Manifestazioni anti-Putin, nelle piazze russe va in scena la repressione più dura. E nei cartelli solo asterischi
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMosca. Non ci sono più piazze straripanti, slogan urlati e neppure "passeggiate". Dopo vent'anni di repressione e quasi 15mila arresti in due settimane, la resistenza è un picchetto solitario. Un foglio bianco. Un disegno. Uno slogan ironico. Oppure otto asterischi: "*** *****". Tanti quanti le lettere delle due parole russe proibite dalla legge approvata in fretta e furia la sera del 4 marzo e immediatamente entrata in vigore. L'offensiva lanciata dalla Russia in Ucraina il 24 febbraio qui si può chiamare solo "operazione militare speciale". Qualsiasi sinonimo, o contrario, è una "notizia falsa" o "diffamatoria" delle forze armate russe punibile anche con 15 anni di carcere. Eppure i russi ci provano.
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Mosca. Non ci sono più piazze straripanti, slogan urlati e neppure "passeggiate". Dopo vent'anni di repressione e quasi 15mila arresti in due settimane, la resistenza è un picchetto solitario. Un foglio bianco. Un disegno. Uno slogan ironico. Oppure otto asterischi: "*** *****". Tanti quanti le lettere delle due parole russe proibite dalla legge approvata in fretta e furia la sera del 4 marzo e immediatamente entrata in vigore. L'offensiva lanciata dalla Russia in Ucraina il 24 febbraio qui si può chiamare solo "operazione militare speciale". Qualsiasi sinonimo, o contrario, è una "notizia falsa" o "diffamatoria" delle forze armate russe punibile anche con 15 anni di carcere. Eppure i russi ci provano.
L'appuntamento della protesta contro "l'operazione speciale" a Mosca è alle 14 in piazza del Maneggio, alle spalle della Piazza Rossa e del Cremlino, ma è una gincana di transenne, cellulari e autobus, "quelli con le sbarre". Inutile provare a cambiare luogo del raduno. La Piazza Rossa è chiusa come pure la Spianata di San Basilio dove un bimbo posa per una foto davanti alle Cattedrale tra due Omon, gli agenti delle unità mobili speciali. Circondate anche piazza Pushkinskaja, Lubjanka, Trubnaja e Chistye Prudy. In piazza del Maneggio ci sono solo loro: gli Omon e i "cosmonauti", come i russi chiamano i poliziotti in tenuta antisommossa. E una manciata di agenti in borghese che riconosci subito: in un Paese dove il Covid non esiste, se non per negare l'autorizzazione a manifestazioni come questa, sono gli unici che indossano la mascherina all'aperto. Qualcuno sul caschetto ostenta una "Z" bianca, blu e rossa, come i colori della bandiera russa: è la lettera dipinta sui carri armati entrati in Ucraina diventata il simbolo dell'orgoglio nazionalista tanto da essere stata battezzata in Occidente "la svastica di Putin".
Una ragazza tira fuori un pezzo di carta grande quanto il palmo di una mano dove c'è scritto solo "Dva slova", "Due parole". "Sono qua per manifestare il mio sostegno agli attivisti. Volevo capire, se dico "Due parole", mi arrestano?". Non riesce neppure a finire la frase che tre "cosmonauti" la portano via. È l'inizio di una sequela ininterrotta di arresti. Ma non c'è più nessuno a gridare "Pozor", "Vergogna". I russi si sono assuefatti. Una famiglia posa per una foto davanti al monumento del maresciallo Zhukov. Un ragazzo dà un'occhiata distratta, poi si getta alle spalle una moneta portafortuna sul "chilometro zero" davanti alla Porta della Resurrezione.
I "cosmonauti" percorrono piazza del Maneggio in lungo e in largo. "Cari cittadini! Siete sul luogo di una possibile azione che non è stata approvata dalle autorità. E potenzialmente siete suoi partecipanti. Si prega di lasciare l'area. In caso contrario, verranno presi provvedimenti nei vostri confronti, in conformità con la legge applicabile", ripetono a più riprese dagli altoparlanti.
Fermano i passanti all'uscita della metropolitana o del centro commerciale Ochotnyj Rjad. Controllano i documenti, anche dei giornalisti con tanto di pettorina "Press". Chi non ha con sé il passaporto finisce direttamente sul blindato. Gli altri devono mostrare il contenuto di borse e zaini. Alcuni vengono lasciati andare. Molti vengono scortati via. Torcono loro le mani o li sollevano per braccia e gambe come fossero dei sacchi. I giornalisti che provano a filmare gli arresti, vengono allontanati o strattonati. "Otojdi", "Spostati", ti urlano, venendoti addosso. E a chi si avvicina troppo agli autobus colmi di detenuti, gridano: "Tornate indietro di venti metri! Vi avviserò una, due volte, poi tratterremo anche voi".
Una donna scortata da quattro Omon protesta: "Che cosa ho fatto? Perché mi trascinate via?". È difficile dire chi si trovasse lì per manifestare e chi no. Col tempo i più giovani hanno adottato delle accortezze. Su Telegram, una delle poche app che ha resistito alla censura, girano dei veri e propri decaloghi: "Come rendere la tua vita in Russia il più sicura possibile". Evitare di usare i servizi russi, come il social Vkontakte o le applicazioni di Yandex, che archiviano e forniscono ai servizi di intelligence tutti i dati sugli utenti. Usare soltanto metodi di comunicazione crittografata, come Telegram, Signal o Protonmail. Svuotare ogni giorno le cronologie delle chat e l'archivio delle foto. Configurare l'autenticazione a due fattori per non essere hackerati. Disattivare i sistemi di identificazione biometrici come l'impronta digitale o il "Face Id" per evitare che un poliziotto sblocchi il tuo smartphone facendoti violenza. E portare sempre con sé il numero di telefono di Ovd-Info, l'Ong che tiene il conto degli arresti. A fine giornata erano più di 900, la metà nella sola Mosca.
San Pietroburgo, arrestata anziana che manifestava contro la guerra: era sopravvissuta ai nazisti
Ma la gente è scesa in piazza in una trentina di altre città. A Vladivostok un poliziotto ha sbattuto la testa sul tavolo di una ragazza e poi ha cercato di soffocarla. A Novosibirsk, in Siberia, è stato bloccato un attivista con un cartello contro Putin. A Saratov, sul fiume Volga, una donna col poster: "Nonno, prendi le tue pillole". A Belgorod, nel Sud della Russia, non lontano dall'Ucraina, una ragazza che portava in mano un tulipano giallo. E a San Pietroburgo è stata arrestata per la terza volta la 77enne Elena Osipova, col baschetto da artista e uno dei suoi disegni con lo slogan: "Non vogliamo andare in Paradiso per Putin".
A Mosca una donna si è avvicinata a una telecamera chiedendo: "Filmate anche quelli che non protestano e ritengono che il nostro Paese abbia fatto bene a lanciare l'operazione? Allora vorrei dire la mia...". Portata via anche lei. Una mamma che guardava da lontano spingendo un passeggino, ci ha detto: "Vorrei manifestare anch'io, ma come faccio? Chi resterebbe con mia figlia?".