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Alcol, gay e adulteri: il film “italiano” che divide l’Egitto

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Attacchi sul web e in Parlamento contro il remake di “Perfetti sconosciuti”, il primo film in lingua araba per Netflix
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Sin dai tempi in cui dirigeva video musicali, Nadine Labaki non è nuova alle controversie: eppure una polemica così grande da attraversare due Paesi e atterrare anche fra i banchi del Parlamento egiziano, forse neanche la regista libanese candidata all'Oscar l'aveva messa in conto. Al centro della controversia c'è la versione araba di Perfetti sconosciuti, remake dell'omonimo film di Paolo Genovese del 2016.

Primo film in lingua araba per Netflix, che per questo debutto non ha risparmiato nulla, ingaggiando una superstar come Labaki e attori famosi come l'egiziana Mona Zaki. E che ha vinto la sua scommessa: disponibile dallo scorso fine settimana, la pellicola è già in cima alla classifica regionale. Ma ha anche irritato i settori più conservatori della società egiziana, innescando da una parte interrogazioni parlamentari e dall'altra la difesa del mondo creativo egiziano e libanese.

Sin dai tempi in cui dirigeva video musicali, Nadine Labaki non è nuova alle controversie: eppure una polemica così grande da attraversare due Paesi e atterrare anche fra i banchi del Parlamento egiziano, forse neanche la regista libanese candidata all'Oscar l'aveva messa in conto. Al centro della controversia c'è la versione araba di Perfetti sconosciuti, remake dell'omonimo film di Paolo Genovese del 2016.

Primo film in lingua araba per Netflix, che per questo debutto non ha risparmiato nulla, ingaggiando una superstar come Labaki e attori famosi come l'egiziana Mona Zaki. E che ha vinto la sua scommessa: disponibile dallo scorso fine settimana, la pellicola è già in cima alla classifica regionale. Ma ha anche irritato i settori più conservatori della società egiziana, innescando da una parte interrogazioni parlamentari e dall'altra la difesa del mondo creativo egiziano e libanese.

Ashab wala Aa'az - il titolo arabo - di argomenti capaci di irritare ne ha parecchi: come nell'originale, è la storia di sette amici che si incontrano a cena, bevono vino e, per gioco, decidono di lasciare i cellulari sul tavolo, con l'impegno di condividere messaggi e telefonate. Un meccanismo che arriva a svelare non solo le debolezze di ciascuno, ma anche l'omosessualità di uno degli invitati e le relazioni adultere di un altro. Nonché la storia di sesso virtuale che vede come protagonista una delle mogli, senza biancheria intima per stuzzicare le fantasie del suo amante.

Nel film nulla si vede, ma il semplice menzionare il fatto ha innescato la reazione del giornalista tv e parlamentare Mustafa Bakri, noto polemista, che ha presentato un'interrogazione contro la pellicola che "prende di mira valori e tradizioni della società egiziana e araba". Un'altra interrogazione del collega Ayman Mahfouz chiede invece conto della "promozione dell'omosessualità".

Parole forti che hanno innescato reazioni altrettanto forti: dalla difesa del sindacato degli attori egiziano all'arringa della presentatrice libanese Dima Sadek contro il cuore di questa storia: l'ipocrisia di una società dove i tradimenti maschili sono tollerati, le molestie sessuali storia di tutti i giorni e l'omosessualità è comune. Sadek ha denunciato le molestie di cui fu oggetto da parte dello stesso Bakri. Specchio di una società che, come ha detto al quotidiano Mada Masr, "vive nella negazione di ciò che è".