Macron respinge le dimissioni della premier Borne
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Elisabeth Borne resta al suo posto. Emmanuel Macron ha respinto le dimissioni della premier, presentate sulla scia dei risultati delle elezioni legislative. Le dimissioni sono un gesto rituale che viene fatto dopo la scadenza elettorale e la conferma di Borne era attesa. La premier, nominata un mese fa, riunisce nel primo pomeriggio l'intero governo. Tra i convocati a Matignon, sede del governo, anche le tre ministre che erano candidate nelle legislative e hanno perso: Amélie de Montchalin (Transizione ecologica), Brigitte Bourguignon (Salute) e Justine Benin (sottosegretario al Mare). In base alle indicazioni dell'Eliseo, dovranno dimettersi e lasciare l'incarico.
PARIGI - Elisabeth Borne resta al suo posto. Emmanuel Macron ha respinto le dimissioni della premier, presentate sulla scia dei risultati delle elezioni legislative. Le dimissioni sono un gesto rituale che viene fatto dopo la scadenza elettorale e la conferma di Borne era attesa. La premier, nominata un mese fa, riunisce nel primo pomeriggio l'intero governo. Tra i convocati a Matignon, sede del governo, anche le tre ministre che erano candidate nelle legislative e hanno perso: Amélie de Montchalin (Transizione ecologica), Brigitte Bourguignon (Salute) e Justine Benin (sottosegretario al Mare). In base alle indicazioni dell'Eliseo, dovranno dimettersi e lasciare l'incarico.
Il rimpasto
Il capo di Stato vuole però aspettare prima di grandi cambiamenti nell'esecutivo che, quando arriveranno, potrebbero delineare nuovi accordi politici per allargare la sua maggioranza. Al di la della riconferma dell'Eliseo, anche il destino di Borne resta incerto. In cerca di sostegni in parlamento, Macron sarà costretto a fare un rimpasto guardando a destra. La premier Borne, ex socialista, non sembra aver l’identikit più adatto per questa apertura. E il suo profilo da tecnocrate è anche un limite in una nuova fase che diventa invece molto politica. Borne dovrà andare davanti al nuovo parlamento il 5 luglio dove rischia una mozione di sfiducia che Jean-Luc Mélenchon ha già detto di voler presentare. Al momento non c'è accordo tra le varie forze di opposizione per far cadere il governo, ma la fase che si apre è inedita e quindi imprevedibile.
Al via le consultazioni
Intanto Macron ha lanciato oggi le consultazioni con i capi dei partiti che avranno gruppi nella nuova Assemblée Nationale. La coalizione “Ensemble” in cui ci sono macronisti, centristi di Bayrou e il nuovo partito dell'ex premier Philippe, arriva a 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta. L'obiettivo delle consultazioni è, secondo l'Eliseo, trovare “soluzioni costruttive” nell'interesse del paese. Il primo a presentarsi all'incontro è Christian Jacob, capo dei Républicains che ha già ribadito di non voler fare la “stampella” del governo in parlamento. “Saremo all'opposizione, nessun patto di governo” ha detto Jacob. Nel corso della giornata, parleranno con Macron anche il capo dei socialisti, Olivier Faure, e dei comunisti, Fabien Roussel. All’invito all’Eliseo per ora non hanno risposto Mélenchon e Marine Le Pen previsti nella giornata di consultazioni di domani.
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