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Brigitte Macron in difesa di Sarkozy: "Quello che gli fanno i giudici è scandaloso"

Brigitte Macron con il marito (reuters)
Imbarazzo per la diffusione di un'intercettazione telefonica in cui la première dame difende l'ex presidente della Repubblica, condannato per corruzione. Mentre arriva la condanna per violenze per Benalla, ex responsabile della sicurezza dell'attuale capo dello Stato
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PARIGI - "Quello che fanno i giudici a Sarkozy è disgustoso". Potrebbe essere un commento tra i tanti sulle disavventure giudiziarie dell'ex presidente Nicolas Sarkozy. Ma la frase è contenuta nell'intercettazione di una telefonata fra Brigitte Macron e Michéle Marchand, la controversa regina dei paparazzi arrestata qualche mese fa per un reportage fatta dalla sua agenzia fotografica nell'inchiesta giudiziaria su Sarkozy e la Libia. "Tieni duro" dice la première dame nel testo della telefonata rivelato da Mediapart, e contestato da un portavoce dell'Eliseo. Marchand, detta "Mimi", è finita nei guai per aver organizzato un incontro in Libano con il faccendiere Ziad Takieddine, grande accusatore nell'affaire sui presunti fondi mandati da Gheddafi, che improvvisamente aveva detto a Paris Match di rinnegare tutte le sue passate dichiarazioni. Secondo i pm che da anni indagano sull'affaire, quell'i…

PARIGI - "Quello che fanno i giudici a Sarkozy è disgustoso". Potrebbe essere un commento tra i tanti sulle disavventure giudiziarie dell'ex presidente Nicolas Sarkozy. Ma la frase è contenuta nell'intercettazione di una telefonata fra Brigitte Macron e Michéle Marchand, la controversa regina dei paparazzi arrestata qualche mese fa per un reportage fatta dalla sua agenzia fotografica nell'inchiesta giudiziaria su Sarkozy e la Libia. "Tieni duro" dice la première dame nel testo della telefonata rivelato da Mediapart, e contestato da un portavoce dell'Eliseo. Marchand, detta "Mimi", è finita nei guai per aver organizzato un incontro in Libano con il faccendiere Ziad Takieddine, grande accusatore nell'affaire sui presunti fondi mandati da Gheddafi, che improvvisamente aveva detto a Paris Match di rinnegare tutte le sue passate dichiarazioni. Secondo i pm che da anni indagano sull'affaire, quell'intervista per scagionare Sarkozy potrebbe essere stata pagata. In seguito, Takieddine ha cambiato per l'ennesima volta versione, sostenendo di essere stato manipolato.

 

La telefonata della first lady è stata fatta a luglio, dopo la liberazione di "Mimi" che aveva trascorso vari giorni nel carcere di Fresne. Quel brutto episodio aveva messo in difficoltà anche l'allora direttore di Paris Match, Hervé Gattegno, rimosso in seguito dalla guida del settimanale. La première dame chiama Marchand per aver notizie sul suo stato fisico e morale, ma si interroga sulla necessità di arrestarla. "Pensavano di farmi crollare" risponde Marchand a proposito dei giudici. "Ma non posso dire loro cose che non esistono - prosegue -. Non ho fatto quello per cui mi accusano. E sono un epifenomeno in questa storia". Le due donne finiscono a parlare di Sarkozy e del presunto accanimento della giustizia nei suoi confronti. "Tutto è fatto contro Sarko. Ad un certo punto, dovranno pur fermarsi" dice "Mimi". "Mi aveva detto che dopo l'affare Outreau, avevano deciso di fargli le scarpe" racconta la first lady citando lo scandalo giudiziario su accuse di pedofilia che aveva portato Sarkozy a proporre di abolire la figura del giudice istruttore. "Mimi" e "Brigitte" parlano di Carla Bruni. La direttrice di Bestimage - che aveva firmato le foto "rubate" sulla nuova storia d'amore tra l'ex modella e l'allora Presidente - confida la "tristezza" di Bruni per i guai del marito. La première dame confida di averla vista a pranzo qualche settimana prima e di aver parlato dei vari procedimenti giudiziari in corso (ha già avuto due condanne in primo grado nell'ultimo anno). "Abbiamo detto insieme che è tutto disgustoso".

L'amicizia tra Brigitte e "Mimi" non è un mistero. Durante la campagna elettorale la coppia Macron aveva deciso di affidare la propria immagine a Bestimage, la potente agenzia di Marchand. La first lady aveva in particolare chiesto alla regina del gossip di verificare un presunto dossier compromettente sul marito a proposito di voci di omosessualità (da lui poi smentite con ironia in pubblico). Così è nato il sodalizio tra le due donne. I Macron lanciati alla conquista dell'Eliseo capiscono allora di dover proteggere la loro privacy. Chi meglio di Mimi? Un po' come assumere un rapinatore per custodire una banca. Durante la campagna elettorale, Bestimage è diventata l'agenzia di riferimento dei Macron, confezionando decine di copertine. Dopo l'elezione, Marchand partecipa a riunioni settimanali con i consiglieri di Brigitte. Settantacinque anni vissuti intensamente, già sposata con due gangster, passata diverse volte in carcere, titolare negli anni Novanta di famosi locali per lesbiche, condannata per avere inventato un'intervista con l'autista di Lady D dopo l'incidente mortale, la presenza di Mimi all'Eliseo ha sempre suscitato interrogazioni.

 

La pubblicazione di una telefonata della première dame è comunque qualcosa di inedito. Macron è coperto dall'immunità presidenziale e non può essere oggetto di indagini e intercettazioni, ma nel caso di Brigitte lo statuto è più vago. E' probabile che la tormentata inchiesta sui presunti fondi neri di Gheddafi a Sarkozy potrebbe rivelare ancora sorprese. Mediapart rivela che i magistrati stanno indagando anche su un "progetto folle" di altre persone nell'entourage del faccendiere Takieddine: pagare magistrati in Libano per far uscire di prigione Hannibal Gheddafi, uno dei figli dell'ex dittatore libico. Il giovane Gheddafi in cambio avrebbe dovuto rilasciare una testimonianza per scagionare Sarkò.

Intanto un altro personaggio che ha lavorato nell'ombra della coppia Macron è stato condannato dalla magistratura francese. E' Alexandre Benalla, trent'anni, che si occupava della sicurezza di Macron durante la campagna elettorale e che il Presidente aveva portato con sé all'Eliseo. "Benalla proteggeva Macron sul piano della sicurezza, Mimi sui media" ha raccontato il giornalista Jean-Michel Décugis nel suo libro "Mimi" dedicato alla Lady Paparazzi. Accusato di violenze e usurpazione della funzione di poliziotto durante la manifestazione del 1 maggio 2018, l'ex responsabile sicurezza del capo di Stato è stato condannato a tre anni di carcere, uno senza condizionale con il beneficio del braccialetto elettronico. L'ex funzionario dell'Eliseo è stato riconosciuto colpevole anche di aver utilizzato in modo fraudolento i suoi passaporti diplomatici dopo il licenziamento dall'Eliseo, di aver preparato un documento falso per ottenere un passaporto di servizio e di porto illegale di armi. Benalla fu sorpreso - grazie alle inquadrature di un video diffuso dai media francesi - con un casco da poliziotto in mezzo ad agenti mentre manganellava dei giovanissimi manifestanti in pieno quartiere latino.