Cabine per tamponi ovunque: con i contagi che scendono la Cina non abbandona la strategia "zero-Covid"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Cabine per i test Covid a 15 minuti a piedi di distanza una dall’altra in tutte le principali città. E’ il piano annunciato dalla vicepremier, Sun Chunlan, visto che ora serve un tampone negativo per fare praticamente qualsiasi cosa: andare a scuola, al lavoro, al ristorante, a fare shopping o passeggiare nei parchi. Le città cinesi si trasformeranno in grandi tamponifici a cielo aperto: almeno fino a novembre, quando ci sarà l’atteso Congresso del Partito, visto che fino ad allora la leadership comunista non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro sulla strategia zero-Covid portata avanti finora.
Il modello di Shenzhen
Il modello da seguire sarà quello di Shenzhen. La città iniziò ad allestire le cabine già a metà marzo - in aree residenziali, parchi e stadi - riuscendo ad evitare l’espandersi del focolaio di casi e ritor…
PECHINO - Cabine per i test Covid a 15 minuti a piedi di distanza una dall’altra in tutte le principali città. E’ il piano annunciato dalla vicepremier, Sun Chunlan, visto che ora serve un tampone negativo per fare praticamente qualsiasi cosa: andare a scuola, al lavoro, al ristorante, a fare shopping o passeggiare nei parchi. Le città cinesi si trasformeranno in grandi tamponifici a cielo aperto: almeno fino a novembre, quando ci sarà l’atteso Congresso del Partito, visto che fino ad allora la leadership comunista non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro sulla strategia zero-Covid portata avanti finora.
Il modello di Shenzhen
Il modello da seguire sarà quello di Shenzhen. La città iniziò ad allestire le cabine già a metà marzo - in aree residenziali, parchi e stadi - riuscendo ad evitare l’espandersi del focolaio di casi e ritornando alla normalità dopo appena una settimana di lockdown.
Sun, la donna scelta da Xi per combattere la guerra al virus, durante l’ultima riunione del Consiglio di Stato (il governo cinese) ha affermato che bisogna essere pronti anche con la predisposizione di ulteriori strutture per le quarantene, “costruite secondo standard elevati in modo da poter essere utilizzate entro 24 ore, se necessario”: misure che fanno parte della politica di "tolleranza zero dinamica” a cui “il Paese deve aderire”.
La "battaglia" per difendere Shanghai
La strategia di Xi è stata ribadita anche durante l’ultima riunione del Politburo, la settimana scorsa. “Le nostre misure sono scientifiche ed efficaci. Abbiamo vinto la battaglia per difendere Wuhan e saremo in grado di vincere la battaglia per difendere Shanghai”. Il Partito ha ripetuto che “la persistenza è la vittoria”, citando un vecchio slogan rivoluzionario, mettendo in guardia chi, dentro il Pcc, osa sollevare dubbi sull’efficacia della strategia del presidente. E ribadendo la grande paura del governo: “La Cina è un Paese con una grande popolazione, un gran numero di anziani, uno sviluppo regionale squilibrato e risorse mediche insufficienti. Allentare le misure porterà a infezioni su larga scala, un gran numero di morti, e influenzerà lo sviluppo economico e sociale così come la vita e la salute delle persone”.
Paura messa nera su bianco ieri anche dai ricercatori dell’Università Fudan di Shanghai in un articolo su Nature. L'analisi ha incrociato diversi dati: i tassi di vaccinazione, l'efficacia dei vaccini e la loro capacità di prevenire infezioni e casi gravi nelle varie fasce di età, le caratteristiche della variante Omicron. L'allentamento delle misure in Cina potrebbe causare 112 milioni di casi sintomatici, 5,1 milioni di ricoveri, 2,7 milioni di accessi in terapia intensiva e 1,55 milioni di decessi fino a settembre 2022. Il 74,7% dei decessi riguarderebbe persone non vaccinate con più di 60 anni.
Dubbi sulla strategia cinese
Dubbi sulla strategia cinese - per i suoi costi sociali ed economici - ormai però si moltiplicano da mesi. Ieri a definirla “non sostenibile” è stato addirittura il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, accusato in passato invece di essere troppo vicino alle politiche di Pechino. La risposta del governo - e della censura - cinese non si è fatta attendere. Questa mattina in conferenza stampa il portavoce del Ministero degli Esteri ha bollato le parole di Tedros come “irresponsabili”. Su Weibo, il Twitter cinese, il post delle Nazioni Unite è stato rimosso. Stessa sorte su WeChat. Cancellate pure foto e video del capo dell’Oms.
Il fronte dei contagi
Sul fronte contagi, nonostante i numeri continuino a calare da giorni (1.487 asintomatici e 228 sintomatici ieri, numero più basso dal 23 marzo), a Shanghai non si vede la luce in fondo al tunnel visto che le restrizioni stanno aumentando. Alcuni quartieri hanno annunciato dei “periodi di calma”, tradotto: non è permesso uscire e le consegne a domicilio sono limitate. Cambia anche la definizione di contatto stretto: il che significa che sempre più persone finiscono nelle strutture di quarantena centralizzate. Chi vive nello stesso edificio di un caso positivo può esser portato in isolamento: non più solo nello stesso appartamento o nello stesso piano. Centinaia di volontari, come mostrano le decine di video sui social, stanno disinfettando le case dei positivi, così come quelle dei vicini con i quali condividono cucine o bagni. Dopo le proteste, ora agli operatori sanitari servirà il permesso degli inquilini prima di entrare negli appartamenti.
Nella capitale Pechino, nonostante le autorità non pronuncino la parola lockdown, continuano a rimanere chiuse scuole, ristoranti, librerie, palestre, stazioni della metropolitana, molti luoghi di intrattenimento e culturali. A milioni di persone, specialmente nel distretto di Chaoyang, è stato chiesto di lavorare da casa. Cresce il numero dei compound residenziali chiusi, con barriere di metallo blu a sbarrare le uscite di alcuni condomini, vicino a dove si trova l’ufficio di Repubblica. Altre foto su Twitter, invece, mostrano addirittura del filo spinato sopra i cancelli dei complessi residenziali.