Tigray, i ribelli accettano la "tregua umanitaria" offerta dal premier dell'Etiopia: "Ma sbloccate subito gli aiuti"
ADDIS ABEBA - Possibile svolta nel conflitto del Tigray. Il governo etiope ha dichiarato una "tregua umanitaria a tempo indeterminato" con effetto immediato nelle ostilità che da novembre 2020 sta affrontando con i ribelli della regione settentrionale del paese. Una tregua, ha spiegato il governo, per consentire "il libero flusso di aiuti umanitari a coloro che necessitano di assistenza" nella regione situata nell'estremo nord del Paese e minacciata di carestia. I ribelli hanno accettato, ma premono perché gli aiuti umanitrari siano sbloccati con effetto immediato.
Il premier Abiy Ahmed ha parlato di "misure straordinarie per salvare vite umane". Tuttavia, ha aggiunto, "l'impegno preso dal governo etiope può avere l'effetto desiderato solo se l'altra parte farà lo stesso"; Ahmed ha dunque invitato i ribelli tigrini ad "astenersi da ogni nuovo atto di aggressione e a ritirarsi dalle aree che occup…
ADDIS ABEBA - Possibile svolta nel conflitto del Tigray. Il governo etiope ha dichiarato una "tregua umanitaria a tempo indeterminato" con effetto immediato nelle ostilità che da novembre 2020 sta affrontando con i ribelli della regione settentrionale del paese. Una tregua, ha spiegato il governo, per consentire "il libero flusso di aiuti umanitari a coloro che necessitano di assistenza" nella regione situata nell'estremo nord del Paese e minacciata di carestia. I ribelli hanno accettato, ma premono perché gli aiuti umanitrari siano sbloccati con effetto immediato.
Il premier Abiy Ahmed ha parlato di "misure straordinarie per salvare vite umane". Tuttavia, ha aggiunto, "l'impegno preso dal governo etiope può avere l'effetto desiderato solo se l'altra parte farà lo stesso"; Ahmed ha dunque invitato i ribelli tigrini ad "astenersi da ogni nuovo atto di aggressione e a ritirarsi dalle aree che occupano nelle regioni limitrofe del Tigray".
Dall'inizio della guerra, l'Onu e le organizzazioni umanitarie denunciano il blocco del Tigray, che ha impedito l'accesso alle forniture umanitarie e mediche, divenuto più pesante soprattutto dallo scorso luglio, quando i ribelli tigrini hanno ripreso il controllo della regione. Il capo dell'Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, originario del Tigray, ha descritto la situazione come "catastrofica" e ha accusato il governo etiope di ostacolare il passaggio degli aiuti. L'Etiopia invece accusa proprio il Fronte di liberazione del popolo del Tigray d'impedire che i rifornimenti raggiungano le popolazioni stremate.
I dati sono drammatici: secondo le Nazioni Unite, sono circa 5,2 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari nel Tigray e nelle vicine regioni di Amhara e Afar. Nel conflitto sono morte migliaia di persone e circa due milioni hanno dovuto abbandonare le proprie case per fuggire alle violenze.
I ribelli del Tigray hanno accettato la "cessazione delle ostilita'" e l'annuncio potrebbe effettivamente essere una svolta nella guerra che va avanti da 17 mesi nel nord dell'Etiopia. I ribelli si sono impegnati, con una dichiarazione inviata ai media, "ad attuare una cessazione delle ostilità con effetto immediato"; e hanno esortato le autorità etiopi ad accelerare la consegna degli aiuti di emergenza nel Tigray, dove centinaia di migliaia di persone rischiano la fame.