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Birmania, processo a San Suu Kyi: ecco che cosa le contestano i giudici militari

La accusano di 11 reati. In caso di colpevolezza piena potrebbe essere condannata a un centinaio di anni di carcere
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L'ex leader birmana oggi ha parlato per la prima volta al processo in corso contro di lei nella capitale Naypyidaw. Aung San Suu Kyi rischia diversi anni di carcere. Dal suo rovesciamento da parte dei militari il 1° febbraio, la Nobel per la Pace non ha mai affrontato direttamente i suoi accusatori. Agli arresti domiciliari, in totale isolamento, l'ex leader ha potuto comunicare con il mondo esterno solo attraverso i suoi avvocati a cui è stato vietato di parlare con i giornalisti del processo.

Le accuse

Dalla violazione delle restrizioni alle importazioni (importando illegalmente dei walkie-talkie), della legge sulle telecomunicazioni e delle misure sul coronavirus durante la campagna elettorale alla s…

L'ex leader birmana oggi ha parlato per la prima volta al processo in corso contro di lei nella capitale Naypyidaw. Aung San Suu Kyi rischia diversi anni di carcere. Dal suo rovesciamento da parte dei militari il 1° febbraio, la Nobel per la Pace non ha mai affrontato direttamente i suoi accusatori. Agli arresti domiciliari, in totale isolamento, l'ex leader ha potuto comunicare con il mondo esterno solo attraverso i suoi avvocati a cui è stato vietato di parlare con i giornalisti del processo.

Le accuse

Dalla violazione delle restrizioni alle importazioni (importando illegalmente dei walkie-talkie), della legge sulle telecomunicazioni e delle misure sul coronavirus durante la campagna elettorale alla sedizione, al pagamento illecito di 600mila dollari e più di 11 chilogrammi d’oro, e infine è accusata di aver violato una legge sui segreti di Stato risalente all’epoca coloniale e di aver costruito una casa su un terreno di proprietà della Daw Khin Kyi Foundation, l'ente benefico da lei fondato in nome di sua madre. Se fosse condannata per tutto con il massimo della pena rischierebbe cento anni di carcere.

La vita politica

Fonda nel 1988 la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd), contraria alla dittatura militare al potere, dopo anni passati all'estero. Due anni dopo, il suo partito vince le elezioni annullate dall'esercito che la pone agli arresti domiciliari. Ci resterà per vent'anni, diventando un'icona mondiale della democrazia. Viene liberata nel 2010. Nel 2012, nonostante le elezioni truccate, diventa membro del Parlamento e tre anni dopo porta la Lega alla vittoria in un voto ritenuto più libero. A causa di una clausola costituzionale che impedisce l'ascesa al potere di un leader sposato o con figli con uno straniero, non può diventare Presidente. Viene nominata ministro degli Esteri e Consigliere speciale di Stato. Il ruolo dell'esercito è però ancora importante e Suu Kyi lo difende dalle accuse di genocidio dei musulmani Rohingya in Arakan. Aung San Suu Kyi valuta però una riforma costituzionale e il cambio dei vertici militari in vista delle elezioni di novembre 2020 che vince con la conquista dell'82% dei seggi.

Il rovesciamento

La giunta militare la destituisce il 1° febbraio 2021 e reprime ferocemente le manifestazioni di sostegno a suo favore, mettendo fine a una parentesi di appena 9 anni dei quali 5 di governo Lnd.  Detenuta in una prigione di Naypydaw insieme al presidente Win Myint, rimane segregata agli arresti nella capitale con le accuse di corruzione, con la prima accusa di aver manipolato le elezioni seguita da altri 10 diversi reati.

Le proteste

Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, più di 200mila civili sono stati sfollati in seguito alla repressione del dissenso. L'ong birmana, Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici, ha contato più di 1.100 civili uccisi e la detenzione di altri settemila. Un esperto di diritti umani delle Nazioni Unite parla di “crimini contro l'umanità” e le Nazioni Unite sono preoccupate della guerra civile in corso, con i gruppi di Difesa popolare ispirati a lei ma a differenza del passato armati e in azione in molte città e province con decine di morti tra i militari.
 

Le sanzioni

Nonostante le sanzioni di Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito, la giunta annulla i risultati delle elezioni legislative del 2020 vinte dalla Lega, promettendo lo svolgimento di "elezioni multipartitiche e democratiche entro agosto 2023". L'Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) ha nominato un inviato speciale come intermediario, il viceministro degli Esteri del Brunei Erywan Yusof. Il leader della giunta birmana è stato espulso dal prossimo vertice dell'Asean, in programma dal 26 al 28 ottobre. In segno di buona volontà, il 18 ottobre sono stati liberati più di 5mila prigionieri. Venerdì scorso il relatore speciale dell'Onu sulla situazione birmana ha allerato sulle possibili conseguenze degli spostamenti, da parte del regime,  “di decine di migliaia di soldati e armi pesanti” nel Nord del Paese.

Intanto lungo i confini con la Cina, principale partner commerciale del Myanmar anche sotto il governo di Suu Kyi, Pechino è accusata di condurre una  guerra per procura usando gruppi etnici di origine cinese in accordo coi generali.