Amnesty International chiude gli uffici di Hong Kong: "Troppo difficile lavorare qui"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - "È sempre più difficile per noi continuare a operare in un ambiente così instabile”. Amnesty International dice addio ad Hong Kong. L’ong ha fatto sapere questa mattina con un comunicato sul proprio sito che il 31 ottobre chiuderà la sua sezione locale nell’ex colonia britannica, mentre l’ufficio regionale (che si occupa del Sud-Est asiatico e del Pacifico) non sarà più operativo entro la fine dell’anno. "Questa decisione, presa a malicuore, è stata guidata dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che ha reso impossibile alle organizzazioni per i diritti umani nella città di lavorare liberamente e senza timore di gravi rappresaglie da parte del governo”, scrive nella nota diffusa oggi Anjhula Mya Singh Bais, presidente del board di Amnesty.
Dalla chiusura del quotidiano Apple Daily agli arresti di decine di oppositori politici e attivisti fino allo smantellamento…
PECHINO - "È sempre più difficile per noi continuare a operare in un ambiente così instabile”. Amnesty International dice addio ad Hong Kong. L’ong ha fatto sapere questa mattina con un comunicato sul proprio sito che il 31 ottobre chiuderà la sua sezione locale nell’ex colonia britannica, mentre l’ufficio regionale (che si occupa del Sud-Est asiatico e del Pacifico) non sarà più operativo entro la fine dell’anno. "Questa decisione, presa a malicuore, è stata guidata dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che ha reso impossibile alle organizzazioni per i diritti umani nella città di lavorare liberamente e senza timore di gravi rappresaglie da parte del governo”, scrive nella nota diffusa oggi Anjhula Mya Singh Bais, presidente del board di Amnesty.
Dalla chiusura del quotidiano Apple Daily agli arresti di decine di oppositori politici e attivisti fino allo smantellamento di oltre trenta organizzazioni, la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a Hong Kong lo scorso anno ha già fatto molte vittime.
Operativa in città da 40 anni, Amnesty è stata protagonista di molte campagne in difesa dei diritti della comunità Lgbtq, dei rifugiati e dei migranti, lavorando assieme alle scuole in programmi di educazione ai diritti umani. “Dal successo per l’abolizione della pena di morte in città nel 1993 fino alle prove sull’uso eccessivo della forza durante le proteste di massa del 2019, a Hong Kong Amnesty ha sempre fatto luce sulle violazioni dei diritti umani nei giorni più bui”, ha commentato il segretario generale dell’ong, Agnes Callamard.
La legge è stata imposta da Pechino il 30 giugno 2020 in risposta all'immensa mobilitazione pro-democrazia dell’anno precedente, quando Hong Kong era stata per mesi teatro di manifestazioni e azioni quasi quotidiane per denunciare l'ingerenza della Cina negli affari del suo territorio. La legge persegue i reati di secessione, eversione, terrorismo e collusione con forze straniere. Ma la sua formulazione molto vaga ha permesso di sopprimere praticamente ogni voce di dissenso.