Netta la condanna del conflitto da parte del Papa, che durante l'Angelus torna a parlare della guerra facendo appello perché si trovi una soluzione pacifica: "E' un massacro insensato, cessi questa guerra ripugnante". Il dolore è naturalmente per le vittime innocenti, per "chi non riesce a scappare dalle bombe".
E proprio nelle ore in cui l'ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede si appella al Papa perché vada in Ucraina, Francesco riporta gli uomini al libero arbitrio e alla responsabiltà etica delle proprie scelte.
"Quando la cronaca nera ci opprime e ci sentiamo impotenti dinanzi al male, spesso viene da chiedersi: si tratta forse di un castigo di Dio? È Lui a mandare una guerra o una pandemia per punirci dei nostri peccati? E perché il Signore non interviene?". Sono le domande sollevate oggi dal Papa durante l'Angelus, commentando il Vangelo del giorno.
"Dobbiamo stare attenti - ha però avvertito -: quando il male ci opprime rischiamo di perdere lucidità e, per trovare una risposta facile a quanto non riusciamo a spiegarci, finiamo per incolpare Dio. E tante volte la brutta e cattiva abitudine delle bestemmie viene da qui".
"Quante volte attribuiamo a Lui le nostre disgrazie e le sventure del mondo, a Lui che, invece, ci lascia sempre liberi e dunque non interviene mai imponendosi, solo proponendosi; a Lui che non usa mai violenza e, anzi, soffre per noi e con noi!", ha osservato il Pontefice, respingendo "l'idea di imputare a Dio i nostri mali". "Da Dio non può mai venire il male perché Egli 'non ci tratta secondo i nostri peccatì (Sal 103,10), ma secondo la sua misericordia. E' lo stile di Dio, non può trattarci altrimenti, sempre ci tratta con misericordia", ha spiegato.
"Invece di incolpare Dio, dice Gesù, bisogna guardarsi dentro - ha proseguito Francesco -: è il peccato che produce la morte; sono i nostri egoismi a lacerare le relazioni; sono le nostre scelte sbagliate e violente a scatenare il male". E "la vera soluzione" è "la conversione". "È un invito pressante - ha sottolineato -, specialmente in questo tempo di Quaresima.
Accogliamolo con cuore aperto. Convertiamoci dal male, rinunciamo a quel peccato che ci seduce, apriamoci alla logica del Vangelo: perché, dove regnano l'amore e la fraternità, il male non ha più potere!". "
L'abbraccio al popolo ucraino
"Stiamo vicini a questo popolo martoriato, abbracciamolo con affetto e impegno concreto. Per favore non abituiamoci alla guerra e alla violenza". E' quanto ha detto Papa Francesco dopo l'Angelus davanti ai fedeli a piazza San Pietro.
Il Papa invita tutti a "un impegno concreto": "In un primo momento momento ce la mettiamo tutta per accogliere ma poi l'abitudine ci raffredda un po' il cuore e dimentichiamo". Poi il pensiero va alle donne ucraine rimaste senza lavoro, spesso lontane dai mariti, e al pericolo che rimangano vittime degli "avvoltoi della società": "Proteggiamole, per favore". Un appello in linea con quello lanciato dal cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi: "Donne e bambini vanno protetti dai trafficanti di persone"
Francesco ha sottolineato la disumanità della guerra, l'impatto tremendo che ha sulla società, sui più fragili: "Penso ai milioni di rifugiati ucraini che devono fuggire lasciando tutto. Provo un grande dolore per quanti non hanno nemmeno la possibilità di scappare, tanti nonni malati e poveri, separati dai propri familiari, tanti bambini e persone fragili restano a morire sotto le bombe senza poter ricevere aiuto e trovare sicurezza nemmeno nei rifugi. Tutto questo è disumano, anzi è anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana". E a tale proposito il Papa ha accennato alla visita fatta all'ospedale Bambino Gesù, dove sono stai ricoverati i bambini feriti arrivati dall'Ucraina, "a uno gli manca un braccio, un altro è ferito alla testa... bambini innocenti".
L'appello dell'ambasciatore di Kiev
L'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede ha chiesto a Papa Francesco di recarsi in Ucraina: "Se il Papa venisse in Ucraina, la guerra si fermerebbe. E' un sentimento collettivo, sincero. Voglia il Signore che questo sogno possa avverarsi". E' quanto ha detto Andriy Yurash in un'intervista ad Avvenire.