Covid, in Cina 5.200 casi: mai così tanti da due anni
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Più che raddoppiati nel giro di ventiquattro ore. Da giorni la Cina combatte con un'ondata di nuovi casi di Covid-19 che non si vedeva da due anni, dai tempi di Wuhan. Questa mattina il bollettino della commissione nazionale sulla salute riportava: 3.507 pazienti con sintomi a cui si aggiungono i 1.768 asintomatici, per un totale di 5.275 contagi. Il 90% dei casi sintomatici nella provincia nord-orientale di Jilin, l'epicentro di questo nuovo focolaio: provincia da 24 milioni di abitanti che da ieri è finita in lockdown. Chiusure che minacciano di interrompere le catene di approvvigionamento globali e di dare un colpo significativo all'economia cinese.
PECHINO - Più che raddoppiati nel giro di ventiquattro ore. Da giorni la Cina combatte con un'ondata di nuovi casi di Covid-19 che non si vedeva da due anni, dai tempi di Wuhan. Questa mattina il bollettino della commissione nazionale sulla salute riportava: 3.507 pazienti con sintomi a cui si aggiungono i 1.768 asintomatici, per un totale di 5.275 contagi. Il 90% dei casi sintomatici nella provincia nord-orientale di Jilin, l'epicentro di questo nuovo focolaio: provincia da 24 milioni di abitanti che da ieri è finita in lockdown. Chiusure che minacciano di interrompere le catene di approvvigionamento globali e di dare un colpo significativo all'economia cinese.
Numeri certamente inferiori rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Non qui. Numeri che rischiano di mettere in discussione la "strategia zero-dinamica" adottata dal governo di Pechino per eliminare il virus. Cruciale sarà vedere quanto e come aumenteranno i casi nelle prossime settimane per capire quanto sia ancora sostenibile questo approccio vista la velocità con la quale corre la variante Omicron, anche se quasi il 90% dei cinesi è ormai vaccinato. Una previsione ha provato a farla l'Università di Lanzhou. Quanto durerà l'ondata? Almeno fino ai primi di aprile, dicono gli esperti, quando i casi raggiungeranno i 35mila. In questi primi quindici giorni di marzo la Cina ha già registrato 15mila casi.
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I casi si sono sparsi in almeno 20 delle 34 province cinesi, compresi gli hub economici come il Guangdong, che oggi registra 48 casi. Trentanove dei quali nella metropoli di Shenzhen, la Silicon Valley cinese, che da ieri è in un lockdown che andrà avanti fino al 20 marzo. In città ieri Foxconn, il fornitore di Apple, ha sospeso temporaneamente le proprie fabbriche.
Chiusure mirate da giorni ci sono anche a Shanghai, la capitale finanziaria del Dragone. Sebbene oggi i casi siano solamente nove. Le autorità hanno deciso, in ogni caso, di deviare 106 voli internazionali che erano previsti in arrivo in città dal 21 marzo al 1° maggio.
A risentire delle chiusure sono anche le Borse: l'indice Hang Seng di Hong Kong è sceso del 3 per cento, mentre l'indice cinese CSI 300 dei titoli quotati a Shanghai e Shenzhen è sceso di quasi il 2 per cento.
Visti i controlli più rigorosi, "l'efficienza operativa dei servizi di autotrasporto nelle principali città portuali tra cui Shanghai, Hong Kong, Shenzhen, Qingdao e Tianjin sarà significativamente ridotta", ha affermato stamattina in una nota il gigante danese dei trasporti Maersk. Anche i porti interni lungo il Fiume Azzurro e il Fiume delle Perle, sostiene la compagnia, non saranno risparmiati dagli ingolfamenti e dai ritardi.