PARIGI - Marine Le Pen è ancora di estrema destra? Arrivata per la seconda volta al ballottaggio, mai così vicina a una vittoria per la presidenziale, la leader del Rassemblement National rifiuta di essere definita in questo modo, e dice tra l’alto di voler superare l’antica contrapposizione tra destra e sinistra: in questo è sulla stessa linea di Emmanuel Macron. La candidata all’Eliseo descrive il ballottaggio di domenica prossima come una sfida tra “patrioti e globalisti”.
L’ex avvocata, 53 anni, ha ereditato nel 2011 di un partito di estrema destra, con un padre condannato per dichiarazioni negazioniste e incitamento all'odio razzista. In questi dieci anni è però riuscita a ripulire l'immagine dell'ex Front National, almeno agli occhi di molti francesi. Adesso che nei sondaggi ha raggiunto livelli record, ha cambiato nome e rinnovato la dirgenza del partito, alcuni ricercatori si interrogano sulla giusta definizione politica.
“Nei suoi discorsi e nel suo programma, non direi che ci sono chiari marcatori di estrema destra, cioè antidemocratici e antirepubblicani” risponde il politologo Dominique Reynié, direttore di Fondapol. “Quando parlavamo di suo padre, non c'erano dubbi” nota Reynié ricordano il passato di Jean-Marie Le Pen, vicino al regime di Vichy e poi dei miliziani pro colonialisti durante la guerra d'Algeria. “Con lei, non esiste un discorso razzista, antisemita o omofobo. A volte - continua il politologo - sento dire che è di estrema destra perché vuole riformare la Costituzione con un referendum. Ma è quello che ha fatto il generale de Gaulle”.
L'antisemitismo, continua il politologo, è assente dai suoi discorsi. “E' più facile rintracciare dichiarazioni vicini all'antisemitismo in Mélenchon”. Secondo Reynié si può parlare piuttosto “di una destra populista, autoritaria e antieuropea” che costituirebbe un problema per la Francia. “Ma dire che Le Pen è di estrema destra è come dire che è illegittima. E se il 45% dei francesi vota per lei al secondo turno, diventa una situazione ingestibile, non è più possibile alcuna riconciliazione”.
Lo specialista delle estreme destre, Jean-Yves Camus, preferisce vedere il Rassemblement National di oggi come espressione di una “destra radicale”. “Se riprendiamo il concetto di estrema destra con una chiara componente fascista non possiamo dire che corrisponda al Rassemblement National”. Camus conosce bene la storia del Front National e sostiene che i dirigenti legati alla storia dell'estrema destra “non ci sono più o sono morti”.
Non significa, aggiunge Camus, che il programma di Le Pen per l'elezione presidenziale non sia pericoloso, a cominciare dalla “preferenza nazionale” con cui il Rassemblement National vuole dare la priorità a cittadini francesi per sussidi, case popolari e lavoro. Una proposta che rischia di aprire un problema di costituzionalità. “Pur avendo dei deputati ed essendo dentro il sistema istituzionale, Le Pen ha un programma contrario a quello che i giuristi chiamano il 'blocco costituzionale' della nostra Repubblica” nota Nicola Lebourg, autore di un progetto di ricerca trasnazionale dell'estrema destra per l'università George-Washington.
Netto il giudizio di Marc Lazar. “Le Pen avanza con il volto coperto e si presenta come una donna sorridente e simpatica che ama i suoi gatti. In realtà è ancora di estrema destra. Un’estrema destra dal volto umano”. Il politologo che insegna a Sciences Po e alla Luiss ricorda che la leader ha rinunciato agli aspetti più scioccanti della famiglia politica da cui proviene: antisemitismo, difesa del regime di Vichy, detestazione di De Gaulle. “Ma il suo programma include proposte tipiche dell'estrema destra”. Anche Lazar cita come esempio l'abolizione dello ius soli e la "preferenza nazionale" che la candidata vuole inserire nella Costituzione tramite referendum, introducendo di fatto una discriminazione tra cittadini francesi e stranieri.
“È un modo per mettere in pratica il vecchio slogan dell'estrema destra: la Francia ai francesi” osserva il politologo. "Per organizzare questo referendum, sarebbe necessario ribaltare la Costituzione, e alcuni esperti costituzionali parlano addirittura del rischio di un 'colpo di stato'”. Quanto al suo programma sociale, prosegue lo studioso, si tratta di una forma di "sciovinismo sociale", molto rivendicato dai populisti scandinavi. Il modello non lontano potrebbe essere quello di democrazie illiberali popolare a Est.
“Attualmente – aggiunge Lazar - Le Pen cerca di nascondere la sua simpatia per Vladimir Putin, ma rimane vicina a Viktor Orban, con il quale condivide molti punti in comune, soprattutto per quanto riguarda l'Europa. Non equivochiamo – è la conclusione - il progetto di Le Pen è identitario e nazionalista”.