Argentina, respinta dall'Italia una nuova richiesta d'estradizione per Don Reverberi, accusato di tortura e crimini contro l'umanità
di Elena Basso , di Elena BassoUn gruppo di uomini è a terra in una pozza di sangue. Hanno fra i 19 e i 23 anni e sono stati torturati tutta la notte. È il 1976 e in Argentina chiunque si opponga alla dittatura della giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla viene sequestrato, torturato e fatto sparire; i desaparecidos del regime saranno oltre 30mila. Quei giovani si trovano nel centro clandestino di prigionia di San Rafael e non sanno se sopravvivranno a quella notte. Le speranze scompaiono, come testimonierà anni dopo in tribunale uno di quei detenuti, quando nota che a osservare le loro torture c’è un uomo: Don Franco Reverberi, il parroco del loro paese. Reverberi è stato accusato di aver assistito alle loro torture da 4 testimoni e di aver chiesto ai prigionieri, mentre indossava abiti militari e teneva la bibbia in mano, di collaborare con i loro aguzzini. Nel 2011 i giudici argentini hanno aperto un processo contro di lui ma Reverberi era irreperib…
Un gruppo di uomini è a terra in una pozza di sangue. Hanno fra i 19 e i 23 anni e sono stati torturati tutta la notte. È il 1976 e in Argentina chiunque si opponga alla dittatura della giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla viene sequestrato, torturato e fatto sparire; i desaparecidos del regime saranno oltre 30mila. Quei giovani si trovano nel centro clandestino di prigionia di San Rafael e non sanno se sopravvivranno a quella notte. Le speranze scompaiono, come testimonierà anni dopo in tribunale uno di quei detenuti, quando nota che a osservare le loro torture c’è un uomo: Don Franco Reverberi, il parroco del loro paese. Reverberi è stato accusato di aver assistito alle loro torture da 4 testimoni e di aver chiesto ai prigionieri, mentre indossava abiti militari e teneva la bibbia in mano, di collaborare con i loro aguzzini. Nel 2011 i giudici argentini hanno aperto un processo contro di lui ma Reverberi era irreperibile: era volato pochi mesi prima in Italia. Da allora vive e officia messa a Sorbolo, un piccolo Comune in provincia di Parma. Nonostante fosse ricercato dall’Interpol nel 2013 la giustizia italiana ha negato la richiesta di estradizione da parte della Repubblica Argentina e lo scorso 17 marzo i giudici della Corte d’appello di Bologna hanno rifiutato la seconda richiesta d’estradizione.
Questa volta all’accusa di aver fatto parte dell’apparato repressivo ritenuto colpevole del sequestro di decine di persone e di aver partecipato alle sessioni di tortura di 4 sopravvissuti si somma quella di essere implicato nella sparizione di José Guillermo Berón, un cittadino argentino di soli 20 anni fatto scomparire nel 1976. “Il tribunale che ha rifiutato la nostra richiesta d’estradizione non ha dato alcun valore alle nuove prove raccolte contro Reverberi – dice Dante Vega, il procuratore argentino che porta avanti le indagini sul caso – Era un sacerdote, chiaramente le prove non indicano che abbia sequestrato personalmente Berón, ma che è stato complice dell’apparato terrorista che ha fatto sparire questo giovane”. A testimoniare nel 2011 contro Reverberi sono stati 4 ex detenuti politici: Mario Bracamonte, Sergio Chaqui, Roberto Rolando Flores Tobio ed Enzo Bello Crocefisso. Come spiega Vega: “Gli altri imputati sono stati tutti condannati, l’unico che non è stato possibile processare è il sacerdote che si è rifugiato in Italia. Il messaggio che sta mandando la giustizia italiana è molto negativo, in questo modo sembra che l’Italia sia una sorta di rifugio per le persone accusate di aver compiuto crimini di lesa umanità”.
Reverberi nel 2011 è potuto rientrare in Italia grazie alla sua doppia cittadinanza: il sacerdote è un cittadino italiano emigrato a 11 anni con la sua famiglia in Argentina. Ai numerosi mandati di comparizione delle autorità argentine Reverberi ha sempre risposto con cartelle mediche secondo cui non potrebbe intraprendere il viaggio a causa di problemi di salute. La seconda richiesta d’estradizione è stata presentata da Richard Ermili, avvocato di Apdh – Assemblea permanente per i diritti umani – che afferma: “Le prove mostrano chiaramente che Reverberi è stato visto nel centro di prigionia nello stesso periodo in cui Berón è stato fatto scomparire. Credo che la giustizia italiana non comprenda la situazione”.
Il legame fra Chiesa e dittatura argentina è stato ampiamente documentato e indagato da storici, ricercatori e dai tribunali argentini. I casi documentati di cappellani che assistevano i militari nei centri di sterminio sono molti: c’era chi confessava i soldati appena tornati dai “voli della morte” con cui buttavano i prigionieri ancora vivi in mare, chi assisteva ai parti dei bambini che poi sarebbero stati rubati dai militari prima di uccidere la madre e chi consegnava ai torturatori i familiari degli scomparsi che si confessavano con loro. “Reverberi non è andato in un carcere a offrire appoggio spirituale ai detenuti, è andato in un centro di sterminio a convincere i torturati a collaborare e lo ha fatto con l’aggravante di essere un sacerdote, una figura che dovrebbe offrire guida e conforto. È fondamentale che la giustizia argentina possa perlomeno processare Reverberi e, se ritenuto colpevole, condannarlo” conclude Ermili.
A poche ore dalla sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Bologna l’Ambasciata Argentina sta già lavorando alla richiesta d’appello che verrà presentata nelle prossime settimane. “Reverberi è profugo della giustizia argentina da più di dieci anni – afferma l’ambasciatore argentino Roberto Carlés – Speriamo che la giustizia italiana ci aiuti nel nostro processo pe ottenere verità e giustizia per i desaparecidos”.
Reverberi non è l’unico accusato di aver commesso crimini durante le dittature sudamericane che vive nel nostro Paese. Carlos Luis Malatto era secondo in capo di una squadra militare argentina accusata dell’uccisione di oltre 160 persone e vive nel nostro Paese da oltre 10 anni. Jorge Nestor Troccoli, ex fuciliere uruguaiano, accusato della sparizione di decine di militanti si è rifugiato in Italia nel 2007, ma è stato incarcerato lo scorso luglio nell’ambito del maxi-processo Condor che ha riguardato i casi dei desaparecidos italiani e che ha condannato 14 responsabili. Come spiega Arturo Salerni, avvocato della Repubblica Argentina nel caso Reverberi: “Secondo la giurisprudenza applicata al processo Condor chi è complice del sequestratore è anche complice dell’omicidio. Reverberi non era solo uno spettatore di passaggio, era una presenza attiva durante le torture. E una di queste persone torturate è scomparsa”.
José Guillermo Berón nel 1976 aveva 20 anni. Era un militante, come quasi tutti nella sua famiglia. Due sue fratelli erano già stati sequestrati, quando una sera è stato prelevato dai militari e non ha più fatto ritorno. Oggi sua nipote Laura ha 50 anni, ricorda lo zio scomparso - detto Pepe - e dice commossa: “Credeva in un mondo più giusto ed è stato torturato e ucciso per le sue idee. Ogni notte sentivo mio nonno piangere chiedendo sotto voce: “Dove sei Pepe?”. Ho accompagnato, finché è stata in vita, tutti i sabati mia nonna alla fossa comune al cimitero. Ogni sabato portava un mazzo di fiori e parlava a Pepe sperando che i suoi resti fossero lì. Noi abbiamo diritto che Reveberi venga processato e che risponda alle domande dei giudici. Vogliamo sapere dov’è il corpo di mio zio”.