In Argentina nelle ultime settimane una delegazione italiana ha raccolto prove per far processare i torturatori delle dittature sudamericane che si sono rifugiati in Italia. Gli avvocati e i dirigenti della Onlus 24Marzo hanno viaggiato per il Paese incontrando i familiari delle vittime, facendo sopralluoghi e riunendosi con le autorità della Repubblica argentina. Durante gli anni 70 oltre 30mila oppositori politici sono stati sequestrati, torturati e fatti sparire dai militari guidati da Jorge Rafael Videla: i desaparecidos.
La 24Marzo, onlus italiana nata nel 2009, si occupa di portare avanti i processi legati ai desaparecidos in Italia. L'Argentina è uno dei Paesi che più ha processato i responsabili dei crimini compiuti durante la dittatura, ma molti imputati sono riusciti a scappare prima dell'inizio del giudizio. Due di loro sono fuggiti in Italia e vivono nel nostro Paese da più di 10 anni: Carlos Luis Malatto e don Franco Reverberi. Lo scorso luglio, grazie al lavoro della Onlus, per la prima volta un torturatore sudamericano latitante in Italia, il fuciliere uruguaiano Jorge Nestor Troccoli, è stato condannato all'ergastolo e incarcerato.
Carlos Luis Malatto è imputato del sequestro di Daniel Russo e Maria Anne Erize e dell'assassinio di Alberto Carvajal. Durante il sequestro i militari hanno sparato alla schiena a Russo e lo hanno caricato su una camionetta. "La mia unica speranza è che sia morto sul colpo e non lo abbiano potuto torturare", dice il fratello Alfredo. Erize invece è stata portata in un centro clandestino di tortura chiamato "La Marquesita" dove è stata lungamente torturata. Di entrambi non si è più saputo nulla.
Alberto Carvajal, dirigente comunista, è stato detenuto e assassinato nel 1977. È morto per strangolamento durante le torture ma come ricorda il fratello Victor, quando i militari gli hanno comunicato che si sarebbe ucciso impiccandosi, lui dalla sua cella ha urlato: "Non è vero, voi lo avete ucciso". Mario Angelelli, 58 anni, avvocato della 24Marzo, confida che le prove raccolte in Argentina "siano la famosa "goccia che fa traboccare il vaso" che ci permetta di aprire finalmente il processo contro Malatto in Italia".
Carlos Luis Malatto era secondo in capo di una squadra militare accusata dell'uccisione di oltre 160 persone. Grazie alle origini italiane della sua famiglia ha ottenuto la cittadinanza italiana ed è scappato nel nostro Paese dieci anni fa. La richiesta d'estradizione è stata negata dalle autorità italiane, ma il 26 maggio 2020 il ministero della giustizia italiana ha accettato di processare Malatto nel nostro Paese. Sarà giudicato per la sparizione di vari cittadini fra cui quella di Russo, Erize, Carvajal e Florentino Arias, la cui figlia Viviana, 54 anni, racconta: "Sono cresciuta con lo stigma di essere figlia di un desaparecido e per questo sono stata discriminata. Poi sono diventata adulta e ho capito che mio padre non aveva fatto nulla di male, ma che anzi è stato ucciso perché è stato molto coraggioso. Chi gli ha fatto del male deve pagare".
La spedizione della 24Marzo sarà decisiva anche per il caso di don Franco Reverberi, cappellano ricercato dall'Interpol per imposizione di tortura e tormento e accusato da 4 militanti di aver assistito alle loro atroci sessioni di tortura. Reverberi vive e celebra messa a Sorbolo (un piccolo comune in provincia di Parma) dal 2011, quando in Argentina si è aperto un processo contro di lui e ha deciso di fuggire nel nostro Paese, dove è nato per poi emigrare con la sua famiglia all'età di 11 anni.
Nel 2013 la richiesta di estradizione è stata negata dalla Corte di Appello di Bologna, ma i procuratori argentini lo scorso anno hanno inviato una seconda richiesta e lo scorso 15 marzo in Italia si è tenuta la prima udienza. E questa volta oltre alla tortura, il parroco è accusato anche della sparizione forzata e dell'omicidio di José Guillermo Berón, operaio e militante di 23 anni.
Il giovane, detto "Pepe", è stato sequestrato il 28 agosto del 1976 a San Rafael e fatto sparire dopo 40 giorni di prigionia e tortura. "La giustizia argentina pretende che Reverberi sia processato - afferma Dante Vega, procuratore di San Juan che porta avanti le indagini sul parroco - ma prima di tutto sono le vittime a chiederlo: vogliono che abbia un processo, quel processo che a loro è stato negato quando sono state sequestrate illegalmente. Anche perché se non fosse scappato, oggi Reverberi sarebbe in prigione".