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Patto Cina-Isole Salomone, l'allarme degli Usa: "No a presenza militare di Pechino nell'arcipelago. Risponderemo a preoccupazioni"

Una spiaggia a Honiara, capitale delle Isole Salomone (reuters) 
Daniel Kritenbrink, l’incaricato Usa per gli affari dell'Asia orientale e del Pacifico, mette in guardia sui possibili sviluppi dell'accordo firmato tra l'arcipelago e il Dragone. Ma sulla sicurezza il premier dell’arcipelago ha voluto rassicurare la delegazione del governo giapponese in visita
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PECHINO - "Rispettiamo la sovranità delle Isole Salomone, ma volevamo anche far loro sapere che se venissero presi provvedimenti per stabilire una presenza militare cinese permanente de facto, allora avremmo significative preoccupazioni e risponderemo a queste preoccupazioni”. A dirlo è Daniel Kritenbrink, l’incaricato Usa per gli affari dell'Asia orientale e del Pacifico, che venerdì scorso faceva parte della delegazione guidata da Kurt Campbell, l’uomo di Biden per l’Indo-Pacifico in visita proprio nell’arcipelago che con Pechino ha appena firmato un accordo sulla sicurezza. Lo stesso che potrebbe (il testo è ancora segreto) aprire la strada a una base militare cinese nel Pacifico.

Un accordo che oltre a mettere in al…

PECHINO - "Rispettiamo la sovranità delle Isole Salomone, ma volevamo anche far loro sapere che se venissero presi provvedimenti per stabilire una presenza militare cinese permanente de facto, allora avremmo significative preoccupazioni e risponderemo a queste preoccupazioni”. A dirlo è Daniel Kritenbrink, l’incaricato Usa per gli affari dell'Asia orientale e del Pacifico, che venerdì scorso faceva parte della delegazione guidata da Kurt Campbell, l’uomo di Biden per l’Indo-Pacifico in visita proprio nell’arcipelago che con Pechino ha appena firmato un accordo sulla sicurezza. Lo stesso che potrebbe (il testo è ancora segreto) aprire la strada a una base militare cinese nel Pacifico.

Un accordo che oltre a mettere in allarme gli Stati Uniti, ha sollevato preoccupazioni anche a Canberra (le Salomone si trovano a 2mila chilometri dalla costa australiana), a Wellington e Tokyo. Il funzionario Usa ha “rifiutato di escludere un'azione militare contro le Salomone”, scrive il Guardian, “affermando che l’accordo presenta potenziali implicazioni per la sicurezza regionale sia per gli Stati Uniti sia per gli altri alleati”.

"Volevamo illustrare ai nostri amici nelle Salomone quali sono le nostre preoccupazioni", ha detto Kritenbrink. “Il primo ministro Manasseh Sogavare ha specificato che l'accordo ha implicazioni esclusivamente interne. Ma abbiamo chiarito che ci sono potenziali implicazioni sulla sicurezza regionale non solo per noi stessi, ma per alleati e partner in tutta la regione”.

Già la settimana scorsa il primo ministro australiano Scott Morrison aveva messo in guardia come una presenza militare cinese sarebbe “una linea rossa” da non superare, con il ministro della Difesa, Peter Dutton, che si è spinto a dichiarare che “l’Australia dovrebbe prepararsi alla guerra”: frase molto criticata dall’opposizione. Oggi, il premier dell’arcipelago ha voluto rassicurare invece la delegazione del governo giapponese in visita riaffermando che il suo governo non ha intenzione di consentire la costruzione di una base militare cinese nel suo Paese.

Intanto gli Usa cercano di allacciare più stretti rapporti, per quanto riguarda la cooperazione sulla sicurezza, anche con altre nazioni della regione, come la Papua Nuova Guinea. Nel tour di venerdì scorso, la delegazione Usa ha fatto visita al primo ministro James Marape. "C'è il desiderio da entrambe le parti di di fare passi concreti per espandere la nostra cooperazione in materia di sicurezza”, ha affermato Kritenbrink.

Tornando alle Salomone. Nel settembre del 2019, l’arcipelago troncò le proprie relazioni diplomatiche con Taipei in favore di Pechino, mettendo fine a 36 anni di scambi diplomatici e aiuti tra la piccola nazione del Pacifico e l’isola che la Cina considera come una “provincia ribelle”. Dopo quel cambio di politica estera, Sogavare se ne tornò in patria in seguito a un viaggio a Pechino con molti contratti in tasca. In Cina il premier firmò cinque memorandum d’intesa con il governo comunista portando la piccola nazione del Pacifico dentro la Via della Seta cinese. Alle aziende cinesi venne garantito il diritto di costruire strade, ponti e infrastrutture per rimettere in funzione la vecchia miniera d’oro di Gold Ridge.