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"Non sono un assassino": l'ultima difesa di Abdeslam nel processo per gli attentati del Bataclan

In aula le parole dell'unico sopravvissuto del commando jihadista che il 13 novembre 2015 a Parigi causò 130 morti e 350 feriti. Mercoledì la sentenza, quattordici imputati 
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"Ho sbagliato ma non sono un assassino". Si chiude con queste ultime parole il maxi-processo per gli attentati del 13 novembre 2015. Nell'ultima udienza prima del verdetto atteso mercoledì i quattordici imputati presenti hanno avuto l'occasione di esprimersi dinanzi ai giudici della corte d'assise speciale nell'aula bunker costruita nel palazzo di giustizia dell'Ile-de-la-Cité, nel cuore di Parigi, "È vero, ho commesso errori, ma non sono un assassino, non sono un killer, se mi condannate per omicidio, commettereste un'ingiustizia" ha detto Salah Abdeslam, l'unico sopravvissuto del commando jihadista che quella notte causò 130 morti e 350 feriti.

"Ho sbagliato ma non sono un assassino". Si chiude con queste ultime parole il maxi-processo per gli attentati del 13 novembre 2015. Nell'ultima udienza prima del verdetto atteso mercoledì i quattordici imputati presenti hanno avuto l'occasione di esprimersi dinanzi ai giudici della corte d'assise speciale nell'aula bunker costruita nel palazzo di giustizia dell'Ile-de-la-Cité, nel cuore di Parigi, "È vero, ho commesso errori, ma non sono un assassino, non sono un killer, se mi condannate per omicidio, commettereste un'ingiustizia" ha detto Salah Abdeslam, l'unico sopravvissuto del commando jihadista che quella notte causò 130 morti e 350 feriti.

Durante il processo cominciato lo scorso settembre - il più lungo dal dopoguerra in Francia - l'ex primula rossa, per lunghi mesi uomo più ricercato d'Europa prima della cattura il 16 marzo 2016 a Molenbeek, quartiere di Bruxelles, si è mostrato ambivalente, oscillando tra l'arroganza dei primi giorni, quando si proclamò "combattente dello Stato islamico", a quando invece, sul finire, ha espresso "condoglianze e scuse alle vittime".

La richiesta di ergastolo 

Poco convinta da questo "numero da equilibrista", la procura antiterrorismo invoca per lui l'ergastolo senza possibilità di ricorso, la condanna più pesante prevista dall'ordinamento penale francese. Dinanzi ai giudici, Abdeslam si è difeso assicurando che quella notte rinunciò ad azionare la cintura da kamikaze, come previsto, in un bar del tredicesimo arrondissement, sulle pendici di Montmartre, per "umanità". "L'opinione pubblica pensa che stessi ai tavolini dei bar a sparare sulla folla, che fossi al Bataclan. Sapete che questo è l'opposto della verità" ha ripetuto l'imputato nato in Belgio da genitori marocchini, dedicando le sue "ultime parole" alle vittime.

Per uno dei legali di Abdeslam, Olivia Ronen, l'ergastolo senza possibilità di ricorso richiesto contro di lui equivale ad una "pena di morte lenta". La stessa condanna è stata richiesta per il suo amico d'infanzia, Mohamed Abrini, il cosiddetto 'uomo col cappello degli attentati di Bruxelles del marzo 2016, che ha riconosciuto un coinvolgimento anche in quelli parigini. "Non ho atteso questo processo per avere rimorsi o rimpianti", ha dichiarato il quarantunenne imputato aggiungendo: "Ho messo dei volti sulle vittime, sono consapevole di quanto ciò che è accaduto sia immondo".

Le dichiarazioni dei 14 imputati 

Dei quattordici imputati presenti al Palazzo di Giustizia molti si sono alzati uno ad uno per esprimere "pentimento", "scuse" e "condoglianze" alle vittime. Tre altri contro cui è stato richiesto il carcere a vita - Osama Krayem, Sofien Ayari e Mohamed Bakkali - hanno preferito restare in silenzio.

"Il dibattimento è chiuso", ha dichiarato il presidente della corte, Jean-Louis Périès, che ha guidato per lunghi mesi il maxi-processo, nel quale è venuta a testimoniare anche la madre di Valeria Solesin, la studentessa vittima nella strage del Bataclan. In totale sono venti gli imputati nel processo: i 14 che hanno partecipato più altri sei processati in loro assenza (5 sono dati per morti). Le pene richieste vanno dai 5 anni all'ergastolo. La corte si ritira nelle prossime ore per deliberare in una caserma della regione parigina tenuta top secret per motivi di sicurezza.