Kiev in guerra. Capi di Stato in visita, rock star in concerto solidale, su le bandiere delle ambasciate che riaprono, cortei di auto blindate. Non si ferma più, la capitale ucraina. Mosca minaccia di riservarle il favore di una pioggia di missili "nei centri decisionali", se si azzarda a colpire in Russia con le armi occidentali; e loro colpiscono comunque, a Belgorod non c'è giorno che non vada a fuoco qualche deposito o cascina, ma il mondo ha messo Kiev in agenda con il cerchietto rosso: andare in visita, e al più presto.
Ieri - primavera piena e tulipani, famiglie a spasso coi bimbi in bici e aria di normalità nonostante gli allarmi più frequenti del solito - nella stazione della metropolitana a due passi da Majdan ecco Bono tra i binari con il microfono in mano. La rockstar canta i classici degli U2 in versione struggente, acustica, accompagnato dal chitarrista della band The Edge. "With or without you", come negli stadi con gli accendini accesi, e "Desire" e "Sunday Bloody Sunday", da una strage nella sua Irlanda a quelle di cui ha visto le vestigia, i moncherini di cemento bruciacchiato che tre mesi fa erano i palazzi di Borodyanka, Irpin e Bucha: "Le persone in Ucraina non stanno solo combattendo per la loro libertà, ma per tutti noi che amiamo la libertà", dice, ed eccolo in raccoglimento a Borodyanka dove legge una poesia; eccolo a Bucha, nel giardino della chiesa trasformato in fossa comune.
Sarà pure una capitale ferita, con i cavalli di Frisia e i sacchi di sabbia in mezzo ai viali, ma c'è un gran traffico di visite ufficiali, di capi di Stato non annunciati ma solidali, attesi e benvenuti. Ieri c'era anche il premier canadese Justin Trudeau, e anche lui ha fatto l'escursione nell'orrore della guerra.
Devi andare a 5 chilometri dalla periferia, a Irpin e poi su lungo la direttrice dei crimini commessi dai russi, per toccare con mano cosa sia. Trudeau lo ha fatto con il sindaco di Irpin come cicerone, Oleksander Markushyn. Poi ha incontrato Zelensky che tra un G7 e Bono ha dovuto ritagliare uno spazio anche per la presidente del Bundestag, Barbel Bas: ha incontrato il premier Denys Shmyhal ma non la si poteva snobbare, dopo la querelle tedesca con Frank-Walter Steinmeier e Olaf Scholz. Agenda supercompressa, però: c'era anche il premier croato Andrej Plenkovic, anche lui da Zelensky.
Ieri era il grande giorno della bandiera americana che torna a sventolare a Kiev, l'ambasciata è di nuovo operativa e batte sul tempo quella canadese, di cui Trudeau ha annunciato la riapertura. E mentre la bandiera sventola, in Ucraina sbarca la first lady Jill Biden, in visita a una scuola occupata dai profughi a Uzhorod, vicino al confine slovacco. Accanto a lei c'è Olena Zelenska, moglie del presidente: "I cuori del popolo americano sono con le madri dell'Ucraina", dice Jill. "Che coraggio hai avuto a venire", replica Olena regalandole un bouquet di fiori. La visita arriva pochi giorni dopo quella della speaker della Camera Nancy Pelosi e dei segretari di Stato e alla Difesa Usa, Antony Blinken e Lloyd Austin. E da quella del segretario generale dell'Onu Guterres.