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Incubo armi chimiche. "Mosca cerca l’incidente"

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Le difficoltà incontrate dalla Russia sul terreno fanno temere la replica delle tattiche militari utilizzate in Siria
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ROMA - Lo stallo nell'avanzata dei tank russi aumenta la preoccupazione sulle prossime mosse di Mosca. I timori prendono forma nel dibattito internazionale, tanto da spingere alcuni ministri della Difesa della Nato a chiedere di tracciare una "linea rossa" che punisca l'impiego delle armi invisibili: i gas. Molti analisti insistono sul parallelismo tra la situazione sul campo che si riscontra oggi in Ucraina e quella che c'era in Siria nel 2015: la resistenza delle città aveva fermato l'offensiva, mettendo in crisi i piani del regime. A permettere alle truppe di Assad e agli alleati russi di conquistare i quartieri ribelli hanno contribuito le bombe chimiche: veleni proibiti dalle convenzioni, che hanno seminato morte e terrore.
Putin adesso si trova davanti allo stesso dilemma. Agglomerati urbani come Karkhiv, Chernihiv e Sumy bloccano da settimane l'invasione e provocano perdite gravissime ai russi. Come in Siria, però, un eventuale…
ROMA - Lo stallo nell'avanzata dei tank russi aumenta la preoccupazione sulle prossime mosse di Mosca. I timori prendono forma nel dibattito internazionale, tanto da spingere alcuni ministri della Difesa della Nato a chiedere di tracciare una "linea rossa" che punisca l'impiego delle armi invisibili: i gas. Molti analisti insistono sul parallelismo tra la situazione sul campo che si riscontra oggi in Ucraina e quella che c'era in Siria nel 2015: la resistenza delle città aveva fermato l'offensiva, mettendo in crisi i piani del regime. A permettere alle truppe di Assad e agli alleati russi di conquistare i quartieri ribelli hanno contribuito le bombe chimiche: veleni proibiti dalle convenzioni, che hanno seminato morte e terrore.
Putin adesso si trova davanti allo stesso dilemma. Agglomerati urbani come Karkhiv, Chernihiv e Sumy bloccano da settimane l'invasione e provocano perdite gravissime ai russi. Come in Siria, però, un eventuale attacco chimico dovrebbe essere avvolto dalla "nebbia di guerra" per impedire che sia attribuito con chiarezza. Le inchieste di organismi Onu come l'Opcw hanno individuato le responsabilità di Damasco in almeno 17 attacchi chimici, ma la propaganda sostenuta dai media di Mosca ha reso opachi questi risultati facendo credere che si trattasse di iniziative dei "terroristi islamici" per ottenere sostegno internazionale.
 
LA MAPPA DEL CONFLITTO
 
Oggi i comunicatori del Cremlino stanno già preparando il terreno a qualcosa di simile. Spiega a Repubblica Christo Grozev di Bellingcat, il pool investigativo che da anni si occupa della materia: "C'è una crescente retorica russa che mira a creare l'allarme su possibili attacchi chimici realizzati dagli ucraini come "false flag" per far cadere la colpa su Mosca. Questo ci fa temere che il Cremlino possa pianificare l'uso di armi chimiche nei prossimi giorni. Fonti russe interne all'Fsb non l'hanno escluso". Giovedì scorso il segretario di Stato Antony Blinken ha accusato Mosca di "preparare la scena per usare un'arma chimica e poi incolpare falsamente l'Ucraina per giustificare l'escalation dei suoi assalti".
Ma se ci sarà un attacco non avverrà con sostanze sofisticate, perché in tal modo verrebbe rivelata la paternità dell'azione. In Siria sono stati spesso impiegati gas come la clorina, tipica della Prima Guerra Mondiale, che erano in teoria disponibili anche ai ribelli. Adesso la propaganda di Mosca parla di composti di ammoniaca che gli ucraini stanno spostando nella città di Karkhiv: questa località è ritenuta il bersaglio più probabile di un eventuale attacco chimico, mentre il secondo obiettivo potrebbe essere la resistenza finale di Mariupol.
 
Il Cremlino ha mantenuto un potente apparato militare nel settore chimico e batteriologico, con quasi 21mila soldati specializzati. Li comanda il generale Sergej Kikot, che si è speso per contestare le indagini sui massacri siriani e poi ha guidato l'operazione "Dalla Russia con amore" contro il Covid a Bergamo. Aderendo ai trattati sul disarmo, Mosca ha distrutto l'eredità sovietica di 40mila tonnellate di gas, dall'iprite ai nervini. Sono rimasti attivi però numerosi centri di ricerca segreti che hanno sviluppato nuove sostanze letali in tempi recenti. La più nota è il Novichok, usata per colpire i dissidenti in patria e all'estero. Fonti atlantiche stimano che l'esercito abbia mantenuto scorte di terribili gas nervini, che paralizzano il sistema nervoso e possono essere dispersi da bombe d'aereo e da testate di missili. Mosca continua a negarlo e accusa gli Usa e l'Ucraina di avere collaborato per costruire armi batteriologiche, un tema rilanciato sui social in tutto il mondo e anche dalla tv statale cinese.