Ucraina, missili su Leopoli: perché la Russia colpisce le città dell'Ovest
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraKIEV - Sei missili hanno attraversato ieri sera il cielo più occidentale dell'Ucraina, sfidando direttamente la regione limitrofa ai confini con l'Europa e con la Nato. Di questi, due missili sono stati intercettati dalle forze armate ucraine, tre hanno colpito specifici obiettivi a Leopoli e uno ha sorvolato la regione fino alla Transcarpazia, dove ha centrato il suo obiettivo.
Dal punto di vista militare è un attacco perfettamente riuscito: un'operazione ad alta precisione che ha provocato due feriti lievi colpendo ciò che Mosca voleva colpire. L'ultimo tentativo di attaccare Leopoli, il 18 aprile, non era stato altrettanto chirurgico: uno dei cinque missili aveva centrato l'officina di un gommista, erano morte sette persone.
Dal punto di vista strategico, invece, l'obiettivo non è cambiato: i russi stanno affondando la lama nella stessa direzione, colpiscono la catena logistica che trasporta le armi occidentali verso il fr…
KIEV - Sei missili hanno attraversato ieri sera il cielo più occidentale dell'Ucraina, sfidando direttamente la regione limitrofa ai confini con l'Europa e con la Nato. Di questi, due missili sono stati intercettati dalle forze armate ucraine, tre hanno colpito specifici obiettivi a Leopoli e uno ha sorvolato la regione fino alla Transcarpazia, dove ha centrato il suo obiettivo.
Dal punto di vista militare è un attacco perfettamente riuscito: un'operazione ad alta precisione che ha provocato due feriti lievi colpendo ciò che Mosca voleva colpire. L'ultimo tentativo di attaccare Leopoli, il 18 aprile, non era stato altrettanto chirurgico: uno dei cinque missili aveva centrato l'officina di un gommista, erano morte sette persone.
Dal punto di vista strategico, invece, l'obiettivo non è cambiato: i russi stanno affondando la lama nella stessa direzione, colpiscono la catena logistica che trasporta le armi occidentali verso il fronte. In tutti e quattro i casi andati a segno ieri, l'obiettivo era il medesimo: sono state centrate quattro sottostazioni elettriche ferroviarie, rallentando ulteriormente la circolazione dei treni che sta diventando difficilissima.
In questo modo Mosca blocca anche gli spostamenti dei militari e dei rifornimenti. Ma blocca anche i civili ucraini: da giorni, ormai, i profughi hanno invertito il flusso e stanno tornando verso Kiev e verso le altre regioni non direttamente impegnate dalla guerra. Sono più coloro che tornarno rispetto a coloro che ancora oggi lasciano il Paese.
I ritardi ferroviari dei treni civili, segnalati ufficialmente in un bollettino, sono diventati esasperanti, e i viaggi sono un'odissea interminabile e pericolosa. La ferrovia continua infatti a essere al centro della strategia di attacco russa, proprio perché la rete dei binari è utilizzata per spostare armi, soldati e rifornimenti verso il fronte.
I russi ieri hanno continuato a martellare con i missili colpendo ben otto regioni ucraine: Dnipropetrovsk, Kirovohrad, Leopoli, Vinnytsia, Kiev, Zakarpattia, Odessa e Donetsk. Gli obiettivi di questi attacchi che si ripetono da giorni sono quasi sempre legati alla logistica militare: dalle fabbriche che i russi ritengono operative o riconvertite all'industria bellica e alle manutenzioni, fino ai depositi di carburante; dai ponti come quello sul Dnestr - a Ovest di Odessa - alle centrali e alle sottostazioni elettriche.
Secondo Maksym Kozytskyi, capo dell'amministrazione statale regionale di Leopoli, "si presume che i missili siano volati dalla regione del Caspio". Le tre sottostazioni elettriche a Leopoli sono state "gravemente danneggiate" provocando, appunto, un "ritardo nella circolazione dei treni".
Ovviamente il danno non è circoscritto alla logistica militare: quartieri di Leopoli sono rimasti al buio, la rete delle comunicazioni mobili si è lacerata e l'assenza di elettricità in alcune aree della città si è tradotta in assenza di acqua potabile, dovuta al blocco delle pompe.
Ma l'attacco ha anche un secondo fine strategico: mantenere alta la tensione anche nell'estremo ovest in cui all'inizio della guerra si viveva con la convinzione di essere relativamente al sicuro. Sono le regioni in cui è più forte il nazionalismo, l'impeto belligerante e l'odio per il Cremlino. E' un messaggio agli Ucraini a non considerare la guerra come una tragedia limitata a una parte del paese, all'Est o magri al Sud. A non pensare che la situazione possa tornare simile a quella che il Paese ha vissuto dopo il 2014, quando gli è stata amputata la Crimea e quando è iniziata la guerra contro i separatisti filorussi che avevano occupato parte del Donbass: una guerra locale, costata 14mila morti nella sostanziale indifferenza dell'Occidente, un perenne mal di mancia con cui gli ucraini avevano imparato a convivere.
Dall'inizio dell'invasione, il 24 febbraio, secondo le forze armate ucraine la contraerea ha abbattuto più di 20 missili da crociera e una decina di droni nella regione di Leopoli. A Kiev e nelle regioni oggi lontane dal fronte, sotto la cappa della guerra riaffiorano normalità e quotidianità. Si tira dritto nonostante tutto, con il solito fatalismo di questo popolo resiliente e coraggioso. È un sentimento pericoloso, per il Cremlino, perché uno degli obiettivi strategici di Mosca è tenere il governo ucraino sotto pressione. I missili a Leopoli servono anche a questo: a provare a convincere gli ucraini che non potranno vivere una vita ordinaria finché l'Ucraina continuerà a combattere l'invasione.
Il terzo significato del ritorno dei missili a Leopoli è l'ennesimo messaggio all'Occidente. Mosca è disposta a combattere fino in fondo in Ucraina, e a contrastare con i suoi missili qualsiasi tentativo di interferenza delle potenze occidentali che stanno rifornendo Kiev di armi. Ma questo l'Occidente lo ha ampiamente messo in conto.