Weibo, il Twitter cinese, dove ha la bellezza di 6,4 milioni di follower - una foto di una ragazza sognante in posa nei boschi - Guyanmuchan placida e pacifica non lo è per niente. Come ha raccontato qualche giorno fa la Bbc, questa ragazza fa parte dei cosiddetti "ziganwu": un'armata di blogger ipernazionalisti pronti a screditare l'Occidente. E a difendere la Cina.

Il termine (non nuovo, in realtà, visto che apparve per la prima volta nel 2015) richiama i famigerati "wumao dang", il partito dei 50 centesimi (cioè quanto vengono pagati dal governo per ogni commento postato sul web): un esercito d…

PECHINO - "L'Unione europea è al guinzaglio dell'America". L'aumento dei tassi di Covid nello stato del Texas è stato la prova della "guerra civile" in cui "gli americani si stanno attualmente uccidendo a vicenda con la guerra biologica". Nonostante l'immagine placida sul suo profilo Weibo, il Twitter cinese, dove ha la bellezza di 6,4 milioni di follower - una foto di una ragazza sognante in posa nei boschi - Guyanmuchan placida e pacifica non lo è per niente. Come ha raccontato qualche giorno fa la Bbc, questa ragazza fa parte dei cosiddetti "ziganwu": un'armata di blogger ipernazionalisti pronti a screditare l'Occidente. E a difendere la Cina.

Il termine (non nuovo, in realtà, visto che apparve per la prima volta nel 2015) richiama i famigerati "wumao dang", il partito dei 50 centesimi (cioè quanto vengono pagati dal governo per ogni commento postato sul web): un esercito di troll che ha il compito di ricercare e riportare sulla retta via le opinioni dei netizen cinesi. Non cancellando i post incriminati, ma bombardando la rete con messaggi di sostegno al Partito e ottenendo come risultato finale quello di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica verso altri argomenti portando gli utenti a dimenticarsi, gradualmente, il punto di partenza della conversazione. Solo che a differenza dei "wumao" (che vengono stipendiati), gli "ziganwu" lo fanno gratis, per amor di Patria.


Dalla scrittrice al virologo: le vittime famose

Una delle loro ultime vittime più illustri fu lo scorso anno la scrittrice Fang Fang, che con i suoi "Diari" puntava il dito contro le bugie delle autorità su come era stata gestita inizialmente la situazione a Wuhan dopo i primi casi di Covid. E poco importa se il racconto di Fang fosse tutto sommato onesto ed equilibrato - dando merito al governo di aver saputo risolvere poi la situazione: gli utenti inferociti del web iniziarono ad accusarla di "averci dato la pugnalata più profonda alle spalle" e di aver creato "una delle armi più grandi usate dalle forze anti-cinesi per diffamarci".

Pochi mesi fa è toccato invece a Zhang Wenhong, "il Fauci cinese", essere preso di mira per aver sostenuto che la Cina non poteva permettersi più l'attuale approccio "zero casi Covid" e forse avrebbe dovuto iniziare a convivere con il virus. Apriti cielo: sul web sono iniziate a circolare voci - false - che avesse copiato la tesi di laurea. Qualcuno è andato a riprendere una sua vecchia frase sul fatto che i bambini dovessero bere il latte a colazione accusandolo di abiurare al tradizionale pasto mattutino "alla cinese": "Non è questo culto dell'Occidente e adulazione degli stranieri?".

Un mix di sentimenti patriottici e orgoglio cinese alimentato dalla continua retorica delle umiliazioni subite in passato dalle potenze coloniali, acuito ora dalle crescenti tensioni tra il Dragone e gli Stati Uniti e, in generale, l'Occidente tutto, notano alcuni commentatori. Nonostante non sia stato provato il loro legame con le autorità, alcuni "ziganwu" - scrive la Bbc - sono stati invitati ad eventi ufficiali e perfino premiati da certe amministrazioni locali.

Le nuove guardie rosse

Il panorama di questo cybernazionalismo in salsa cinese è in realtà molto variegato. Già una decina di anni fa nacquero i xiaofenhong, i "piccola rosa", pronti a difendere la Repubblica popolare armati di smartphone. Qualcuno arrivò a soprannominarli addirittura le "nuove guardie rosse", visto che ricorderebbero l'ortodossia della Rivoluzione culturale di maoista memoria. Contrariamente alla percezione diffusa che dietro questi leoni da testiera si nascondano degli uomini, in realtà i "piccoli rosa" sono prevalentemente ragazze tra i 18 e i 24 anni (l'83% secondo le ultime ricerche dell'Accademia delle Scienze sociali).

Il termine deriva dalla rivista femminile Jinjiang (la cui homepage online è appunto di colore rosa) che a partire dal 2008 - dopo le proteste a Lhasa e Urumqi sulle questioni tibetana e uigura in vista delle Olimpiadi ospitate da Pechino quell'anno - non si occupò soltanto più di disquisizioni letterarie ma ampliò lo spettro dei commenti online dei suoi utenti anche alla politica e alle questioni sociali. Un'armata di ragazze e ragazzi che usano Vpn per aggirare il blocco di quasi tutti i siti e i social occidentali imposto dalla Grande Muraglia Digitale del Dragone. Oppure che agiscono direttamente dall'estero.

Un nazionalismo cresciuto notevolmente negli ultimi anni sotto la guida di Xi Jinping che può contare, sempre più, su eserciti di giovani smanettoni pronti a difendere la Patria. Contro le influenze "corrotte" dell'Occidente.